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Bossi funerali, Pontida tra memoria e tensione: Salvini contestato dai militanti storici

Pubblicato: 22/03/2026 11:28

Pontida. Nel giorno dell’ultimo saluto a Umberto Bossi, il luogo simbolo della Lega torna a riempirsi di bandiere, cori e memoria. L’abbazia di San Giacomo, cuore storico del movimento, si trasforma in una piazza carica di significati, dove il passato pesa quanto il presente. A poche ore dall’inizio delle esequie, fissate alle 12, centinaia di militanti si sono radunati tra fazzoletti verdi, simboli identitari e slogan che riportano indietro nel tempo, a una stagione politica che molti qui considerano irripetibile.

Tra gli striscioni e le voci che si rincorrono, emerge una linea sottile ma evidente: quella tra l’eredità del Senatùr e la Lega di oggi. È in questo clima che si inserisce l’episodio più significativo della mattinata, con la contestazione a Matteo Salvini, segretario del partito, arrivato sul posto indossando una camicia verde. Un gesto simbolico che non è stato accolto come previsto.

La contestazione a Salvini

“Mollala, vergogna”: sono queste le parole urlate da alcuni militanti mentre Salvini saliva i gradini dell’abbazia. I cori “Bossi-Bossi” hanno accompagnato la protesta, rendendo evidente una frattura emotiva tra una parte della base storica e la leadership attuale. La camicia verde, da sempre simbolo identitario del movimento, è diventata così il centro di una tensione che va oltre il momento, toccando la memoria e l’identità stessa della Lega.

Non si è trattato di una contestazione isolata, ma di un segnale politico e culturale che emerge proprio nel giorno più simbolico. La presenza di Salvini, insieme ai vertici istituzionali, si intreccia con una base che richiama apertamente il passato, tra slogan come “Padania libera” e “Roma ladrona”, tornati a riecheggiare davanti alla chiesa.

Pontida tra simboli e politica

La piazza è stata transennata e un maxi schermo consente ai presenti di seguire la cerimonia, dato il limite di circa 400 posti all’interno dell’abbazia. Tra i primi ad arrivare il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, mentre sono attesi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente del Senato Ignazio La Russa, quello della Camera Lorenzo Fontana e il vicepremier Antonio Tajani.

Accanto alle autorità, c’è una base militante che rivendica il legame diretto con Bossi. C’è chi racconta di aver scelto la politica ascoltando un suo discorso proprio a Pontida, chi indossa il fazzoletto verde come segno di appartenenza, chi parla di lui come di un riferimento personale prima ancora che politico. In mezzo, uno striscione sintetizza il sentimento dominante: “Grazie capo, la tua storia vivrà sempre con noi”.

Nel giorno dell’addio, Pontida diventa così qualcosa di più di un luogo: è il punto in cui si incrociano memoria, identità e futuro. E dove, tra applausi e contestazioni, si misura la distanza tra ciò che la Lega è stata e ciò che è diventata.

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Ultimo Aggiornamento: 22/03/2026 12:22

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