La guerra tra Stati Uniti e Iran entra in una fase ancora più pericolosa, dove il confronto non è più solo militare ma anche strategico ed energetico. Donald Trump lancia un ultimatum diretto a Teheran, fissando una scadenza precisa che trasforma lo Stretto di Hormuz nel centro del mondo. Intorno, il Medio Oriente si muove come un campo minato: missili balistici verso l’Arabia Saudita, droni nei cieli dell’Iraq, attacchi navali negli Emirati. Le grandi potenze osservano e si posizionano, mentre il G7 prova a tenere una linea comune. Intanto Israele intensifica le operazioni e l’intelligence occidentale lancia l’allarme sulla capacità iraniana di colpire anche l’Europa. Sul piano internazionale, si registra anche un grave incidente in Qatar con un elicottero precipitato in mare, mentre Teheran ha fissato 6 condizioni stringenti per la fine del conflitto.

16:56 – Axios: “Trump sta creando una squadra per negoziare con l’Iran”
Secondo quanto riportato da fonti citate da Axios, gli emissari di Donald Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff, sono al lavoro per costituire un team incaricato di avviare un negoziato con l’Iran, su indicazione diretta del presidente. Al momento, spiegano le stesse fonti, non si registrano contatti diretti tra Washington e Teheran. Tuttavia, negli ultimi giorni Egitto, Qatar e Regno Unito avrebbero svolto un ruolo di mediazione, facilitando uno scambio indiretto di comunicazioni tra le parti. Sempre secondo le informazioni raccolte, Egitto e Qatar avrebbero riferito a Stati Uniti e Israele che l’Iran sarebbe disposto ad aprire un dialogo, ma solo a condizioni particolarmente stringenti. Parallelamente, Washington avrebbe già fissato sei punti ritenuti imprescindibili, tra cui la sospensione del programma missilistico per cinque anni e l’interruzione completa dell’arricchimento dell’uranio.
Tra le ulteriori richieste avanzate dagli Stati Uniti figurano lo smantellamento dei siti nucleari di Natanz, Isfahan e Fordow, l’introduzione di severi controlli internazionali sulla produzione e sull’uso di centrifughe e tecnologie correlate, oltre a nuovi accordi regionali sul controllo degli armamenti, con un limite massimo di mille missili. Inoltre, viene richiesta la cessazione di qualsiasi sostegno finanziario a gruppi affiliati come Hezbollah in Libano, gli Houthi in Yemen e Hamas nella Striscia di Gaza.
10:11 — L’Iran pone 6 condizioni per la fine della guerra
L’Iran ha posto sei condizioni per porre fine alla guerra con gli Stati Uniti e Israele: la garanzia che il conflitto non si ripeta, la chiusura delle basi militari statunitensi nella regione, il pagamento di un risarcimento all’Iran, la fine della guerra contro tutti i gruppi regionali affiliati a Teheran, l’attuazione di un nuovo regime giuridico per lo Stretto di Hormuz e il perseguimento penale con estradizione degli operatori dei media anti-iraniani. Lo riferisce l’agenzia Tasnim, emanazione dei Pasdaran.
09:35 — Qatar, elicottero caduto in mare: 6 morti e un disperso
Sono stati recuperati i corpi senza vita di sei delle sette persone che viaggiavano a bordo di un elicottero schiantatosi nelle acque territoriali del Qatar. Lo riferisce il ministro dell’Interno di Doha. I soccorritori sono alla ricerca del disperso. L’incidente sarebbe stato causato da un guasto tecnico, secondo quanto riferito da Al Jazeera.

05:58 – Droni contro base vicino Baghdad
Secondo i media iraniani, un attacco con droni ha colpito una base militare nei pressi di Baghdad, aprendo di fatto un nuovo fronte nel conflitto. L’Iraq, già fragile e attraversato da tensioni interne, torna a essere un territorio strategico per operazioni indirette e attacchi mirati. L’uso dei droni conferma una strategia ormai consolidata da parte delle forze legate a Teheran: colpire in modo rapido, mobile e difficilmente tracciabile, aumentando la pressione sulle basi occidentali senza un coinvolgimento diretto dichiarato.
04:45 – Giappone: rilasciato un detenuto
Il ministro degli Esteri giapponese ha annunciato il rilascio di un cittadino detenuto in Iran dal 2025, al termine di un negoziato diplomatico condotto nelle ultime settimane. La liberazione rappresenta un segnale ambiguo: da un lato Teheran mostra disponibilità al dialogo su alcuni dossier, dall’altro mantiene in custodia un secondo cittadino giapponese, utilizzando di fatto la leva dei detenuti come strumento negoziale. Tokyo continua a lavorare per ottenere un rilascio completo, mentre il caso si inserisce nella più ampia dinamica delle relazioni internazionali legate al conflitto.

04:42 – Emirati intercettano tre droni
Gli Emirati Arabi Uniti hanno dichiarato di aver intercettato e distrutto tre droni iraniani nella regione orientale del Paese, confermando che il loro sistema di difesa aerea è attivamente impegnato contro minacce continue. I rumori percepiti dalla popolazione, spiegano le autorità, sono legati proprio alle operazioni di intercettazione. L’episodio dimostra come il Golfo sia ormai una zona ad alta intensità militare, dove ogni attacco, anche se neutralizzato, contribuisce a mantenere un clima di tensione costante.
03:23 – Missili su Riad
L’Arabia Saudita ha reso noto che tre missili balistici sono stati lanciati verso la regione di Riad, in un attacco che segna un ulteriore salto di qualità nella guerra. Uno dei missili è stato intercettato dai sistemi di difesa, mentre gli altri due sono caduti in aree disabitate, evitando vittime. Tuttavia, il messaggio è chiaro: la capitale saudita è diventata un obiettivo diretto, e il conflitto si estende sempre più ai grandi centri strategici della regione.
02:52 – Elicottero del Qatar precipita
Un elicottero militare del Qatar è precipitato in mare durante una missione di routine a causa di un guasto tecnico. Le operazioni di soccorso sono immediatamente scattate, ma l’incidente si inserisce in un contesto già estremamente delicato. Anche eventi non direttamente collegati al conflitto assumono un peso diverso in una regione militarizzata, dove ogni movimento viene osservato e interpretato alla luce delle tensioni in corso.
02:22 – Iran minaccia le infrastrutture USA
La risposta di Teheran all’ultimatum americano è netta: se gli Stati Uniti colpiranno le infrastrutture energetiche iraniane, l’Iran attaccherà tutte le infrastrutture energetiche statunitensi nella regione. Non solo: nel mirino finiscono anche sistemi informatici e impianti di desalinizzazione, elementi fondamentali per la sopravvivenza economica e civile dei Paesi del Golfo. È una minaccia che amplia il campo di battaglia, trasformando il conflitto in una guerra totale sulle infrastrutture.
02:16 – Nave colpita negli Emirati
Una nave commerciale è stata colpita da armi non identificate a circa 28 chilometri da Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti. Non si registrano vittime tra l’equipaggio, ma l’episodio conferma come anche il traffico marittimo sia ormai esposto a rischi diretti. Colpire le rotte commerciali significa incidere sull’economia globale, e il Golfo torna così a essere uno dei punti più vulnerabili del sistema energetico mondiale.
02:02 – Israele colpisce Teheran
L’Idf ha dichiarato di essere impegnata in attacchi nel centro di Teheran, segnando un passaggio cruciale nel conflitto. Non si tratta più di operazioni periferiche o indirette, ma di azioni nel cuore politico e simbolico dell’Iran. Israele punta a colpire direttamente le strutture del regime, aumentando la pressione e mostrando la propria capacità di proiezione militare.
00:54 – Ultimatum Trump su Hormuz
Donald Trump ha lanciato un ultimatum esplicito: se l’Iran non riaprirà completamente lo Stretto di Hormuz entro 48 ore, gli Stati Uniti colpiranno e distruggeranno le principali centrali energetiche del Paese. È una dichiarazione che segna un punto di non ritorno, perché lega una scadenza politica a un’azione militare diretta.
00:36 – Trump attacca il New York Times
In un altro messaggio, Trump rivendica il successo delle operazioni militari americane, sostenendo che l’Iran sia già stato neutralizzato e pronto a trattare. Attacca duramente il New York Times, accusandolo di aver sottovalutato i risultati raggiunti. È una comunicazione che mescola strategia militare e battaglia mediatica.
00:32 – Sottomarino britannico nel Mar Arabico
Secondo indiscrezioni, un sottomarino nucleare della Royal Navy è arrivato nel Mar Arabico, rafforzando la presenza militare occidentale nella regione. La mossa, se confermata, rappresenta un segnale chiaro di deterrenza e prepara il terreno a possibili operazioni su larga scala.
00:25 – Israele pronto ad attacchi su tutti i fronti
Il capo di stato maggiore israeliano ha dato il via libera a nuovi attacchi coordinati “su tutti i fronti”, indicando una strategia di pressione simultanea. L’obiettivo è mantenere l’iniziativa militare e impedire all’Iran di riorganizzarsi.
00:16 – Trump: “Li abbiamo distrutti”
Trump ribadisce la superiorità militare americana, sostenendo che le forze iraniane siano già state neutralizzate. Un messaggio che rafforza la linea dura e riduce lo spazio per una soluzione diplomatica immediata.
00:01 – Difesa israeliana sotto esame
L’Idf ammette che un missile ha colpito Arad nonostante i sistemi di difesa attivi. È un elemento che apre interrogativi sull’efficacia delle difese e sulla capacità iraniana di superarle.


