
Il corpo martoriato, i segni di una difesa disperata e una violenza che gli investigatori descrivono come brutale e prolungata. L’autopsia eseguita sul cadavere di Daniela Zinnanti, la donna di 50 anni uccisa a Messina, ha restituito un quadro drammatico dell’omicidio avvenuto nella sua abitazione. Il medico legale ha contato circa trenta coltellate, distribuite in diverse parti del corpo, ferite profonde che non le hanno lasciato alcuna possibilità di salvarsi.
L’esame autoptico è stato effettuato nella camera mortuaria dell’ospedale Papardo dal medico legale Alessio Asmundo, incaricato dal sostituto procuratore Roberta La Speme, titolare dell’inchiesta sul femminicidio. All’accertamento erano presenti anche gli altri consulenti nominati dalle parti: i medici legali Daniela Sapienza, per la difesa dell’ex compagno, e Nino Bondì, per la famiglia della vittima.
L’autopsia e il tentativo di difesa
Secondo i primi risultati dell’autopsia, la donna sarebbe stata colpita ripetutamente durante una violenta aggressione con un coltello, con fendenti diretti al corpo in più punti. Alcune ferite compatibili con un tentativo di difesa lasciano pensare che Daniela Zinnanti abbia cercato di opporsi all’attacco nei momenti finali dell’aggressione, prima di essere sopraffatta.
Il delitto si è consumato nell’abitazione della vittima, in via Lombardia, dove lo scorso lunedì si era recato l’ex compagno Santino Bonfiglio. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo sarebbe arrivato a casa della donna per un chiarimento, ma l’incontro sarebbe rapidamente degenerato in una discussione culminata nell’aggressione a colpi di coltello.
Il precedente di violenza
Nel passato di Santino Bonfiglio emergerebbe anche un precedente episodio di violenza. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, nel 2008 l’uomo avrebbe aggredito un’altra compagna con cui conviveva all’epoca. In quell’occasione la donna riuscì a salvarsi grazie all’intervento di un vicino di casa, che allertò immediatamente la polizia.
Ora la Procura di Messina prosegue gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dell’omicidio e verificare ogni elemento utile all’indagine. L’autopsia, con la conferma delle trenta coltellate, rafforza il quadro accusatorio e restituisce l’immagine di un’aggressione di estrema violenza che si è consumata tra le mura domestiche.


