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La furia di Giorgia contro Daniela, è guerra aperta nel governo: bordate e barricate

Pubblicato: 25/03/2026 06:44

La giornata più difficile per il governo si consuma tra tensioni, telefonate e decisioni prese nel giro di poche ore, con Giorgia Meloni costretta a intervenire direttamente per evitare che la crisi interna esploda in modo irreversibile. Dopo il colpo politico del referendum, la premier sceglie la linea della fermezza e tenta di ottenere un segnale immediato: le dimissioni di Daniela Santanchè. Il tentativo si sviluppa lungo tutta la giornata, prima attraverso emissari, poi con il coinvolgimento di Ignazio La Russa, infine con un contatto diretto tra le due. Ma la risposta resta negativa, con la ministra che decide di resistere e rivendica la propria permanenza al ministero.

A quel punto lo scontro diventa politico e pubblico. Meloni decide di esporsi, cambia passo e alza il livello dello scontro, dando il segnale che la situazione non può più essere gestita sottotraccia. La richiesta di un passo indietro diventa una linea ufficiale, mentre dentro la maggioranza si alzano le barricate e si moltiplicano le prese di posizione. Il governo entra così in una fase di guerra aperta, in cui ogni scelta rischia di produrre conseguenze a catena.

Il muro di Santanchè e la strategia della premier

Il nodo resta la posizione di Santanchè, che diventa il punto di rottura tra l’esigenza di dare un segnale politico e la volontà di resistere. La ministra sceglie di non arretrare e si prepara a giocare la partita in Parlamento, trasformando il caso in uno scontro politico più ampio. Per Meloni, invece, la questione è strategica: dimostrare che il governo ha compreso il messaggio degli elettori e che è pronto a intervenire senza esitazioni per evitare ulteriori logoramenti.

In questo quadro iniziano a circolare anche i primi nomi per una possibile sostituzione, tra cui quello di Giovanni Malagò, insieme all’ipotesi di una figura capace di riequilibrare il rapporto con il Sud. Ma si tratta di scenari ancora in movimento, legati alla scelta finale della ministra e alla capacità della maggioranza di evitare una frattura definitiva.

Nordio fermato e il rischio effetto domino

A complicare ulteriormente la crisi si inserisce il caso del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che difende la propria squadra e arriva a ipotizzare un passo indietro. Una mossa che rischia di innescare un effetto domino e aprire la strada a un vero rimpasto. Meloni interviene ancora una volta in prima persona, blocca le dimissioni e congela la situazione, consapevole che perdere più pedine chiave significherebbe destabilizzare l’intero esecutivo.

Sul fondo resta lo scenario più ampio, quello delle elezioni anticipate, che torna a essere valutato come possibile via d’uscita. L’idea di anticipare il voto per sorprendere un’opposizione ancora disunita resta sul tavolo, ma porta con sé rischi evidenti, a partire dalla possibilità di un governo tecnico nella fase di transizione. In questo contesto, la strategia della premier è quella di contenere l’urto, evitare il crollo immediato e tenere aperte tutte le opzioni, mentre dentro il governo lo scontro resta aperto e destinato a lasciare segni profondi.

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Ultimo Aggiornamento: 25/03/2026 06:50

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