
Mentre l’Europa tiene il fiato sospeso per le sorti della missione UE dedicata alla riparazione dell’oleodotto Druzhba, l’Ungheria si infiamma in una campagna elettorale senza esclusione di colpi in vista del voto del 12 aprile. Viktor Orban ha deciso di giocare la sua carta più aggressiva: lo scontro frontale con Kiev. Attraverso un video sui social, il premier ungherese ha lanciato un ultimatum energetico che sa di ricatto, dichiarando che Budapest ha resistito finora a “pressioni e ricatti” di Volodymyr Zelensky. La minaccia è esplicita: se non verranno ripristinati i flussi di petrolio russo, fermi da gennaio, l’Ungheria è pronta a rispondere tagliando le forniture di gas all’Ucraina. Una mossa spregiudicata per piegare la resistenza ucraina che, tuttavia, non sembra aver sortito l’effetto sperato. Dal ministero degli Esteri di Kiev la replica è stata gelida, sottolineando che un eventuale strappo “costerebbe oltre un miliardo di dollari” alle già provate casse di Orban.
Veti incrociati e droni fuori controllo: l’Europa al bivio
Il clima di tensione non accenna a placarsi, aggravato dai massicci raid russi che nelle ultime 24 ore hanno visto quasi mille droni colpire diverse regioni ucraine, provocando vittime anche nel cuore di Leopoli. La guerra, però, non risparmia nemmeno i confini dei Paesi Baltici: alcuni droni ucraini, finiti fuori rotta nello spazio aereo russo, sono esplosi tra Estonia e Lettonia, alimentando il nervosismo internazionale. In questo scenario, l’affondo di Orban contro Kiev assume un peso elettorale enorme, soprattutto con il prestito UE da 90 miliardi ancora bloccato dal veto ungherese legato proprio al dossier Druzhba. “Per garantire la sicurezza energetica dell’Ungheria dobbiamo agire ora”, ha scandito il premier, ignorando le alternative offerte dalla Croazia e puntando tutto sulla leva dei rubinetti del gas.
Nonostante l’incoronazione di Donald Trump, che via social ha definito l’amico ungherese come un “vincente”, i sondaggi raccontano una storia diversa. L’opposizione di Tisza, guidata da Peter Magyar, vola nei rilevamenti di Median per Hvg, mantenendo un distacco abissale di +23 punti (58% contro il 35% di Orban). A Bruxelles cresce l’indignazione per il presunto scambio di informazioni riservate tra Budapest e Mosca, mentre da Berlino arriva l’avvertimento più duro. Il cancelliere Friedrich Merz, puntando il dito contro i veti ungheresi, ha avvertito che se questa linea dovesse prevalere, l’Europa rischierebbe di “non essere più in grado di agire”. Resta l’incognita su come reagirà Orban davanti a una possibile sconfitta elettorale, mentre quotidiani come De Telegraaf invocano reazioni decise da parte dell’Unione.

