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“È lui la vittima”. Incidente devastante, il famoso italiano muore sul colpo: una famiglia distrutta

Pubblicato: 03/04/2026 10:36
Morto Incidente

Una notte improvvisa e drammatica ha spezzato la vita di un imprenditore italiano di 86 anni: è morto sul colpo in un violento incidente stradale in Costa Rica. Erano le 23.43 tra mercoledì e giovedì quando, secondo quanto riportato dai giornali locali, l’auto su cui viaggiava si è schiantata contro i piloni dell’ingresso autostradale. Un impatto devastante, che non gli ha lasciato scampo.
Le autorità hanno disposto l’autopsia. In questo quadro, tra le ipotesi più accreditate resta quella di un malore improvviso, che potrebbe aver causato la perdita di controllo del veicolo: un dettaglio che, se confermato, aggiunge un ulteriore elemento di amarezza a una tragedia già totale.

L’ultima corsa verso l’aeroporto

Secondo le ricostruzioni, l’uomo era diretto in aeroporto per accogliere un amico in arrivo. L’idea era quella di trascorrere insieme alcuni giorni tra le spiagge del Paese, affacciate sia sul Mar dei Caraibi che sull’Oceano Pacifico: un piano semplice, da vacanza “di quelle belle”, spezzato in pochi secondi.

Quel tragitto, però, racconta anche molto del suo stile di vita: nonostante l’età, continuava a muoversi, organizzare, fare. Viveva in Costa Rica da oltre trent’anni, dove aveva costruito una seconda vita senza smettere di lavorare. Come raccontano i figli Amedeo, Enrico e Romina, “nonostante l’età, era una di quelle persone incapaci di rimanere ferme con le mani in mano”.

Ambulanza e soccorsi dopo un grave incidente stradale

Chi era Romano Bartoli, l’imprenditore italiano morto nell’incidente

La storia di Romano Bartoli affonda le radici in Emilia, tra Casina e il Villaggio Foscato, alle porte di Reggio Emilia. Qui era cresciuto distinguendosi fin da giovane per intraprendenza e curiosità. A ricordarlo, come riportato da La Gazzetta di Reggio, è anche il nipote Alberto Terzi, che ne traccia un ritratto vivido: “Mio zio è nato imprenditore – dice Terzi –. Da piccolo si dava da fare con la chimica, ma le sue passioni erano tantissime”.

Poco più che ventenne, Bartoli si era già messo in proprio. Un percorso che lo avrebbe portato a fondare aziende come Bartoli Srl e Breamobil, diventate negli anni Settanta punti di riferimento in Italia nella produzione di semilavorati per mobili: un’idea di impresa concreta, tipica di una generazione capace di costruire dal nulla.

Una vita a più velocità, tra lavoro e motori

Accanto al lavoro, coltivava una passione autentica per i motori. Una passione che lo portò anche nel mondo delle corse e che, nel tempo, intrecciò la sua strada con quella del pilota reggiano Mauro Baldi, con cui instaurò un legame significativo.

Bartoli gareggiava sotto lo pseudonimo di “Bramen”, un nome che racchiudeva tutta la sua filosofia di vita: “Bartoli Romano, se vinco bene altrimenti amen”. Con questo spirito prese parte anche a competizioni prestigiose come la Targa Florio del 1974, arrivando a conquistare un titolo italiano nei prototipi.

Reinventarsi sempre, fino alla scelta Costa Rica

Nel corso degli anni seppe reinventarsi più volte, spaziando tra settori diversi e anticipando spesso i tempi. I familiari ricordano anche un progetto innovativo realizzato vicino a Pordenone, dove costruì il primo albergo a gas d’Italia in collaborazione con Italgas, struttura che venne utilizzata dai militari americani durante la guerra in Jugoslavia.

Poi arrivò il viaggio destinato a cambiare tutto: quello in Costa Rica, inizialmente per vacanza, ma destinato a diventare una scelta di vita. È qui che la sua storia prende un’altra direzione, lontano dai percorsi prevedibili.

Incidente mortale in Costa Rica, immagine collegata alla vicenda di Romano Bartoli

La seconda vita in Costa Rica e il ritorno mancato

Ed è proprio nella seconda parte della sua esistenza che Bartoli costruisce un nuovo capitolo. In un Paese allora poco sviluppato, intuì opportunità che altri non vedevano. “Ha intuito prima di altri, come è accaduto spesso nel corso della sua vita, le potenzialità di un Paese che ai tempi non aveva nulla. In Costa Rica ha fatto di tutto. Era un imprenditore agricolo, un agente immobiliare, un viaggiatore”.

Nel Guanacaste possedeva un albergo affacciato sul Pacifico, oltre a terreni, coltivazioni di tè e numerose attività. Un mosaico di impegni e progetti che descrive bene il suo modo di stare al mondo: fare, costruire, muoversi, anche quando molti avrebbero scelto di rallentare.

L’ultimo viaggio e le parole della figlia

Negli ultimi anni, però, era cresciuto in lui il desiderio di tornare alle origini, a Reggio Emilia, dove oggi vive il figlio Enrico. Un ritorno che non ha fatto in tempo a realizzare, ma che si compirà simbolicamente con l’ultimo viaggio: dopo una prima cerimonia funebre in Costa Rica e la cremazione, le sue ceneri saranno riportate in Italia per le esequie con i familiari.

A chiudere il racconto è il ricordo intenso della figlia Romina, ventitreenne e neolaureata alla Università Bocconi, che affida alle parole un saluto carico di affetto: “Eri un uomo che ha fatto tantissimi mestieri, ma soprattutto un padre. Sarai sempre il mio primo grande amore. Che la tua gioia di vivere contagi sempre i tuoi cari, e come mi avevi detto un paio di giorni fa: la vita è felice, è un mosaico di momenti”.

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