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Referendum e caos governo, il primo sondaggio: chi sale e chi scende

Pubblicato: 25/03/2026 07:31

All’indomani del referendum sulla giustizia, il primo effetto politico si misura nei numeri: il centrodestra resta avanti ma mostra i primi segnali di affaticamento, mentre il centrosinistra recupera terreno e prova a rientrare in partita. Il quadro delineato dal sondaggio dell’Istituto Noto per Porta a Porta racconta una fase di transizione, in cui la vittoria del No non produce uno shock immediato sugli equilibri, ma inizia a spostare lentamente il consenso. A perdere qualcosa è soprattutto Fratelli d’Italia, che rimane il primo partito ma arretra, mentre crescono Partito democratico e Movimento 5 stelle, con un clima politico che si fa più mobile e meno prevedibile.

Nel dettaglio, FdI scende al 29% (-0,5), seguita dal Pd al 22% (+0,5) e dal M5S al 13% (+0,5). Si muovono anche gli altri partiti: Forza Italia sale all’8,5% (+0,5), la Lega cresce all’8% (+1), mentre Alleanza Verdi-Sinistra cala al 6% (-0,5) così come Azione al 3% (-0,5). Stabile Futuro nazionale al 3%, mentre Italia Viva scende al 2% (-0,5). Più indietro Noi Moderati all’1,5%, +Europa all’1% e l’Udc allo 0,3% (+0,2). Nel complesso, il centrodestra si attesta al 47,3% (-0,2), mentre il campo largo arriva al 44%, accorciando la distanza.

Meloni regge ma il consenso si muove

Il voto referendario non si traduce in una crisi immediata dell’esecutivo, ma lascia un segno politico evidente. Il 57% degli italiani ritiene che Giorgia Meloni non debba dimettersi, mentre il 29% è favorevole a un passo indietro e il 14% non si esprime. Un dato che conferma la tenuta della leadership, ma allo stesso tempo segnala un’area critica non marginale. Il punto, più che una caduta, è un inizio di logoramento: la sconfitta referendaria apre una fase in cui il consenso si muove e diventa più contendibile.

A rafforzare questa impressione c’è anche la crescita della partecipazione: l’affluenza stimata sale al 60%, tre punti in più rispetto alla rilevazione precedente. È un segnale politico rilevante, perché indica un elettorato più attivo e potenzialmente più volatile, pronto a rimettere in discussione gli equilibri consolidati.

Nel centrosinistra si riapre la partita della leadership

Il dato più significativo riguarda però gli equilibri interni al campo largo. Secondo il sondaggio, tra gli elettori progressisti Giuseppe Conte sarebbe in vantaggio nelle eventuali primarie di coalizione con il 43%, davanti a Elly Schlein al 37% e ad Angelo Bonelli al 12%. Un risultato che riflette la compattezza dell’elettorato del M5S, ma anche una capacità di Conte di intercettare voti fuori dal proprio perimetro.

Schlein mantiene una base solida nel Pd, ma fatica a espandersi, mentre Bonelli resta forte quasi esclusivamente nel proprio elettorato. Non a caso, il 55% degli elettori del centrosinistra indica nelle primarie lo strumento migliore per scegliere il leader, contro il 29% che preferirebbe una scelta affidata direttamente al Pd. Il messaggio è chiaro: la leadership è aperta e la competizione interna resta un passaggio inevitabile.

Il sondaggio non cambia radicalmente i rapporti di forza, ma racconta una dinamica precisa: il centrodestra resta davanti, ma perde qualcosa; il centrosinistra cresce e soprattutto riapre il tema della guida politica. Ed è proprio lì, più che nei decimali, che si gioca la partita dei prossimi mesi.

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