
Il clima attorno al referendum sulla giustizia si accende fino a superare la soglia della normale dialettica politica. Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, racconta di aver ricevuto minacce di morte dopo aver pubblicato un contenuto social legato al voto del 22 e 23 marzo 2026. Un episodio che segna un ulteriore passo nella radicalizzazione del confronto pubblico, dove la linea tra critica e intimidazione sembra assottigliarsi sempre di più. Il governatore parla apertamente di un clima avvelenato, in cui chi esprime una posizione viene percepito come un avversario da colpire.
La vicenda nasce da un semplice post sul referendum, un video di meno di un minuto con cui Fontana invitava a votare Sì, in linea con la posizione della Lega. Sotto quel contenuto, tra commenti favorevoli e contrari, si sono inseriti anche messaggi che hanno oltrepassato il confine della critica, trasformandosi in veri e propri auguri di morte. Un passaggio che, come sottolineato dallo stesso presidente, non può essere considerato parte del normale confronto democratico.
Le minacce e la decisione di denunciare

A raccontare quanto accaduto è stato lo stesso Fontana attraverso una nota ufficiale, nella quale ha chiarito di essere abituato a ricevere insulti, definiti ormai “all’ordine del giorno”. Ma le minacce di morte, ha spiegato, rappresentano un livello completamente diverso, che non può essere ignorato né tollerato. Proprio per questo ha deciso di attivare le procedure per informare le autorità competenti e procedere con una denuncia formale.
Il presidente lombardo ha ribadito con forza la distinzione tra critica politica, anche aspra, e intimidazione personale. “Una cosa è la critica, finanche l’insulto, ma quando la misura è colma è doveroso intervenire”, ha fatto sapere, indicando chiaramente la volontà di non lasciare impuniti episodi di questo tipo. L’obiettivo è quello di individuare i responsabili dei messaggi più gravi e portarli davanti alla giustizia.
Il clima politico e le tensioni sul referendum
Nel suo intervento, Fontana ha collegato quanto accaduto a un clima più ampio, in cui il confronto politico tende a trasformarsi in scontro personale. Secondo il governatore, si starebbe diffondendo una narrazione per cui chi ha idee diverse viene considerato “un nemico da abbattere”, alimentando una spirale di tensione che rischia di sfociare in episodi sempre più estremi.
Il caso si inserisce in una fase particolarmente delicata, alla vigilia del voto sul referendum giustizia, che sta già dividendo l’opinione pubblica e il mondo politico. Le tensioni sui social, sempre più frequenti, rappresentano ormai uno dei principali termometri del livello dello scontro. Ma quando dalle parole si passa alle minacce, la questione non è più solo politica: diventa un tema di sicurezza e di tenuta democratica.
La vicenda rilancia così un interrogativo più ampio sul linguaggio pubblico e sui limiti del confronto politico nell’era digitale. Un terreno in cui la libertà di espressione resta un valore centrale, ma che, come dimostra questo episodio, non può trasformarsi in una giustificazione per la violenza verbale e l’intimidazione.


