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Caso Salis, Donzelli annuncia interrogazione: “Era in camera con un pregiudicato”

Pubblicato: 29/03/2026 20:54

Il panorama politico italiano si accende nuovamente a seguito delle dichiarazioni rilasciate da Giovanni Donzelli, deputato e responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, in merito a un recente controllo di polizia che ha coinvolto l’europarlamentare Ilaria Salis. La vicenda, che ha avuto origine in un albergo, ha rapidamente superato i confini della cronaca locale per trasformarsi in uno scontro istituzionale e ideologico di ampio respiro. Al centro della polemica non vi è solo l’operato delle forze dell’ordine, ma soprattutto l’identità e il passato della persona che accompagnava la rappresentante di Alleanza Verdi e Sinistra durante il soggiorno. Donzelli ha sollevato dubbi sostanziali sulla figura dell’assistente parlamentare, innescando una reazione a catena che vede la maggioranza di governo chiedere trasparenza totale sull’utilizzo dei fondi pubblici e sulla selezione dei collaboratori presso le istituzioni europee.

La polemica sul controllo delle forze dell’ordine

Le tensioni sono esplose quando Ilaria Salis e diversi esponenti della sinistra hanno denunciato quello che hanno definito un pericolo per la democrazia, riferendosi a un controllo effettuato da alcuni agenti di polizia presso la sua camera d’albergo. Secondo la versione sostenuta dall’eurodeputata, l’intervento sarebbe stato privo di motivazioni valide e avrebbe rappresentato una forma di pressione politica o intimidazione. Tuttavia, la replica della maggioranza non si è fatta attendere e ha spostato il focus della discussione su quanto emerso dai verbali e dalle ricostruzioni giornalistiche successive. Giovanni Donzelli ha evidenziato come le grida allo scandalo sollevate dall’opposizione servirebbero a coprire una realtà ben più complessa e controversa legata alla presenza di altri soggetti all’interno della medesima struttura ricettiva.

Le rivelazioni sui precedenti dell’assistente parlamentare

Secondo quanto dichiarato da Donzelli, che cita fonti di stampa tra cui Il Giornale, nella camera d’albergo con Ilaria Salis era presente Ivan Bonnin, identificato come suo assistente al Parlamento Europeo. Il deputato di Fratelli d’Italia ha sottolineato con forza che non si tratta di una questione di vita privata o di gossip, ma di una rilevanza pubblica assoluta in quanto Bonnin risulterebbe essere un pregiudicato. Le accuse riportate indicano una condanna risalente al 2015 per reati gravi quali violenza privata e interruzioni di pubblico servizio aggravato. La figura di Bonnin viene descritta come quella di un personaggio noto alle cronache per episodi legati all’estremismo e alla violenza politica, sollevando interrogativi sulla natura del legame professionale che lo unisce a una rappresentante eletta dai cittadini nelle istituzioni comunitarie.

L’aspetto più critico della denuncia di Donzelli riguarda il fatto che l’assistente in questione sia pagato con i soldi pubblici, derivanti dai contributi dei contribuenti italiani ed europei. Il deputato ha rimarcato come sia inaccettabile che figure con precedenti penali così specifici e legati all’ordine pubblico possano ricoprire ruoli di fiducia all’interno del Parlamento Europeo. La critica si estende alla sinistra italiana, accusata di ergersi a casta e di ritenere i propri membri e collaboratori intoccabili, anche di fronte a evidenze giudiziarie. Il sospetto sollevato dalla maggioranza è che si stia tentando di normalizzare la presenza di soggetti radicali nelle stanze del potere, garantendo loro protezione e stipendi statali nonostante un passato segnato da condanne definitive per comportamenti violenti.

L’interrogazione parlamentare e le richieste di trasparenza

Per fare piena luce sulla vicenda, Giovanni Donzelli ha annunciato il deposito di una formale interrogazione parlamentare. L’obiettivo dell’atto ispettivo è quello di conoscere nel dettaglio tutti i precedenti penali e di polizia di questo accompagnatore della Salis. La richiesta mira a verificare se la nomina di Ivan Bonnin rispetti i criteri di onorabilità richiesti per i collaboratori parlamentari e se le istituzioni fossero a conoscenza del suo curriculum giudiziario. Donzelli conclude il suo intervento ribadendo che la trasparenza non deve avere colori politici e che è dovere del governo e delle camere vigilare affinché le risorse dei cittadini non vengano destinate a sostenere individui che hanno operato contro la legge e la serenità pubblica.

Il contesto delle reazioni politiche contrapposte

Mentre la maggioranza preme per ottenere risposte rapide, il clima politico resta incandescente. Da un lato vi è il fronte che difende l’operato della polizia come un normale atto di sicurezza e identificazione, dall’altro chi vede in queste azioni un attacco mirato a una figura simbolo delle lotte sociali della sinistra. Resta il fatto che la presenza di un assistente con condanne per violenza rappresenta un punto di debolezza argomentativo per chiunque invochi la superiorità morale delle proprie posizioni. Il dibattito è destinato a proseguire nelle aule parlamentari, dove si attende la risposta ufficiale del ministero competente per chiarire se la condotta degli agenti sia stata legittima e quale sia l’effettiva posizione giuridica del collaboratore della Salis.

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