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Covid, nuova variante Cicada: cos’è, i sintomi e quali sono i rischi. Pregliasco: “Rimarrà per anni”

Pubblicato: 31/03/2026 09:05

Una nuova variante del Covid-19 torna a richiamare l’attenzione della comunità scientifica internazionale. Denominata BA.3.2 e soprannominata “Cicada”, questa mutazione del virus si sta diffondendo con crescente rapidità, in particolare negli Stati Uniti, dopo essere stata individuata per la prima volta in Sudafrica alla fine del 2024. Gli esperti monitorano con attenzione la sua evoluzione, soprattutto per le numerose modifiche genetiche che potrebbero influenzarne la trasmissibilità.
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Caratteristiche della variante Cicada

La variante BA.3.2 appartiene alla famiglia di Omicron e ha iniziato a circolare in modo silenzioso già negli ultimi mesi del 2024. Solo nel corso del 2025 ha mostrato una diffusione più evidente, emergendo tra le varianti sotto osservazione.

Ciò che distingue Cicada è soprattutto l’elevato numero di mutazioni, che la rende significativamente diversa rispetto ai ceppi più recenti del virus. Questa peculiarità ha spinto gli esperti a intensificare le attività di sorveglianza, per comprendere meglio il suo comportamento epidemiologico.

Mutazioni e risposta immunitaria

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda le modifiche alla proteina Spike, la struttura che il virus utilizza per entrare nelle cellule umane. La variante presenta tra le 70 e le 75 mutazioni genetiche, un numero particolarmente alto che potrebbe incidere sulla capacità del sistema immunitario di riconoscerla rapidamente.

Nonostante questo, i vaccini attualmente in uso, sviluppati sulla base del lignaggio JN.1, continuano a offrire protezione contro le forme più gravi della malattia. Tuttavia, la risposta immunitaria potrebbe risultare meno immediata, lasciando spazio a una maggiore diffusione dei contagi.

Diffusione globale e scenario attuale

La circolazione della variante BA.3.2 ha assunto dimensioni internazionali nel corso del 2025. A febbraio 2026, la sua presenza è stata rilevata in 23 Paesi, segno di una diffusione ormai consolidata.

Negli Stati Uniti, il primo caso è stato identificato nel giugno 2025 in un viaggiatore. Successivamente, tracce del virus sono state individuate anche nelle acque reflue e in numerosi pazienti distribuiti in diversi Stati, confermando una circolazione attiva sul territorio.

La capacità del virus di mutare rapidamente rappresenta uno dei principali fattori alla base della sua persistenza: un meccanismo evolutivo che consente al SARS-CoV-2 di adattarsi e continuare a diffondersi.

Rischi e misure di prevenzione

Al momento, non emergono segnali che la variante Cicada provochi forme cliniche più gravi rispetto a quelle già osservate con altre varianti recenti. Tuttavia, la sua diversità genetica potrebbe favorire un incremento dei contagi, soprattutto in una popolazione che non dispone di una risposta immunitaria specifica.

Per questo motivo, restano centrali le misure di prevenzione già consolidate: proteggere i soggetti più fragili, evitare contatti in presenza di sintomi e mantenere un’adeguata igiene personale, in particolare delle mani e delle vie respiratorie.

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Il parere degli esperti

Secondo il virologo Fabrizio Pregliasco, l’emergere di nuove varianti non rappresenta un evento inatteso. Il SARS-CoV-2, infatti, è ormai considerato un virus endemico destinato a rimanere nel tempo, con cicliche ondate di contagi.

La sua continua capacità di mutazione costituisce un vantaggio evolutivo, rendendo la sua diffusione più simile a quella dell’influenza. Anche nel caso della variante BA.3.2, ogni mutazione può contribuire a fenomeni di immunoevasione, generando nuove ondate di infezioni, seppur con quadri clinici generalmente meno severi.

Per quanto riguarda l’Italia, l’arrivo della variante è ritenuto probabile, considerando i flussi internazionali di viaggio. Sul fronte della prevenzione, il richiamo vaccinale continua a rappresentare uno strumento efficace, in particolare per le categorie più vulnerabili, mentre per la popolazione generale si prospetta una gestione simile a quella dell’influenza stagionale.

Polemiche social contro Pregliasco

Le dichiarazioni di Fabrizio Pregliasco hanno nel frattempo acceso il dibattito sui social, dove non sono mancate critiche e reazioni contrastanti. Alcuni utenti hanno contestato le sue parole sulla convivenza con il virus e sulla strategia vaccinale, alimentando discussioni spesso polarizzate.

Il confronto online si è concentrato soprattutto sul tema della gestione futura del Covid-19 e sull’opportunità dei richiami periodici, con posizioni divergenti tra chi sostiene la linea prudente degli esperti e chi invece esprime scetticismo. Un clima che riflette come, a distanza di anni dall’inizio della pandemia, il tema continui a dividere l’opinione pubblica.

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