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Confindustria attacca il governo sul decreto Fisco: scontro totale, tensione con Palazzo Chigi

Pubblicato: 28/03/2026 17:22

È scontro aperto tra Confindustria e il governo guidato da Giorgia Meloni sul nuovo decreto Fisco, approvato dal Consiglio dei ministri il 27 marzo. Le imprese parlano di misure penalizzanti e accusano l’esecutivo di aver tradito gli impegni presi nei mesi scorsi. Da Palazzo Chigi, intanto, si prova a contenere la tensione annunciando un confronto con le categorie produttive.

Le critiche degli industriali

Secondo il vicepresidente di Confindustria, Marco Nocivelli, il provvedimento colpisce in modo diretto le aziende che avevano già programmato investimenti contando sul credito d’imposta Transizione 5.0. Il decreto, infatti, introduce un taglio del 65% sull’agevolazione richiesta da chi aveva presentato domanda tra il 7 e il 27 novembre 2025.

Una scelta che, secondo gli industriali, rischia di avere effetti immediati sulla liquidità delle imprese, soprattutto per quelle che avevano già completato investimenti rilevanti. Il nodo principale riguarda il cambio delle regole in corsa: le aziende sostengono di aver agito sulla base di indicazioni fornite dallo stesso governo e ora si ritrovano con condizioni completamente diverse.

Non solo. Il nuovo impianto normativo esclude anche alcune tipologie di investimenti legati alle energie rinnovabili, in particolare gli impianti fotovoltaici ad alta efficienza registrati all’Enea. Una modifica che, secondo Confindustria, colpisce aziende che erano state spinte a investire proprio in quella direzione.

Le rassicurazioni mancate e il nodo fiducia

Alla base dello scontro c’è anche una questione politica oltre che economica. Gli industriali ricordano le rassicurazioni ricevute a novembre dai ministri Giancarlo Giorgetti, Tommaso Foti e Adolfo Urso, che avevano garantito la possibilità per le imprese cosiddette “esodate” del piano 5.0 di accedere agli incentivi alle condizioni previste.

Il cambio di rotta deciso con il decreto fiscale viene quindi letto come una rottura del patto di fiducia tra governo e sistema produttivo. Un elemento che pesa ancora di più in una fase economica già complessa e segnata da margini ridotti per le imprese.

La risposta del governo

A replicare alle critiche è stato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ha richiamato la necessità di rivedere le priorità alla luce di un “shock esterno” che ha modificato gli equilibri economici. Secondo il ministro, il governo deve ora scegliere con attenzione chi sostenere e con quali strumenti, valutando se destinare le risorse alle imprese del piano 5.0 oppure ad altri settori in difficoltà, come le aziende energivore o il comparto dei trasporti.

Una posizione che conferma come il decreto sia frutto di una revisione più ampia delle politiche economiche, ma che non basta a placare le tensioni con il mondo industriale.

Il tentativo di mediazione

Consapevole del rischio di uno scontro più profondo, il governo ha aperto alla possibilità di un tavolo di confronto con le categorie interessate. L’obiettivo è provare a ricucire il rapporto con Confindustria e trovare eventuali correttivi alle misure contestate.

Il confronto arriva in un momento politicamente delicato per l’esecutivo, già indebolito dopo l’esito del referendum sulla giustizia. In questo contesto, il rapporto con le imprese diventa un elemento cruciale per la tenuta complessiva della linea economica del governo.

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Ultimo Aggiornamento: 28/03/2026 18:39

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