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Spietato o fine intellettuale? Chi è Ali Larijani, il fedelissimo di Khamenei dato per morto

Pubblicato: 17/03/2026 13:00

Politico spietato o fine intellettuale, uomo del compromesso o volto duro del sistema iraniano. La figura di Ali Larijani, che Israele sostiene di aver ucciso in un raid a Teheran ma la cui morte non è stata confermata ufficialmente dall’Iran, resta complessa e sfaccettata.
Negli ultimi mesi è stato indicato da più parti come uno dei protagonisti della repressione delle proteste interne, ma allo stesso tempo anche come uno dei pochi esponenti del sistema capaci di mediare tra le diverse anime del potere iraniano.

Il ruolo chiave nel sistema iraniano

Nominato capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale in una fase estremamente delicata per la Repubblica islamica, Larijani rappresentava una figura di collegamento tra apparato politico e struttura militare.

La sua eventuale eliminazione rischia di creare vuoti decisionali e maggiore confusione operativa, ma potrebbe anche accelerare l’ascesa delle componenti più radicali del regime, in particolare i pasdaran e l’ala più intransigente dell’intelligence.

Secondo diversi analisti, Larijani avrebbe potuto svolgere un ruolo di ponte verso una soluzione di compromesso dopo il recente conflitto. La sua uscita di scena, quindi, eliminerebbe anche un potenziale interlocutore.

Le tensioni con Mojtaba Khamenei

Nonostante la sua storica fedeltà alla Guida suprema, Larijani si era distinto come uno dei principali oppositori alla nomina di Mojtaba Khamenei, considerata espressione della linea più dura del regime.

Paradossalmente, proprio Khamenei lo aveva poi scelto per guidare il Consiglio di sicurezza nazionale, riconoscendone la capacità di garantire stabilità in un momento critico, nonostante in passato ne avesse bloccato la candidatura alla presidenza.

Dalle origini religiose alla formazione intellettuale

Nato a Najaf, una delle principali città dello sciismo, Larijani proveniva da una famiglia religiosa di primo piano. Suo padre, Mirza Hashem Amoli, era un ayatollah.

Nonostante queste radici, Larijani ha seguito anche un percorso accademico laico, conseguendo una doppia laurea in informatica e filosofia, con una tesi dedicata a Immanuel Kant.

Questa duplice formazione – religiosa e intellettuale – ha contribuito a costruire una figura capace di muoversi tra rigore ideologico e pragmatismo politico.

Tra apertura culturale e repressione

Nel corso della sua carriera, Larijani ha mostrato posizioni spesso apparentemente contraddittorie. Da ministro della Cultura negli anni Novanta, fu protagonista di una decisione significativa: legalizzò le videocassette, permettendo agli iraniani di accedere più facilmente a film internazionali senza ricorrere a circuiti clandestini.

Al tempo stesso, durante la sua guida della televisione di Stato Irib, organo centrale della propaganda del regime, promosse la trasmissione di confessioni forzate di oppositori politici, consolidando la sua immagine di uomo di sistema.

I rapporti con i presidenti iraniani

Larijani è sempre rimasto fedele alla Guida suprema, contribuendo a bloccare alcune riforme dell’ex presidente Rafsanjani, considerate troppo aperte verso l’esterno.

Allo stesso tempo, ha mantenuto rapporti positivi con Hassan Rouhani, sostenendo gli accordi con l’Occidente e una linea più dialogante.

Negli anni più recenti si era espresso anche a favore di una maggiore libertà di scelta sull’hijab, pur restando coinvolto nella gestione della repressione delle proteste.

Un conservatore pragmatico in un sistema radicale

Larijani è spesso descritto come espressione dell’aristocrazia clericale iraniana, in contrapposizione alla nuova destra più radicale e populista.

Secondo lo storico Arash Azizi, la sua figura incarna una logica tipica del sistema: aperture sociali limitate possono convivere con una forte repressione politica, se funzionali alla stabilità del regime.

In questo quadro, Larijani rappresentava uno dei possibili candidati a guidare l’Iran dopo Khamenei, insieme ad altri esponenti come Ghalibaf e Shamkhani. Tuttavia, secondo molti osservatori, il suo profilo legato all’élite tradizionale e i rapporti meno stretti con i pasdaran ne avrebbero limitato le possibilità.

La sua eventuale morte, se confermata, segnerebbe quindi non solo la scomparsa di un dirigente di primo piano, ma anche la perdita di una figura capace di mediare tra le diverse anime del potere iraniano.

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Ultimo Aggiornamento: 17/03/2026 16:17

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