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Schlein e Conte, complici e rivali: il giorno dopo il referendum tra euforia e sfida per la leadership

Pubblicato: 24/03/2026 10:56

È un racconto che si costruisce per immagini, più che per dichiarazioni. Il referendum si è trasformato in un voto politico, uno spartiacque netto: Meloni Sì o Meloni No. E la risposta arriva nelle piazze, al tramonto, tra torce accese, ombrelli e cori che si alzano quasi spontanei. “Bella ciao” rimbalza tra le strade del centro, cantata da chi manifesta ma anche da chi osserva dalle finestre, in una scena che ha il sapore di una festa inattesa, quasi liberatoria.

Il corteo prende forma senza regia, si divide, si moltiplica: c’è chi va verso piazza Montecitorio, chi si ferma a piazza Barberini, in una folla che mescola simboli e generazioni. Bandiere del Pd accanto a quelle del Movimento 5 Stelle, gli anziani dell’Anpi e tanti giovani sotto lo striscione “L’Italia che resiste”. In mezzo, i volti della sinistra: Maurizio Landini, Nichi Vendola, la coppia Fratoianni-Bonelli. E poi parlamentari, sindacalisti, intellettuali, tutti dentro una scena che ha il tono di una mobilitazione d’altri tempi.

Complicità e competizione: la partita tra Schlein e Conte

Quando arriva Elly Schlein, la piazza cambia ritmo. È raggiante, circondata dal suo staff, accolta come il volto politico di una vittoria che ha bisogno di essere interpretata. Poco dopo compare anche Giuseppe Conte, quasi a sorpresa. I due si incrociano, si guardano, si sorridono. C’è complicità, evidente. Ma anche qualcosa di più sottile: una competizione che si riaccende proprio nel momento del successo.

Perché il punto è questo: la vittoria del No unisce, ma non cancella le differenze. Schlein apre alle primarie, Conte le rivendica apertamente. “Non possiamo soffocare la voglia dei cittadini d’essere protagonisti”, dice. Ma subito precisa: non devono essere “primarie d’apparato”. Un messaggio chiaro, rivolto tanto agli alleati quanto al proprio elettorato.

Una festa difficile da trasformare in progetto

Intorno, la piazza continua a muoversi. Un camion della Cgil diventa palco improvvisato, si susseguono interventi, abbracci, battute. Stefano Patuanelli stringe Francesco Boccia, qualcuno legge messaggi celebrativi, altri ringraziano il sindaco Roberto Gualtieri per il risultato romano. È una festa politica, ma anche un laboratorio spontaneo, disordinato, attraversato da energie diverse.

Eppure, sotto la superficie, resta una domanda: cosa fare adesso? La vittoria è chiara, ma la direzione no. Il rischio è che questa energia si disperda, che la piazza resti un momento e non diventi un progetto.

Schlein e Conte lo sanno. Per questo si cercano e si studiano allo stesso tempo. Alleati necessari, ma anche competitori inevitabili. Il referendum li ha riportati al centro della scena. Adesso devono decidere se trasformare quella scena in una leadership condivisa o in un nuovo terreno di scontro.

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Ultimo Aggiornamento: 24/03/2026 12:02

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