Vai al contenuto

Il timore degli europei: “Con gli Usa impegnati nel Golfo, Putin potrebbe osare il nucleare su Kiev”

Pubblicato: 15/03/2026 12:54

Una reazione scomposta alla prospettiva di non vittoria in Ucraina ha riacceso le paure sulle cosiddette bombe tattiche nucleari. Tra le Cancellerie europee e negli uffici della Nato, cresce la preoccupazione che la Russia possa ricorrere all’arma più estrema nell’attuale contesto di guerra su più fronti. Gli analisti segnalano che il conflitto aperto da Usa e Israele in Iran potrebbe avere ripercussioni anche sul fronte ucraino, oltre agli effetti economici e energetici già evidenti.

Il rischio nucleare è percepito come concreto, soprattutto dopo l’annuncio che l’Iran potrebbe colpire Kiev in risposta al supporto fornito dagli Stati Uniti sui droni. Secondo diverse fonti, il pericolo mostra come i fronti del conflitto globale siano sempre più intrecciati, trasformando la guerra in un fenomeno che va oltre il rischio teorico.

Secondo alcuni resoconti, nel gruppo dirigente del Cremlino è ripartito il pressing su Vladimir Putin per l’uso delle armi tattiche. La prima ragione è l’arresto dell’avanzata russa in Ucraina, con arretramenti registrati in diverse regioni e un esercito che fatica a mantenere il terreno conquistato.

Il secondo motivo è strettamente legato alla crisi iraniana. L’attacco americano fornisce alla Russia una giustificazione politica per valutare opzioni estreme. Se Washington può intervenire per influenzare il regime dei Pasdaran, Mosca potrebbe considerare l’uso di armi nucleari tattiche per piegare la resistenza di Kiev e accelerare la fine della guerra.

Finora, però, Putin ha respinto il pressing della nomenklatura e della leadership militare, evitando un’escalation globale. Già nel 2022, in occasione della crisi a Kherson, la Casa Bianca aveva bloccato l’uso di armi tattiche russe con un avvertimento chiaro: una risposta convenzionale sarebbe stata devastante per le forze armate russe e per il territorio nazionale.

In quella circostanza, gli Stati Uniti offrirono anche una soluzione diplomatica: esercitare pressioni su Kiev per non ostacolare il ritiro delle truppe russe da Kherson. La strategia funzionò, convincendo Mosca a mettere da parte la “pistola nucleare” e a evitare uno scontro diretto con conseguenze catastrofiche.

Nella primavera del 2024, la Russia aveva comunque organizzato esercitazioni nucleari vicino al confine ucraino, lanciando un segnale chiaro: l’opzione nucleare resta pronta come deterrente, seppur mai concretamente attuata.

Oggi lo scenario è cambiato. L’impegno americano in Iran ha ridotto la disponibilità di missili Tomahawk, consumati tra 200 e 400 unità nella campagna nel Golfo. Ciò limita l’ampiezza di una eventuale risposta convenzionale Usa, mentre Mosca continua a denunciare problemi organizzativi sulle trasmissioni satellitari, che paralizzano la catena di comando e ostacolano l’uso dei droni più moderni.

Sul terreno, gli ucraini sfruttano queste difficoltà per piccoli contrattacchi nella regione di Zaporizhzhia, mentre i russi mantengono la pressione sul Donetsk ma registrano serie difficoltà. La combinazione di guerra lunga, crisi energetica e potenziale coinvolgimento della Cina rende la situazione estremamente complessa. La paura dell’uso di armi nucleari rimane alta, anche se per ora si tratta di uno scenario teorico, non ancora concretizzato.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure