
Si concentra sulla ricostruzione della sequenza dei fatti la strategia difensiva del cardiochirurgo Guido Oppido, ascoltato per oltre tre ore dal gip di Napoli nell’ambito dell’inchiesta sul trapianto di cuore fallito del piccolo Domenico Caliendo, morto lo scorso 21 febbraio. Al centro del procedimento, la richiesta di misura interdittiva avanzata dalla Procura e attualmente al vaglio del tribunale.
Secondo quanto sostenuto dagli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, il medico avrebbe operato seguendo una tempistica coerente con le procedure, senza essere a conoscenza del presunto danneggiamento dell’organo arrivato da Bolzano. Una versione che si discosta da quella emersa finora attraverso le sommarie informazioni testimoniali raccolte dagli inquirenti.
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Le accuse di falso e il nodo della cartella clinica
L’indagine vede Oppido e la sua vice, la cardiochirurga Emma Bergonzoni, accusati di falso in relazione alle presunte modifiche apportate alla cartella clinica del piccolo paziente. Proprio su questo punto si concentra una parte rilevante della difesa, che mette in discussione l’attendibilità di alcuni documenti sanitari.
“Ci sono dati che risultano incomprensibili e non giustificabili”, sostengono i legali, facendo riferimento in particolare alla documentazione relativa alla circolazione extracorporea. Secondo la difesa, tali incongruenze renderebbero inattendibile la ricostruzione accusatoria, rafforzando invece la tesi della correttezza dell’operato medico.

Le prove documentali e la sequenza temporale
Tra gli elementi portati all’attenzione del giudice figurano anche materiali fotografici e video che, secondo i difensori, contribuirebbero a chiarire la dinamica degli eventi in sala operatoria il giorno del trapianto, il 23 dicembre.
Una fotografia scattata nel primo pomeriggio mostrerebbe la presenza del box frigo contenente l’organo già all’interno della sala operatoria. A questa si aggiunge un video registrato pochi minuti dopo, in cui si vede ancora il cuore del bambino in funzione sul tavolo chirurgico.
Sulla base di questi elementi e dei tempi tecnici necessari per avviare l’intervento, la difesa sostiene che le operazioni propedeutiche al trapianto di cuore sarebbero iniziate solo dopo l’arrivo dell’organo del donatore. Una circostanza ritenuta centrale per dimostrare la corretta sequenza degli eventi.
L’audizione della vice Bergonzoni
Prima dell’interrogatorio di Oppido, anche la dottoressa Emma Bergonzoni è stata ascoltata dal gip. La professionista, assistita dall’avvocato Vincenzo Maiello, avrebbe risposto alle domande “con sofferenza emotiva”, fornendo però una ricostruzione dettagliata e coerente di quanto accaduto.
Secondo il legale, il racconto della cardiochirurga non coinciderebbe con quanto riferito da altri testimoni ascoltati durante le indagini, evidenziando ulteriori discrepanze nella ricostruzione complessiva dei fatti.

Indagini in corso e decisione attesa
Il caso resta ora nelle mani del giudice, chiamato a decidere sulla richiesta di interdittiva nei confronti dei due medici. Intanto, il confronto tra accusa e difesa si concentra su elementi tecnici e documentali che potrebbero risultare determinanti per chiarire eventuali responsabilità.
Al centro dell’inchiesta rimangono la gestione del trapianto, le condizioni dell’organo e la veridicità delle annotazioni cliniche, in un quadro complesso che continua a sollevare interrogativi sulla catena operativa e sulle procedure adottate.


