Vai al contenuto

Famiglia nel bosco, legali di Nathan e Cate denunciati dall’assistente sociale: “Violenza privata”

Pubblicato: 15/03/2026 18:45

Il caso della cosiddetta famiglia nel bosco continua a infiammarsi, spostandosi dalle cronache sociali alle aule di tribunale attraverso un nuovo e durissimo scontro legale. La vicenda, che tiene con il fiato sospeso l’opinione pubblica per le sue tinte drammatiche e la complessità dei legami affettivi coinvolti, ha registrato un’impennata nella tensione tra le istituzioni e i rappresentanti legali dei genitori. Al centro della nuova disputa c’è l’iniziativa di Veruska D’Angelo, l’assistente sociale incaricata di seguire il nucleo familiare, che ha deciso di depositare una denuncia per violenza privata nei confronti degli avvocati di Nathan e Cate. Questa mossa rappresenta un unicum procedurale che evidenzia quanto il clima attorno alla gestione dei minori sia diventato elettrico e privo di mediazione.

Un’accusa pesante che scuote il tribunale

L’ipotesi di reato formulata dall’assistente sociale si basa su quanto accaduto durante una delle fasi più delicate dell’intero iter giudiziario, ovvero il momento della separazione della madre dai suoi figli. Secondo la ricostruzione di Veruska D’Angelo, i legali della coppia avrebbero messo in atto una condotta ostruzionistica tale da impedire lo svolgimento della perizia psichiatrica programmata proprio per quel giorno. L’accusa sostiene che il comportamento degli avvocati non si sia limitato alla legittima difesa tecnica, ma sia sfociato in una pressione indebita volta a bloccare l’operato dei consulenti e dei servizi sociali. Si tratta di un attacco frontale alla strategia difensiva di Nathan e Cate, che punta a dimostrare come le istituzioni stiano agendo con eccessiva severità.

La reazione della difesa e lo sconcerto dei legali

Dall’altra parte della barricata, la risposta non si è fatta attendere. L’avvocata Solinas, che assiste la famiglia, ha espresso un profondo sconcerto per l’iniziativa intrapresa dall’assistente sociale, definendola un atteggiamento mai visto prima nell’ambito delle dinamiche giudiziarie minorili. La difesa rispedisce al mittente ogni accusa di violenza, sostenendo che l’opposizione alla perizia fosse motivata dalla necessità di tutelare lo stato emotivo dei bambini e della madre in un istante di estrema fragilità. Per i legali, la denuncia rappresenta un tentativo di intimidire la difesa e di spostare l’attenzione dalle criticità segnalate nella gestione dei minori, che attualmente si trovano ancora a Vasto a causa della mancanza di posti nelle strutture di accoglienza inizialmente previste.

Il difficile equilibrio tra protezione e diritto

Questa nuova appendice giudiziaria complica ulteriormente un quadro già frammentato. Da una parte ci sono i servizi sociali che rivendicano l’autonomia del proprio mandato e denunciano di essere stati messi alla gogna mediatica, mentre dall’altra restano i genitori che cercano di mantenere un contatto con i figli nonostante le restrizioni imposte dal tribunale. La decisione di Nathan di accettare in parte le condizioni poste, come la scuola e l’assistenza domiciliare, sembrava aver aperto uno spiraglio, ma la posizione di Cate resta più marginale e problematica. Il conflitto tra il dovere di protezione dei minori e il diritto alla difesa dei genitori sembra essere arrivato a un punto di rottura totale, dove la comunicazione tra le parti è ormai mediata soltanto dalle denunce e dagli atti formali.

Le prospettive per il futuro della famiglia

Il futuro dei bambini resta l’incognita più dolorosa. Mentre la burocrazia segue il suo corso e le querele si accumulano, i piccoli rimangono in una situazione di sospensione. Il fatto che la madre possa andare a trovarli è un piccolo passo verso una normalizzazione dei rapporti, ma il clima di scontro frontale tra avvocati e assistenti sociali rischia di rallentare ogni possibile percorso di ricongiungimento o di stabilizzazione. La magistratura dovrà ora valutare non solo il merito della denuncia per violenza privata, ma anche l’impatto che questa guerra fredda istituzionale sta avendo sul benessere psicologico dei minori coinvolti, che restano le vere vittime di una vicenda nata tra gli alberi e finita nelle carte bollate.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Ultimo Aggiornamento: 16/03/2026 23:46

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure