
Dopo la scossa di terremoto magnitudo 4 registrata nella mattinata di ieri in provincia di Massa Carrara, cresce l’attenzione sul rischio sismico in Toscana. A fare chiarezza sull’evento è il geologo Carlo Meletti, intervistato dal quotidiano Il Tirreno, che ha fornito un’analisi dettagliata del fenomeno e delle sue possibili cause.
Secondo l’esperto dell’Ingv, il sisma «sembra collegato alle strutture di faglia che corrono lungo il bordo settentrionale delle Alpi Apuane», un sistema geologico già noto per la sua attività.
Faglie attive e scosse senza previsione
L’evento si inserisce in un contesto strutturale complesso, caratterizzato da faglie trasversali rispetto all’Appennino. «Si tratta di faglie che spiegano anche la particolare disposizione geografica tra Lunigiana e Garfagnana», ha spiegato Meletti, sottolineando come queste aree, pur seguendo la stessa direttrice, risultino leggermente disallineate.
Dopo la scossa principale, registrata alle 8:13, sono state rilevate alcune repliche di intensità minore. Tuttavia, l’evoluzione del fenomeno resta incerta. «I terremoti sono bravissimi a smentirci quando facciamo previsioni», ha dichiarato il geologo al Tirreno, ribadendo l’impossibilità di stabilire con precisione cosa accadrà nei prossimi giorni.
Lo scenario può infatti variare: «La sismicità può manifestarsi con singole scosse isolate che durano mesi o con sequenze che si esauriscono in pochi giorni». Un comportamento che rende ogni tentativo di previsione scientificamente non affidabile.

I precedenti e il ruolo della prevenzione
L’area tra Lunigiana e Garfagnana è considerata a rischio sismico elevato, come dimostrano i precedenti storici. Tra questi, il terremoto del 1995, con magnitudo 5, che provocò danni significativi, e quello del 2013, di magnitudo 5.2, che invece ebbe conseguenze più contenute.
Una differenza che, secondo Meletti, è legata agli interventi realizzati negli anni successivi al sisma degli anni Novanta. «Protezione civile e Regione Toscana finanziarono opere di miglioramento sismico», ha ricordato, evidenziando come anche interventi relativamente semplici, come l’installazione di catene negli edifici, abbiano contribuito a limitare i danni.
Scossa avvertita ma pochi rischi strutturali
Per quanto riguarda l’evento più recente, il geologo invita alla cautela ma anche a evitare allarmismi. «Un terremoto di magnitudo 4 normalmente non produce danni agli edifici», ha spiegato, precisando che si tratta di scosse percepite chiaramente dalla popolazione ma raramente in grado di compromettere le strutture.
Resta però centrale il tema della prevenzione sismica, anche alla luce degli strumenti messi a disposizione negli ultimi anni. «C’è l’auspicio che siano stati realizzati interventi di miglioramento», ha aggiunto, facendo riferimento anche alle misure incentivanti come il Sisma bonus.

Un territorio da monitorare
Guardando al quadro generale, la Toscana presenta diverse aree con una certa attività sismica, tra cui il Mugello e il Chianti fiorentino. Episodi di magnitudo simile a quello registrato a Massa Carrara non sono frequenti, ma neppure eccezionali.
Il terremoto più intenso nella storia recente dell’area resta quello del 1920, con magnitudo 6.5, che causò gravi distruzioni e numerose vittime. Un precedente che continua a rappresentare un punto di riferimento per la valutazione della pericolosità sismica.
L’episodio di questi giorni, dunque, conferma la presenza di una attività sismica costante lungo il sistema di faglie delle Alpi Apuane, ma senza elementi che possano indicare sviluppi imminenti. Come sottolineato da Meletti, «non esiste al momento un modo per stabilirlo con certezza».


