
Bufera giudiziaria nel cuore del made in Italy: Andrea Dini, cognato del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, finisce sotto indagine insieme ad altre cinque persone con l’accusa di caporalato. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Milano, accende i riflettori su un presunto sistema di sfruttamento del lavoro nel settore moda.
A guidare il fascicolo sono i pubblici ministeri Paolo Storari e Daniela Bartolucci, che hanno disposto un controllo giudiziario d’urgenza nei confronti della Dama spa. Si tratta dell’azienda di maglieria e abbigliamento riconducibile alla famiglia Dini, realtà ben radicata nel tessuto produttivo lombardo.
La società è guidata dal 61enne fratello di Roberta Dini, moglie del governatore Fontana. Un legame familiare che amplifica inevitabilmente l’eco mediatica dell’indagine, già di per sé delicata per il contesto in cui si inserisce.

Secondo gli inquirenti, la Dama spa — forte di 107 milioni di euro di ricavi annui, 5,6 milioni di utili e oltre 300 dipendenti — sarebbe coinvolta in pratiche di sfruttamento della manodopera. L’azienda è indagata anche ai sensi della normativa sulla responsabilità amministrativa degli enti.
Al centro delle accuse c’è l’impiego di lavoratori, in gran parte di origine cinese, descritti in stato di bisogno e sottoposti a condizioni lavorative estremamente dure. Turni massacranti, secondo l’accusa, che si estenderebbero per sette giorni su sette, dalle 8 del mattino fino alle 22 di sera.
Una routine che, se confermata, delineerebbe un quadro di lavoro intensivo e continuativo, lontano dagli standard contrattuali e dalle tutele previste dalla legge italiana. Un’ombra pesante su un comparto simbolo dell’eccellenza nazionale.

La produzione sotto osservazione riguarda capi del marchio Paul&Shark, brand internazionale noto per il posizionamento nelle fasce alte del mercato. I prodotti vengono realizzati principalmente nello stabilimento di via Piemonte, a Varese.
Le collezioni del marchio raggiungono le vetrine più esclusive del mondo e vengono vendute anche attraverso i canali digitali dell’azienda, contribuendo a rafforzare l’immagine globale del brand.
Nel frattempo, la misura di controllo giudiziario, eseguita dalla Guardia di Finanza, dovrà essere confermata da un giudice per le indagini preliminari entro dieci giorni. Un passaggio cruciale che potrebbe segnare una svolta nell’inchiesta e nel futuro dell’azienda.


