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Guerra Usa-Israele-Iran, a che punto è l’operazione militare secondo l’IDF

Pubblicato: 26/03/2026 16:16

A quasi un mese dall’avvio dell’operazione militare di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, lo stato maggiore dell’IDF rivendica risultati significativi sul piano operativo. Secondo quanto illustrato dal portavoce internazionale Nadav Shoshani nel corso di un briefing organizzato dall’ambasciata d’Israele in Italia, l’offensiva – iniziata il 28 febbraio – avrebbe già portato alla neutralizzazione della maggior parte dei sistemi di difesa aerea iraniani e alla conquista di una sostanziale superiorità aerea sul territorio.
Le operazioni si sono concentrate in una prima fase sulla distruzione delle capacità offensive immediate, in particolare i lanciatori di missili balistici, ridotti – secondo le stime israeliane – fino al 70-90%. Parallelamente, sono stati colpiti centinaia di obiettivi strategici, tra cui infrastrutture militari e siti legati alla produzione di armamenti, con l’obiettivo di limitare la capacità dell’Iran di sostenere il conflitto nel tempo.

Gli obiettivi: fermare nucleare e missili

Il cuore della strategia israeliana resta la degradazione delle capacità strategiche iraniane, considerate una minaccia esistenziale. In particolare, due i fronti principali: il programma nucleare e lo sviluppo di missili balistici a lungo raggio.

Secondo Shoshani, l’Iran avrebbe accelerato negli ultimi mesi il rafforzamento dei propri siti nucleari, puntando a renderli sempre più difficili da colpire. Un’evoluzione che, secondo Israele, giustifica l’urgenza dell’operazione. L’obiettivo dichiarato non è solo colpire le infrastrutture esistenti, ma impedire che Teheran possa raggiungere una condizione di immunità strategica, tale da rendere inefficaci future azioni militari.

Come Israele punta a chiudere il conflitto

Nella fase attuale, l’IDF sembra orientata a una strategia che combina pressione militare continua e obiettivi di lungo periodo. Dopo aver ridotto le capacità difensive e offensive immediate, l’attenzione si è spostata verso i sistemi di produzione militare, con attacchi mirati a impedire la ricostituzione dell’arsenale iraniano.

L’idea di fondo è creare un effetto duraturo, che vada oltre il semplice indebolimento temporaneo. Non emerge, tuttavia, una tempistica precisa per la conclusione delle operazioni: la definizione di un eventuale punto di arrivo – o di una “vittoria” – resta legata a valutazioni politiche oltre che militari, anche nel rapporto con gli Stati Uniti e gli equilibri regionali.

Criticità operative e rischio escalation

Accanto ai risultati rivendicati, il quadro delineato evidenzia anche elementi di forte criticità. L’Iran continua a lanciare missili balistici e droni verso Israele, sebbene con un tasso di intercettazione dichiarato intorno al 90%. Resta inoltre il rischio legato all’uso di munizioni come le cluster bombs, che – secondo la versione israeliana – colpirebbero aree civili.

Un ulteriore fronte di tensione è rappresentato dalle forze proxy iraniane, in particolare Hezbollah in Libano, che continua a operare lungo il confine nord, aprendo la possibilità di un conflitto su più livelli. La presenza di questi attori, insieme alle dinamiche regionali e al ruolo degli Stati Uniti, mantiene elevato il rischio di una escalation più ampia.

Missili iraniani e difese israeliane: le risposte dell’IDF

Sollecitato sul possibile sottodimensionamento della minaccia missilistica iraniana, Nadav Shoshani ha sostenuto che l’IDF era consapevole dell’entità dell’arsenale, ma che l’obiettivo operativo è stato quello di ridurne l’efficacia più che eliminarlo completamente. In questo senso, ha rivendicato la creazione di un “collo di bottiglia” operativo, ottenuto attraverso la distruzione di una quota significativa dei lanciatori, che limita concretamente la capacità iraniana di impiegare i missili disponibili.

Quanto alla prosecuzione delle operazioni, la linea indicata è quella di continuare a colpire le capacità militari iraniane finché rappresenteranno una minaccia rilevante, senza però indicare esplicitamente come obiettivo la distruzione totale dell’arsenale.

Sul fronte difensivo, Shoshani non ha confermato le notizie relative a una presunta carenza di missili intercettori. Al contrario, ha evidenziato come il sistema di difesa israeliano abbia mantenuto un livello di efficacia elevato, con circa il 90% dei missili intercettati, sottolineando la capacità operativa ancora solida del dispositivo antimissile. Non sono stati forniti dettagli specifici su eventuali operazioni di rifornimento, ma il quadro delineato esclude criticità immediate sul piano della difesa aerea smentendo così alcune notizie circolate sui media italiani qualche giorno fa.

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