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Non solo benzina: tutti i prezzi che aumenteranno in Italia per la guerra

Pubblicato: 18/03/2026 07:43

La guerra nel Golfo Persico non colpirà soltanto il prezzo del petrolio e quindi della benzina e del gasolio. La quasi chiusura dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti del commercio mondiale, rischia di provocare una reazione a catena sull’intera economia globale. Gran parte delle merci che arrivano nei negozi viaggia infatti via nave, camion o aereo: se il costo del carburante aumenta, l’incremento si trasferisce lungo tutta la filiera del trasporto. Il risultato è un inevitabile aumento dei prezzi al consumo, con una nuova ondata di inflazione che potrebbe colpire prima di tutto i beni di uso quotidiano.

Non si tratta soltanto di logistica. Il blocco di fatto dello stretto ha già provocato tensioni su alcune materie prime fondamentali. Tra queste c’è l’elio, un gas indispensabile per la medicina e per l’industria tecnologica, ma anche numerosi materiali e prodotti chimici legati alla produzione industriale. Gli effetti di questa crisi non saranno immediati solo nei distributori di carburante, ma si rifletteranno gradualmente su molti prodotti che acquistiamo ogni giorno.

Il cibo e i fertilizzanti

Tra i primi beni destinati ad aumentare di prezzo ci sono i prodotti alimentari deperibili. Carne, latticini, frutta e verdura dipendono in modo diretto dal costo dei trasporti, perché devono arrivare rapidamente dai luoghi di produzione ai supermercati. Se il carburante aumenta, il rincaro si trasferisce sul prezzo finale pagato dal consumatore.

C’è poi il nodo dei fertilizzanti. Il Medio Oriente è uno dei principali fornitori mondiali di urea, una forma di azoto cristallizzato utilizzata nell’agricoltura. Circa il 35% dell’urea mondiale e oltre il 20% dei fertilizzanti globali transitano proprio attraverso lo Stretto di Hormuz. Se il passaggio si blocca o rallenta, i primi a subirne le conseguenze saranno gli agricoltori, con un aumento dei costi proprio mentre si avvicina la stagione delle semine.

L’elio, i chip e l’alluminio

Uno degli effetti meno visibili ma potenzialmente più pesanti riguarda l’elio. Oltre un quarto della produzione mondiale proviene dal Qatar e passa attraverso Hormuz. La carenza di questo gas ha già iniziato a riflettersi sui prezzi: nei negozi di articoli per feste perfino gonfiare un palloncino sta diventando molto più costoso.

Ma il problema principale riguarda la tecnologia e la sanità. L’elio è utilizzato per raffreddare le apparecchiature impiegate nella produzione di semiconduttori, fondamentali per smartphone, computer e altri dispositivi elettronici. Una penuria prolungata potrebbe tradursi in un aumento dei prezzi dei prodotti tecnologici entro la fine del 2026. Lo stesso gas è indispensabile anche in medicina, perché viene utilizzato nelle macchine per la risonanza magnetica.

Anche il mercato dell’alluminio è sotto pressione. I prezzi sono già cresciuti per effetto dei dazi commerciali, ma circa il 20% del materiale grezzo proviene ancora dal Medio Oriente. Se la crisi nel Golfo dovesse prolungarsi, la disponibilità potrebbe ridursi ulteriormente, con nuovi rincari.

Gas, plastica e prodotti chimici

La guerra ha già avuto effetti evidenti sui prezzi del gas naturale, che in Europa e in Asia sono praticamente raddoppiati dall’inizio del conflitto. Questo potrebbe provocare aumenti dei costi energetici su scala globale e accrescere la domanda di gas naturale liquefatto proveniente dagli Stati Uniti.

Non si tratta però solo di energia. I derivati del petrolio sono alla base di numerosi prodotti industriali: plastiche, resine, polimeri e molte sostanze petrolchimiche. Gran parte di queste materie prime viene prodotta proprio nel Medio Oriente. Anche la nafta utilizzata nella produzione di vernici e detergenti transita attraverso Hormuz, così come molte resine e polimeri usati per gli imballaggi.

Farmaci, tecnologia e mutui

La crisi rischia di avere effetti anche nel settore farmaceutico. Alcune rotte aeree fondamentali verso l’Europa sono state interrotte o ridotte, creando difficoltà nel trasporto rapido di medicinali che devono essere consegnati in tempi molto brevi. Questo potrebbe tradursi in un aumento dei costi dei farmaci e in ritardi nelle catene di distribuzione.

Il timore è di rivedere problemi già sperimentati durante la pandemia, con carenze di componenti e rallentamenti nella produzione di computer, videogiochi, telefoni e automobili. Con una conseguenza quasi inevitabile: una nuova fase di inflazione elevata.

Infine, gli effetti della crisi potrebbero arrivare anche nelle tasche delle famiglie attraverso i mutui. Le banche centrali stanno valutando le prossime mosse sui tassi d’interesse e anche piccoli aumenti degli indici di riferimento, come Euribor ed Eurirs, possono incidere sulle rate. Su un mutuo da 200 mila euro a vent’anni, un aumento dello 0,15% può far salire la rata di circa 15 euro al mese, mentre uno 0,18% può portare a oltre 200 euro in più l’anno. Un segnale di quanto rapidamente una crisi geopolitica lontana possa arrivare fino ai bilanci delle famiglie europee.

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