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Tariq Ramadan, l’islamologo condannato a 18 anni per violenze sessuali a Parigi

Pubblicato: 26/03/2026 10:53
Tariq Ramadan, l'islamologo condannato a 18 anni per violenze sessuali a Parigi

Il mondo accademico e mediatico è tornato a osservare con attenzione la vicenda di Tariq Ramadan, islamologo svizzero di rilievo internazionale, al centro di una condanna pesante per fatti risalenti a oltre un decennio fa. La notizia, che ha rapidamente fatto il giro dei principali organi di stampa, segna un punto di svolta in una vicenda giudiziaria segnata da polemiche, accuse e controversie di ampia risonanza pubblica.

Tariq Ramadan e la condanna a Parigi

Come riporta Fanpage, il Tribunale penale di Parigi ha condannato Tariq Ramadan a 18 anni di carcere per gli stupri di tre donne avvenuti in Francia tra il 2009 e il 2016. Il processo si è svolto in contumacia, a porte chiuse, con l’islamologo assente per motivi di salute: secondo i suoi legali, Ramadan è ricoverato a Ginevra a causa dell’aggravarsi di una sclerosi a placche. Il verdetto prevede anche otto anni di sorveglianza giudiziaria, con divieti specifici di contatto con le vittime e di diffusione di pubblicazioni o interventi pubblici relativi al reato. La sentenza ha rispettato la richiesta di pena avanzata la scorsa settimana dal procuratore, rafforzando la severità del giudizio.

Accuse e precedenti in Svizzera

La vicenda giudiziaria di Ramadan non si limita alla Francia. Come riporta sempre Fanpage, lo scorso estate il Tribunale federale svizzero ha confermato la condanna a tre anni di carcere, di cui uno da scontare, per violenza carnale e coazione sessuale nei confronti di una donna incontrata in un hotel a Ginevra nell’ottobre del 2008. Questi precedenti hanno contribuito a costruire un quadro giudiziario complesso e a consolidare le accuse di abusi su persone vulnerabili, rendendo la figura dell’islamologo al centro di un acceso dibattito pubblico e mediatico.

Il contesto e le polemiche pubbliche

Tariq Ramadan, nipote del fondatore egiziano dei Fratelli Musulmani, Hassan al-Banna, è noto non solo per il suo ruolo accademico, ma anche per gli inviti e le apparizioni pubbliche che in passato hanno suscitato scalpore. In Italia, la sua partecipazione al Festival della Filosofia di Roma, prevista per discutere con lo scrittore anglo-pakistano Hanif Kureishi sulla laicità, aveva già generato polemiche per i temi ritenuti controversi. Ci sarebbero poi altre sue partecipazioni documentate a eventi culturali, in particolare al Festivaletteratura di Mantova, con interventi registrati e archiviati, e incontri pubblici ad Aosta. Inoltre, la sua attività editoriale è testimoniata dalla pubblicazione di alcuni libri da Einaudi, che hanno contribuito a consolidare la sua presenza nel dibattito culturale internazionale

La condanna francese, tuttavia, aggiunge un ulteriore elemento di tensione e di attenzione mediatica, ponendo nuove domande sulla possibilità di partecipare a eventi pubblici internazionali e sulla gestione della sua immagine in ambito accademico e culturale. Il mandato di arresto internazionale e l’interdizione a entrare in Francia al termine della pena rendono la vicenda anche un caso internazionale, con implicazioni che superano i confini nazionali e toccano questioni di giustizia, etica e responsabilità pubblica.

La condanna di Ramadan segna quindi una pagina delicata e controversa nella storia recente delle figure pubbliche legate al dibattito sull’islam, la laicità e i diritti delle donne, con un eco che travalica i confini nazionali e continua a suscitare attenzione e dibattito.

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