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Esplosione a Roma, chi erano Alessandro Mercogliano e ​Sara Ardizzone: “Preparavano un attentato”

Pubblicato: 20/03/2026 16:57

Il Parco degli Acquedotti si trasforma nel teatro di una tragedia che scuote le fondamenta della sicurezza nella Capitale. Identificate ufficialmente le vittime del violento scoppio avvenuto all’interno del rudere di via delle Capannelle: si tratta di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone. La conferma dell’identità dei due giovani ha impresso una direzione inequivocabile alle indagini condotte dalla Digos, confermando come entrambi fossero «legati al ‘gruppo Cospito’», la galassia anarco-insurrezionalista che da mesi tiene alta la tensione nelle piazze e nei tribunali italiani. Il Casale del Sellaretto, dunque, non era un semplice rifugio di fortuna, ma un laboratorio clandestino dove la morte è arrivata prima della finalizzazione di un piano eversivo.

Obiettivi sensibili: Leonardo e la rete ferroviaria nel mirino

Le analisi tecniche effettuate tra le macerie suggeriscono uno scenario inquietante. L’ipotesi degli inquirenti è che l’ordigno maneggiato al momento dell’esplosione fosse «diretto a un’azione da mettere in atto nelle prossime settimane». Gli analisti dell’antiterrorismo stanno incrociando i dati per comprendere quale fosse il bersaglio designato. Non si esclude affatto che nel mirino dei due militanti ci potesse essere la «rete ferroviaria e il gruppo Leonardo», colosso industriale attivo nei settori della difesa e dell’aerospazio, da tempo obiettivo polemico della propaganda anarchica per il suo ruolo nelle forniture belliche internazionali.

L’azione, secondo la ricostruzione investigativa, si sarebbe inserita in un contesto di recrudescenza della lotta politica. Il fine ultimo sarebbe stato un «rilancio della campagna a favore dell’anarchico Cospito», proprio nel momento in cui si avvicina una data cruciale sul calendario della protesta. Gli investigatori guardano infatti con estrema attenzione alla scadenza fissata per il prossimo maggio, quando giungerà a termine il «decreto applicativo di 4 anni alla sua detenzione in 41bis». Mercogliano e Ardizzone stavano probabilmente confezionando un “messaggio” esplosivo per condizionare il dibattito pubblico e istituzionale sul regime di carcere duro applicato al loro leader. Resta ora da capire se la cellula operativa fosse composta solo dai due giovani o se, nell’ombra dei casali abbandonati dell’agro romano, altri sodali stiano portando avanti la medesima strategia di attacco.

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