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Ancora tragedia a scuola, ragazzo uccide il suo compagno. Forze dell’ordine a sirene spiegate

Pubblicato: 31/03/2026 14:25

Il risveglio di San Cristóbal, nella provincia di Santa Fe, è stato squarciato dal suono sordo di quattro o cinque spari che hanno trasformato la scuola Mariano Moreno in un teatro di morte. Un ragazzo di soli 15 anni ha aperto il fuoco contro i suoi coetanei, uccidendo un compagno di due anni più giovane e lasciando altri due studenti feriti nel sangue. La dinamica, riportata con orrore dai testimoni oculari, racconta di una furia improvvisa interrotta solo dal coraggio di chi è riuscito a immobilizzare l’aggressore. Mentre la città argentina sprofonda nel dolore, emerge il profilo di un adolescente che nessuno avrebbe mai immaginato armato: un “bravo ragazzo” e “studioso”, descritto dai vicini come un giovane tranquillo che frequentava il club di basket locale. “Non ti aspetti che possa reagire così”, confessa una madre al quotidiano Clarin, sconvolta dall’abisso che separava l’immagine pubblica del quindicenne dalla sua realtà interiore.

Bullismo e ombre familiari: il baratro dietro la normalità

Dietro la facciata dell’alunno modello si nascondeva però un groviglio di sofferenza mai intercettato. L’avvocato Néstor Antonio Oroño ha confermato che il giovane era seguito da uno psicologo e che in passato «ha avuto tentativi di autolesionismo, come tagliarsi le braccia». Un ragazzo introverso, perso tra lo schermo di un computer e le ritorsioni dei compagni. Pare infatti che il quindicenne fosse vittima di sistematici episodi di bullismo, un disagio che aveva confidato alla madre e che era stato segnalato all’istituto, senza che però venisse preso alcun provvedimento. A questo si aggiunge un contesto domestico esplosivo: testimonianze anonime parlano di una madre con problemi psichici e di un padre con un passato di violenza e droga, arrivato anni fa a segnare la memoria del quartiere per aver «rinchiuso un creditore in un capanno» per picchiarlo.

Il sindaco di San Cristóbal, Marcelo Andreychuk, ha espresso incredulità, sottolineando che non vi erano state avvisaglie né denunce che lasciassero presagire una simile strage. Eppure, tra i corridoi, si mormora di minacce agghiaccianti pronunciate dal ragazzo nei giorni precedenti, quando avrebbe dichiarato di voler uccidere tutti. Mentre il municipio decreta 48 ore di lutto e la scuola viene evacuata, l’attenzione resta alta per i feriti: il più grave, un tredicenne colpito al volto e al collo, è stato trasferito in codice rosso all’ospedale Orlando Alassia di Santa Fe. Resta l’amaro interrogativo su come un giovane che «ci porta la bombola del gas tutti i giorni» possa essersi trasformato nel carnefice dei suoi stessi amici.

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