
La giudice per le indagini preliminari ha emesso una sentenza di condanna relativamente mite nei confronti dell’uomo accusato di aggressione sessuale a Biella, tenendo conto dello sconto di pena previsto per il rito abbreviato. L’imputato è stato condannato a quattro anni e otto mesi di reclusione, comprensivi della riduzione di un terzo della pena.
Il pubblico ministero, che rappresentava l’accusa, aveva invece chiesto una condanna molto più severa, pari a dieci anni di reclusione, ritenendo gravi i fatti contestati. La decisione della giudice ha quindi sorpreso parte della comunità e degli operatori giudiziari coinvolti.
Per comprendere appieno le motivazioni del provvedimento sarà necessario attendere il deposito ufficiale delle motivazioni della sentenza di primo grado, documento che fornirà le basi giuridiche della decisione.
Avranno accesso al testo sia gli avvocati difensori dell’uomo, sia quelli della donna costituitasi parte civile, oltre al PM titolare delle indagini, che valuteranno se presentare eventuale ricorso in appello contro il provvedimento.

Il caso aveva suscitato grande clamore all’epoca dei fatti. La vittima, una donna di 46 anni di Milano, aveva assunto l’uomo tramite social network per ristrutturare un immobile appena acquistato a Biella, dopo che lui aveva già tentato approcci respinti dalla donna.
Il giorno dell’aggressione, avvenuta il 7 giugno dello scorso anno, la donna si era recata nell’appartamento con il figlioletto per verificare lo stato dei lavori, accorgendosi di numerose carenze nelle opere. Questo avrebbe scatenato l’ira dell’uomo, che ha reagito in modo brutale.
Secondo le indagini, la donna sarebbe stata sequestrata all’interno dell’appartamento, chiuso a chiave, e aggredita sessualmente davanti al figlio per diverse ore. La violenza si sarebbe protratta fino al primo pomeriggio, quando la donna ha escogitato una strategia per salvarsi.
Con grande sangue freddo, avrebbe convinto l’uomo a uscire con lei, facendo credere di essersi innamorata e di voler vivere insieme. Arrivati al bar di un supermercato vicino, è riuscita ad avvicinare le bariste e poi una guardia giurata, facendo scattare l’allarme e permettendo così il suo salvataggio.
La vicenda resta un caso emblematico di violenza domestica e sfruttamento della fiducia, con un processo che continua a suscitare attenzione per le dinamiche drammatiche e la condanna relativamente contenuta rispetto alle richieste iniziali del PM.


