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“Via Schlein, chi guiderà la sinistra”. Clamoroso Paolo Mieli: “Tocca a lui”

Pubblicato: 30/03/2026 18:29

A una settimana dal voto sulla riforma Nordio, il clima politico resta incandescente. Gli strascichi del referendum sulla giustizia continuano a farsi sentire, mentre i partiti cercano di riorganizzarsi dopo un risultato che molti consideravano prevedibile.

Secondo l’analisi di Paolo Mieli, emerge una contraddizione evidente: chi non ha fermato Giorgia Meloni prima del voto, ora suggerisce di accelerare verso elezioni anticipate. Un cambio di linea repentino che solleva interrogativi sulla gestione politica della vicenda.

La riforma è stata approvata con modalità definite “a colpi di blitz” e sottoposta al giudizio popolare, nonostante precedenti simili siano stati bocciati dagli elettori. Il risultato negativo, quindi, appare tutt’altro che sorprendente.

Nel centrodestra si apre così una fase di incertezza, con strategie ancora poco chiare. L’ipotesi di tornare alle urne sembra più una fuga in avanti che una reale soluzione ai problemi emersi dopo il voto.

Sul fronte opposto, il centrosinistra può rivendicare una vittoria politica. In particolare, Elly Schlein esce rafforzata dalla consultazione, avendo tenuto insieme un’alleanza ampia e articolata.

Un fronte che include figure molto diverse tra loro, come Matteo Renzi e Nicola Fratoianni, e che rappresenta un equilibrio politico tutt’altro che semplice da mantenere nel lungo periodo.

Ora però arriva la fase più delicata: trasformare questa intesa elettorale in un progetto di governo credibile. I nodi principali restano la legge elettorale, il programma comune e la definizione della leadership.

Proprio su quest’ultimo punto si concentra il dibattito sulle possibili primarie. Mettere in competizione Elly Schlein e Giuseppe Conte dopo un accordo condiviso rischia di apparire come una sfida dall’esito già scritto.

Da qui nasce una provocazione politica: lasciare spazio a Giuseppe Conte, forte dell’esperienza a Palazzo Chigi e percepito come figura più rassicurante per l’elettorato moderato. Una strategia già vista in passato con leader come Romano Prodi e Francesco Rutelli, a dimostrazione che, nella politica italiana, le alleanze contano quanto — se non più — delle leadership.

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