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Trump vira sui negoziati mentre crolla nei sondaggi: segnali contraddittori sulla guerra in Iran

Pubblicato: 24/03/2026 22:18

Donald Trump tenta una brusca inversione di rotta mentre la guerra con l’Iran entra nella quarta settimana e il suo consenso interno scivola ai livelli più bassi dal ritorno alla Casa Bianca. Il presidente americano prova ad aprire uno spiraglio negoziale, parlando di contatti con interlocutori “giusti” e di una possibile intesa, ma lo fa in un contesto segnato da messaggi contrastanti e da una linea politica che resta difficile da decifrare.

A pesare è soprattutto il crollo nei sondaggi. Il gradimento del presidente si ferma al 36%, mentre solo il 29% degli americani si dice soddisfatto del suo operato. Numeri che riflettono il timore crescente per una crisi economica e per l’impatto del conflitto sui prezzi dell’energia. Un dato che, secondo le rilevazioni più recenti, risulta persino peggiore rispetto a quello registrato dal suo predecessore Joe Biden.

Pressioni interne e strategia incerta

Nel tentativo di contenere le tensioni, Trump ha annunciato una sospensione di cinque giorni dei bombardamenti minacciati contro le infrastrutture energetiche iraniane. Una pausa che, secondo i democratici e diversi osservatori, avrebbe l’obiettivo di calmare i mercati finanziari e frenare l’impennata del prezzo del petrolio, fattore determinante nell’aumento del costo della benzina in pieno anno elettorale.

Le dichiarazioni del presidente continuano però a oscillare tra apertura e fermezza. Da un lato, Trump sostiene che gli Stati Uniti siano “in una posizione di vantaggio” nei colloqui con Teheran; dall’altro, non esclude scenari militari più ampi. Questa ambiguità alimenta l’idea che la strategia negoziale possa essere solo una mossa tattica per guadagnare tempo, in attesa di rafforzare la presenza militare americana nella regione.

Le divisioni e lo scenario militare

All’interno dell’entourage presidenziale non emerge una linea univoca. Le pressioni arrivano anche dagli alleati internazionali, come il principe saudita Mohammed bin Salman, che spinge per una prosecuzione del conflitto. Nonostante questo, Trump sembra per ora orientato a mantenere aperto il canale diplomatico, evitando di scoprire le carte almeno fino alla chiusura dei mercati finanziari.

Tra gli analisti prende quota l’ipotesi che i cinque giorni concessi siano insufficienti per colmare le distanze tra Washington e Teheran, soprattutto su nodi cruciali come il programma missilistico iraniano. Se il negoziato dovesse fallire, l’amministrazione americana potrebbe accelerare sul piano militare, con il possibile dispiegamento di marines e paracadutisti e obiettivi strategici come l’isola di Kharg e lo Stretto di Hormuz.

In questo quadro, la linea del presidente resta segnata da una continua oscillazione tra diplomazia e pressione militare. Una strategia che, per ora, lascia aperti tutti gli scenari e alimenta l’incertezza sia sul piano internazionale sia su quello politico interno.

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Ultimo Aggiornamento: 24/03/2026 22:21

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