
Il cuore dei Caraibi sta smettendo di battere sotto il peso di un assedio invisibile ma letale. Arriva direttamente dalle strade spettrali de L’Avana la testimonianza di Fiodor Verzola, assessore del comune di Nichelino, impegnato in una missione umanitaria con il convoglio Let Cuba Breathe. Quello che descrive è uno scenario post-apocalittico: «È una crisi umanitaria senza precedenti, le persone non hanno di che vivere, non sanno come organizzarsi durante i blackout che sono sempre più frequenti e durano 12 ore al giorno». L’isola è paralizzata: l’energia elettrica è un miraggio, il cibo scarseggia e il carburante è letteralmente inesistente, rendendo impossibile ogni spostamento. Verzola non usa mezzi termini per definire la gravità del momento: «Siamo qui non soltanto per portare solidarietà e aiuti, ma soprattutto per denunciare al mondo ciò che sta succedendo: se non si interviene, rischia di essere una delle tragedie umanitarie più gravi della storia».
Ospedali al collasso e città fantasma: il dramma di Cuba
Il convoglio ha trasportato 5 tonnellate di farmaci, distribuite nei centri nevralgici dove l’assenza di corrente elettrica sta mietendo le vittime più silenziose. Gli ospedali sono in trincea: «Abbiamo consegnato una tonnellata di farmaci all’Istituto Oncologico Nazionale di Cuba e ho fatto una visita nel reparto pediatrico, è una cosa che probabilmente mi resterà cucita addosso tutta la vita», racconta l’assessore torinese con la voce rotta dall’emozione. Il timore è che il sistema sanitario possa implodere da un momento all’altro. Anche la capitale, un tempo vibrante di musica e colori, appare oggi come una «città fantasma, sospesa nello spazio e nel tempo», dove i servizi essenziali sono svaniti nel nulla e persino la vocazione turistica, motore dell’economia locale, risulta azzerata da oltre un anno.
Secondo l’esponente di Rifondazione Comunista, la popolazione percepisce un clima da «assedio medievale»: l’impossibilità di arrendersi che porta a una lenta agonia per fame. In questo contesto, anche la presenza degli stranieri è vissuta con estrema tensione. «Spesso notiamo la rabbia perché ci scambiano per turisti in un momento in cui l’isola sta attraversando il suo periodo più buio, e questo viene visto come una mancanza di rispetto», spiega Verzola. Cuba resta al buio, cercando rifugio in pannelli fotovoltaici che non bastano a coprire il vuoto di una connessione e di una speranza che sembrano essersi spezzate definitivamente.

