
C’è un momento, nella vita di ogni gruppo WhatsApp, in cui qualcuno dovrebbe uscire. È chiaro a tutti, è nell’aria, è quasi scritto. E invece no. Resta. E da quel momento il gruppo non è più lo stesso.
È più o meno quello che sta succedendo con Daniela Santanchè. Non è più ministra, ma è ancora lì. Dentro la chat del governo. Silenziosa, immobile, ma presente. Come quel contatto che continua a leggere tutto senza mai scrivere, e tu lo vedi: “online”.
La cosa più straordinaria non è che sia rimasta. È che nessuno la toglie. Nessuno scrive: “Forse è il caso…”. Nessuno trova il coraggio di premere “rimuovi partecipante”. Perché alla fine, nei gruppi, funziona così: tutti pensano la stessa cosa, ma nessuno vuole essere quello che lo fa davvero.
E quindi il gruppo va avanti. Si parla di dossier, riunioni, emergenze. E intanto, lì sopra, compare il nome: Santanchè. Non interviene, non commenta, non mette nemmeno un pollice in su. Ma c’è. E basta quello.
C’è poi quel momento imbarazzante in cui qualcuno scrive qualcosa di serio, magari una decisione importante. E per un attimo tutti pensano: “E se rispondesse?”. Perché il vero terrore non è che resti. È che, all’improvviso, torni a parlare.
Intanto lei osserva. Dalla Versilia, dai social, da fuori. Ma in realtà anche da dentro. Perché finché sei nella chat, non sei mai davvero fuori. È una regola non scritta della politica e di WhatsApp: puoi dimetterti da tutto, ma non dal gruppo.
E così passano le ore. 24, 48, forse di più. Il silenzio si allunga, l’imbarazzo cresce, ma il nome resta lì. Fisso. Irrisolto. Come una notifica che nessuno vuole aprire.
Alla fine, diciamolo: uscire da un ministero è complicato. Ma uscire da un gruppo WhatsApp lo è molto di più.


