
La guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele entra in una fase ancora più pericolosa e sistemica, con effetti che ormai travalicano il piano militare e investono direttamente l’economia globale. Se negli ultimi minuti è emerso che sei Paesi – Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone – si sono dichiarati oggi pronti a contribuire a un piano per garantire la navigazione commerciale dello strategico Stretto di Hormuz, nella notte nuovi attacchi hanno colpito infrastrutture energetiche strategiche tra Qatar ed Emirati Arabi, mentre cresce il rischio di un coinvolgimento diretto delle monarchie del Golfo.
Washington valuta l’invio di migliaia di soldati e il Pentagono prepara una richiesta da oltre 200 miliardi di dollari per sostenere l’operazione. Intanto il prezzo del petrolio vola oltre i 110 dollari, spinto dalla crisi nello Stretto di Hormuz e dal timore di interruzioni nelle forniture. È una guerra che sempre più si combatte sull’energia e sulle rotte commerciali, con un impatto immediato su mercati, trasporti e approvvigionamenti. Sullo sfondo, minacce incrociate tra Stati Uniti e Iran, tensioni interne a Teheran e una crescente instabilità che coinvolge anche Europa e Asia. Questa mattina l’intervento della Cina, che con il portavoce del ministero degli Esteri ha definito “Inaccettabile” l’uccisione del leader iraniano Ali Larijani. I paesi del Golfo chiedono l’intervento dell’Onu dopo gli attacchi.
23.00 Colpito impianto missilistico
Il Comando centrale americano ha annunciato di aver distrutto l’impianto di missili superficie-superficie a Karaj, a nord-ovest di Teheran. Lo stabilimento veniva utilizzato per “assemblare missili balistici che minacciavano gli americani, i Paesi vicini e il traffico marittimo commerciale”, riferisce il Centcom in un post sui social.
22:05 – Pentagono studia un possibile rafforzamento militare in Medio Oriente
Il Pentagono starebbe prendendo in considerazione l’ipotesi di inviare nuove truppe in Medio Oriente, una scelta che potrebbe rappresentare un ulteriore passo verso l’escalation del confronto con l’Iran e mettere in dubbio l’impegno del presidente Donald Trump a evitare un coinvolgimento prolungato delle forze statunitensi all’estero. A riportarlo è Politico. Attualmente gli Stati Uniti contano già circa 50mila militari nell’area e un eventuale incremento della presenza farebbe pensare a un ruolo sempre più esteso, fino a non escludere scenari di impiego diretto anche sul territorio iraniano. Secondo quanto emerge da fonti a conoscenza del dossier, numeri e modalità dell’eventuale dispiegamento sono ancora oggetto di analisi e non sarebbe stata presa alcuna decisione definitiva. Interpellato sulla questione, Donald Trump ha smentito che sia in programma un invio imminente di soldati. “Non sto inviando truppe da nessuna parte. E se lo facessi, di certo non ve lo direi. Ma non sto inviando truppe”, ha dichiarato il presidente parlando con i giornalisti alla Casa Bianca.
20.35 – Netanyahu: “Ci sono molte opzioni via terra”
“È troppo presto per dire se gli iraniani scenderanno in piazza. Non si può fare una rivoluzione dall’aria; ci deve essere anche una componente di terra. Ci sono molte opzioni per una componente di terra, non le rivelerò”. Lo ha detto il premier d’Israele Benjamin Netanyahu parlando ai giornalisti stranieri. Lo riporta Al Jazeera.
20:20 – Idf: “Non siamo neanche a metà della campagna militare”
Israele “non è nemmeno a metà” della sua campagna contro l’Iran. Lo ha dichiarato il capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), Eyal Zamir, in una discussione interna, secondo quanto riferito dal Times of Israel. Stando all’emittente Canale 12, inoltre, funzionari militari israeliani ritengono che non esista una tempistica definita al momento per la fine della guerra, mentre la leadership delle Idf sarebbe unanime nell’opporsi a una sospensione delle operazioni in questa fase.

20:00 – Teheran: “Non ci sarà nessuna tregua finché ci attaccano”
“Non ci si può aspettare che mostriamo moderazione finché gli Stati Uniti e Israele ci attaccano”. Lo ha dichiarato a Sky News il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei, escludendo ogni possibilità di una tregua nel conflitto in Medio Oriente. “Questa furia omicida deve fermarsi”, ha aggiunto. E ancora: “Non ci si può aspettare che un Paese che si difende da un atto di aggressione porga un ramoscello d’ulivo a chi non conosce confini nel colpire il tuo territorio”.
19:20 – Crosetto: “Nessuna missione a Hormuz senza una tregua”
“Ho letto interpretazioni totalmente errate sul documento approvato oggi da alcune nazioni europee e non, tra cui l’Italia. Nessuna missione di guerra. Nessun ingresso ad Hormuz senza una tregua e senza un’iniziativa multilaterale estesa. Siamo consapevoli però dell’importanza per tutti di lavorare per la riapertura in sicurezza di Hormuz e riteniamo che sia giusto ed opportuno che siano le Nazioni Unite ad offrire la cornice giuridica per un’iniziativa pacifica e multilaterale per raggiungere questo obiettivo”. Così il ministro della Difesa Guido Crosetto in una nota.

17:21 – Trump parla dell’ipotesi di inviare soldati di terra
“No, non sto inviando truppe da nessuna parte. Se lo facessi, di certo non ve lo direi. Ma non sto inviando truppe”. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, rispondendo alla domanda se avesse intenzione di schierare truppe di terra in Iran.
17.00 – Caccia F-35 Usa colpito da missili
Un caccia F-35 statunitense ha effettuato un atterraggio di emergenza presso una base aerea americana in Medio Oriente, dopo essere stato colpito da quello che si ritiene essere fuoco iraniano. Lo riporta la Cnn citando due fonti a conoscenza dei fatti. Il capitano Tim Hawkins, portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti, ha dichiarato che velivolo stava “svolgendo una missione di combattimento sull’Iran” quando è stato costretto a effettuare un atterraggio di emergenza. Hawkins ha riferito che il velivolo è atterrato in sicurezza e che l’incidente è oggetto di indagine.
15.07 – L’annuncio: “Gli attacchi agli impianti hanno ripercussioni pesanti sulle forniture”
I raid iraniani contro gli impianti in Qatar, in risposta all’attacco israeliano su South Pars, ha “ripercussioni pesanti” sulle forniture di gas. E’ l’avvertimento lanciato dal premier del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, che ha condannato i raid di ieri sera contro il sito di Ras Laffan.
“Questo attacco ha significative ripercussioni sulle forniture energetiche globali. Attacchi simili non portano alcun beneficio diretto a nessun paese, piuttosto, danneggiano e colpiscono direttamente le popolazioni”, ha dichiarato il permier e ministro degli Esteri in una conferenza stampa a Doha.
14.53 Sei Paesi – tra cui l’Italia – per un piano per riaprire Hormuz
Sei Paesi – Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone – si sono dichiarati oggi pronti a contribuire a un piano per garantire la navigazione commerciale dello strategico Stretto di Hormuz, chiuso in parte dall’Iran in risposta agli attacchi di Usa e Israele. Lo si legge in un comunicato diffuso da Downing Street nel quale i sei condannano inoltre con forza gli attacchi attribuiti a Teheran.
14.23 – Hegseth sull’Europa: “Ingrati”
“L’Iran ha terrorizzato l’America e i nostri interessi per 47 anni” e “i nostri ingrati alleati in Europa e parte della stampa dovrebbero dire solo una cosa al presidente Trump: grazie”. Lo ha detto il capo del Pentagono Pete Hegseth.
12:29 – I Paesi del Golfo chiedono un intervento Onu dopo gli attacchi
Cresce la pressione diplomatica sulla crisi in Medio Oriente. I Paesi del Golfo hanno chiesto una riunione urgente del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite dopo gli attacchi iraniani che hanno colpito civili e infrastrutture energetiche nella regione.
La richiesta, riportata da Reuters, si basa su documenti ufficiali in cui si parla di una “situazione di profonda preoccupazione per la pace e la sicurezza internazionali”, con conseguenze rilevanti anche sul piano dei diritti umani. Al centro dell’allarme c’è l’impatto crescente del conflitto sulle popolazioni civili e sugli impianti strategici, in un contesto che rischia di aggravare ulteriormente l’instabilità dell’intero Medio Oriente.
10:21 – Kallas: “La Russia trae vantaggio dalla guerra in Iran”
La guerra in Medio Oriente e il conflitto in Ucraina sono strettamente collegati. È il messaggio lanciato dall’Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, al suo arrivo al Consiglio europeo.
Kallas ha sottolineato come la priorità resti il sostegno a Kiev, anche attraverso il prestito già concordato a dicembre: un impegno che, secondo la diplomatica europea, deve ora tradursi in azioni concrete.
Nel suo intervento ha però evidenziato anche un altro aspetto: l’escalation tra Israele e Iran rischia di avere effetti indiretti sul fronte orientale. “La guerra in Medio Oriente è legata alla guerra in Ucraina e, purtroppo, la Russia sta traendo vantaggio da questa situazione”, ha dichiarato.
Secondo Kallas, il protrarsi del conflitto in Iran contribuisce a spostare l’attenzione internazionale e a creare nuove dinamiche geopolitiche favorevoli a Mosca. Da qui la necessità, ribadita dalla stessa esponente europea, di lavorare su entrambi i fronti. “Porre fine alla guerra in Iran è importante tanto quanto trovare una soluzione per l’Ucraina, che non sia una resa totale alla Russia”, ha concluso.
09:31 – Crosetto: “A Hormuz serve una flotta con bandiera Onu”
Il ministro della Difesa Guido Crosetto propone una missione internazionale sotto egida Onu per garantire la sicurezza nello Stretto di Hormuz.
Intervenendo ad Agorà su Rai Tre, Crosetto ha spiegato che una flotta europea verrebbe percepita come una forza Nato, e quindi come un ingresso diretto nel conflitto al fianco di Stati Uniti e Israele. «Una flotta europea sarebbe percepita come una flotta Nato quindi come una flotta che entra in guerra. Invece la bandiera Onu va innalzata», ha dichiarato. L’obiettivo, secondo il ministro, è costruire una missione multilaterale, che coinvolga non solo l’Europa ma anche Cina, India e altri Paesi, per garantire la sicurezza senza alimentare ulteriormente le tensioni.
9:15 – Pechino: “Inaccettabile l’uccisione di Larijani”
La Cina condanna l’uccisione del capo della sicurezza iraniana Ali Larijani, attribuita a Israele, definendola “inaccettabile”. Durante una conferenza stampa, il portavoce del ministero degli Esteri, Lin Jian, ha ribadito la posizione di Pechino contro l’uso della forza nelle relazioni internazionali, chiedendo nuovamente un cessate il fuoco immediato. «Ci siamo sempre opposti all’uso della forza nelle relazioni internazionali. Le azioni volte ad assassinare leader iraniani e ad attaccare obiettivi civili sono ancora più inaccettabili», ha dichiarato.
06:22 – Arabia Saudita minaccia azioni militari
Riad alza il livello dello scontro e rompe gli ultimi margini diplomatici, dichiarando di essere pronta a intervenire militarmente contro Teheran se gli attacchi dovessero proseguire. Il ministro degli Esteri saudita ha parlato di fiducia ormai “completamente distrutta” e ha sottolineato che il regno è pronto a utilizzare ogni strumento disponibile, inclusa la forza, per difendere sicurezza e stabilità regionale. Una posizione che segna un passaggio politico decisivo e apre concretamente allo scenario di una guerra allargata nel Golfo.
06:09 – Trump minaccia di distruggere South Pars
Il presidente americano alza ulteriormente i toni e punta direttamente al cuore energetico iraniano. Trump ha dichiarato che, in caso di nuovi attacchi contro il Qatar, gli Stati Uniti potrebbero colpire e distruggere completamente il giacimento di South Pars, uno dei più grandi al mondo. Una minaccia che introduce un livello di escalation senza precedenti e che conferma come la guerra si stia trasformando in uno scontro diretto sulle risorse energetiche globali.
05:18 – Qatar, incendi sotto controllo dopo l’attacco
Le autorità di Doha hanno annunciato di aver domato tutti gli incendi scoppiati nel sito industriale di Ras Laffan, il più grande impianto di gas naturale liquefatto al mondo. Non risultano feriti, ma i danni alle strutture confermano la vulnerabilità delle infrastrutture energetiche del Golfo. L’episodio si inserisce in una strategia sempre più evidente: colpire l’energia per influenzare l’economia globale e aumentare la pressione sugli avversari.
05:06 – Teheran esegue tre ribelli
Il regime iraniano rafforza la stretta interna mentre il conflitto si intensifica. Tre uomini sono stati impiccati con l’accusa di aver collaborato con Stati Uniti e Israele e di aver ucciso membri delle forze di sicurezza. Le esecuzioni arrivano dopo settimane di tensioni e proteste e indicano una volontà chiara di mantenere il controllo interno in una fase di estrema fragilità.
04:52 – Cathay sospende i voli su Dubai
La compagnia aerea di Hong Kong ha cancellato tutti i collegamenti da e per Dubai fino al 30 aprile, citando il deterioramento della sicurezza nello spazio aereo del Medio Oriente. È uno dei primi segnali concreti dell’impatto della guerra sul traffico internazionale, con possibili conseguenze su turismo, commercio e logistica.
04:50 – FBI indaga su ex funzionario Usa
Negli Stati Uniti emergono nuove tensioni legate alla gestione del conflitto. L’FBI ha aperto un’indagine su Joe Kent, ex direttore del National Counterterrorism Center, per la possibile diffusione di informazioni classificate. Il caso riflette divisioni interne all’apparato americano e un clima sempre più teso attorno alle scelte strategiche della Casa Bianca.
04:23 – Giappone lascia tassi invariati
La banca centrale giapponese mantiene i tassi allo 0,75%, osservando con attenzione gli effetti della guerra e dell’aumento del petrolio su un’economia fortemente dipendente dalle importazioni energetiche. Il conflitto in Medio Oriente diventa così un fattore diretto anche per le politiche economiche globali.
04:10 – Petrolio in forte rialzo
Il greggio Brent supera i 112 dollari con un balzo superiore al 5%, mentre il WTI si avvicina ai 100 dollari. I mercati reagiscono agli attacchi alle infrastrutture energetiche e al rischio di blocco dello Stretto di Hormuz, con una crescente volatilità che si riflette su borse e valute.
02:22 – Qatar conferma danni al sito del gas
Doha ha confermato che i missili iraniani hanno colpito il complesso di Ras Laffan, causando danni significativi alle strutture. Si tratta di uno degli attacchi più rilevanti dall’inizio del conflitto e dimostra come la guerra si stia concentrando sempre più su obiettivi energetici strategici.
02:04 – Emirati: escalation pericolosa
Abu Dhabi definisce gli attacchi iraniani una grave violazione del diritto internazionale e parla apertamente di escalation. Le autorità ribadiscono il diritto a difendersi e a proteggere le infrastrutture strategiche, mentre cresce il rischio di una risposta militare diretta.
01:59 – Prezzi del petrolio alle stelle
I mercati asiatici registrano nuovi rialzi del greggio, mentre le borse di Tokyo e Seul sono in calo. L’instabilità energetica sta già producendo effetti sistemici sull’economia globale, con timori di inflazione e rallentamento della crescita.
01:56 – Trump incontra la premier giapponese
Alla Casa Bianca è previsto un incontro con Sanae Takaichi, in un momento delicato per gli equilibri internazionali. Washington cerca sostegno tra gli alleati mentre valuta nuove opzioni militari nel Golfo.
01:39 – Petroliera costretta a invertire rotta
Una nave con 160 mila tonnellate di petrolio ha lasciato lo Stretto di Hormuz dopo essere stata intercettata dalle forze iraniane. L’episodio conferma la pressione crescente su uno dei passaggi più strategici per il commercio mondiale.
01:33 – Nave colpita nel Golfo di Oman
Un’imbarcazione è stata colpita da un proiettile non identificato vicino allo stretto, provocando un incendio a bordo. Gli incidenti marittimi si moltiplicano e aumentano il rischio per il traffico commerciale internazionale.
01:31 – Attacco in Cisgiordania, almeno tre morti
Un missile iraniano ha colpito l’area vicino a Hebron causando almeno tre vittime e numerosi feriti. Il conflitto continua a espandersi anche ai territori palestinesi, aggravando la situazione umanitaria.
01:20 – Allarme in Qatar per attacco imminente
Le autorità hanno inviato un messaggio di emergenza alla popolazione segnalando un possibile nuovo attacco. Il livello di allerta resta massimo in tutto il Golfo.
01:17 – Trump valuta invio di truppe
L’amministrazione americana sta considerando l’invio di migliaia di soldati in Medio Oriente, con possibili operazioni per garantire la sicurezza delle rotte marittime e delle infrastrutture strategiche. Un passo che segnerebbe un coinvolgimento diretto sul terreno.
00:48 – Hezbollah sospende attacchi in Iraq
Le Brigate Hezbollah annunciano una pausa di cinque giorni negli attacchi contro l’ambasciata americana a Baghdad, a determinate condizioni. Una tregua temporanea che non modifica il quadro complessivo di tensione.
00:24 – Pentagono chiede 200 miliardi
Il Dipartimento della Difesa prepara una richiesta al Congresso per finanziare la guerra, con una cifra superiore ai 200 miliardi di dollari. Un segnale chiaro della volontà di sostenere un conflitto lungo e ad alta intensità.
00:23 – Meloni incontra Merz a Bruxelles
Colloquio tra la premier italiana e il leader tedesco alla vigilia del vertice Ue, con al centro guerra, energia e sicurezza europea.
00:20 – Macron chiede stop agli attacchi su infrastrutture
Il presidente francese invoca una moratoria sugli attacchi contro siti civili ed energetici, sottolineando il rischio per le popolazioni e per la stabilità globale.
00:11 – Impianti gas Abu Dhabi sospesi
Le attività sono state fermate dopo l’intercettazione di missili diretti verso i siti energetici. Nessun ferito, ma cresce la pressione su uno dei principali hub del Golfo.
00:09 – Teheran conferma morte del ministro Khatib
Il governo iraniano annuncia la morte del ministro dell’Intelligence, colpito nei raid dei giorni scorsi. Un colpo significativo alla struttura di sicurezza del regime.
00:01 – Nuovi attacchi contro siti energetici
Missili intercettati sopra Abu Dhabi e detriti caduti vicino agli impianti. Le operazioni sono state sospese, segno di una guerra ormai sempre più concentrata sull’energia e sulle sue infrastrutture strategiche.


