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Meloni incassa il colpo ma non arretra: il no al referendum riapre l’ipotesi elezioni anticipate

Pubblicato: 24/03/2026 06:47

Il giorno dopo la vittoria del no al referendum sulla giustizia non è quello della resa dei conti, ma quello di una gestione fredda e calcolata della sconfitta. Le parole attribuite a Giorgia Meloni nei retroscena restituiscono l’immagine di una leader non furiosa ma consapevole della difficoltà del passaggio: un Paese «difficile da cambiare», una macchina da tenere insieme «stringendo i bulloni» fino alle elezioni del 2027. È una linea che esclude, almeno per ora, dimissioni o scosse immediate, e che punta invece a contenere i danni politici evitando che il risultato referendario si trasformi in una crisi di governo.

Il punto, però, è che per la prima volta dopo anni di crescita continua e consenso stabile, la presidente del Consiglio deve fare i conti con una sconfitta politica netta. Dopo una lunga fase da “Re Mida”, il voto segna una frattura simbolica tra la leadership e quel “popolo” più volte evocato come riferimento politico. Dentro la maggioranza si apre così una fase nuova, fatta di prudenza, ascolto e attesa, ma anche di tensioni latenti che potrebbero emergere nei prossimi mesi.

Le crepe nella maggioranza e il nodo giustizia

Il fronte più delicato resta quello della giustizia, proprio il terreno su cui si è consumato il referendum. All’interno di Fratelli d’Italia cresce il malumore verso quello che viene ormai definito il triangolo problematico formato da Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi e Andrea Delmastro. Il Guardasigilli esclude l’ipotesi di dimissioni, ma il suo ruolo è finito sotto osservazione dopo una campagna elettorale giudicata da più parti inefficace e carica di errori evitabili.

A pesare sono anche le polemiche generate dalle dichiarazioni della capo di gabinetto Bartolozzi e la posizione sempre più ingombrante di Delmastro, già indebolito da vicende personali e politiche che ne hanno minato la credibilità interna. Intanto il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari continua ad alimentare una narrazione di scontro con le toghe, parlando di un’azione sempre più invasiva della magistratura su dossier sensibili come immigrazione e sicurezza, contribuendo a mantenere alta la tensione nel rapporto tra politica e giustizia.

Tra Quirinale e ipotesi voto anticipato

Sul piano istituzionale, si apre ora la fase delle valutazioni strategiche. Tra le ipotesi sul tavolo c’è quella di un confronto al Quirinale con Sergio Mattarella, senza però arrivare a una richiesta immediata di nuova fiducia parlamentare. L’obiettivo della premier sembra essere quello di evitare scossoni formali e mantenere la guida del governo in una fase che si preannuncia complessa.

Resta sullo sfondo anche il tema del voto anticipato, ufficialmente smentito ma comunque discusso nei corridoi della maggioranza. L’idea, ventilata da alcuni esponenti di FdI, sarebbe quella di sfruttare le divisioni del centrosinistra. Ma la strategia principale appare un’altra: arrivare alla fine della legislatura lavorando su una nuova legge elettorale, che secondo i calcoli della maggioranza potrebbe trovare aperture anche tra le opposizioni. In questo quadro, il vero rischio per Meloni non è una crisi immediata, ma una lunga guerra di logoramento destinata a consumarsi nei prossimi mesi, fino a trasformare la sconfitta referendaria in un test politico permanente sulla tenuta del governo.

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Ultimo Aggiornamento: 24/03/2026 07:06

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