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Politica estera, il “campo largo” si divide: l’Ucraina, è il vero banco di prova per l’alleanza

Pubblicato: 27/03/2026 14:54

Sulla politica estera, e in particolare sulla guerra in Ucraina, il cosiddetto “campo largo” tra Movimento 5 Stelle, Partito democratico e sinistra appare tutt’altro che definito. Le tensioni emerse nelle ultime ore mostrano come, al di là delle aperture elettorali, la costruzione di una linea comune resti uno dei principali nodi irrisolti.

A far esplodere il confronto è stata la presa di posizione del senatore M5s Stefano Patuanelli, che ha ribadito una linea netta: «Con noi al governo gli aiuti militari all’Ucraina cesserebbero». Una dichiarazione che non rappresenta una novità per i Cinque Stelle, ma che riaccende le tensioni proprio nel momento in cui si tenta di costruire un’alternativa di governo.

La linea del M5s: stop alle armi, priorità alla diplomazia

La posizione del Movimento 5 Stelle è coerente con quella espressa negli ultimi anni sia in Parlamento che a livello europeo: contrarietà alla prosecuzione dell’invio di armi a Kiev e spinta verso una soluzione negoziale.

Secondo Patuanelli, continuare a sostenere militarmente l’Ucraina rischia di prolungare il conflitto senza avvicinare una soluzione, rendendo necessario un cambio di strategia. Una visione che si colloca in una linea più prudente rispetto a quella euro-atlantica e che mira a privilegiare il terreno diplomatico.

La replica del Pd: “Gli aiuti ci sono e ci saranno”

La risposta dal Partito democratico è stata immediata e durissima. Il senatore Filippo Sensi ha replicato senza ambiguità: «Con loro di certo si fermeranno gli aiuti, sapendo bene da che parte stanno. Con noi, invece, gli aiuti ci sono stati, ci sono e ci saranno. Fatevene una ragione».

Una presa di posizione che riflette la linea consolidata del Pd, da sempre favorevole al sostegno militare a Kiev in linea con Nato e alleati europei. Il partito ha infatti votato a favore delle proroghe degli aiuti, confermando una collocazione chiaramente atlantista.

Lo scontro non è solo politico, ma strategico: riguarda il ruolo dell’Italia nello scenario internazionale e il posizionamento rispetto al conflitto tra Russia e Ucraina.

La posizione di Schlein: equilibrio difficile

In questo quadro, la segretaria del Pd Elly Schlein si muove su un terreno più complesso. In passato ha espresso dubbi sull’invio di armi, pur sostenendo poi in Parlamento le misure di supporto a Kiev.

Anche nelle ultime ore, la linea del Pd resta quella di mantenere il sostegno all’Ucraina, pur accompagnandolo con una forte insistenza sulla necessità di iniziative diplomatiche e politiche per arrivare a una soluzione negoziale. Una posizione che riflette il tentativo di tenere insieme sensibilità diverse all’interno del partito e della possibile coalizione.

Un nodo politico ancora irrisolto

Il caso Ucraina evidenzia una frattura profonda nel “campo largo”, difficilmente ricomponibile nel breve periodo. Da una parte c’è una visione che punta a interrompere l’invio di armi e a rilanciare la diplomazia; dall’altra una linea che considera il sostegno militare indispensabile per la difesa dell’Ucraina e degli equilibri europei.

Non si tratta di una divergenza marginale, ma di un tema strutturale che riguarda la credibilità internazionale di un’eventuale coalizione di governo. Le parole di Patuanelli e la replica di Sensi mostrano che, al momento, la sintesi sulla politica estera è ancora lontana.

Ed è proprio su questo terreno – più che sulle alleanze elettorali – che si misurerà la reale tenuta del progetto politico del centrosinistra.

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