
Nuovi accertamenti per fare luce sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute nel dicembre scorso a Pietracatella, in provincia di Campobasso, nel caso che ruota attorno alla sospetta assunzione di ricina, una delle tossine vegetali più potenti conosciute.
L’inchiesta della Procura di Larino si concentra ora sui cibi conservati nelle abitazioni della famiglia. Per questo motivo i magistrati hanno deciso di ampliare il gruppo di consulenti incaricati delle analisi, coinvolgendo anche specialisti del Robert Koch Institut di Berlino, centro di ricerca che avrebbe sviluppato metodologie in grado di individuare eventuali tracce della tossina anche molti mesi dopo l’esposizione.
Sotto esame settanta alimenti sequestrati
Al centro dei nuovi approfondimenti ci sono circa 70 alimenti sequestrati nei giorni successivi ai decessi nelle abitazioni dei Di Vita e dell’anziana madre di Gianni Di Vita. Si tratta soprattutto di prodotti conservati in frigoriferi e freezer che saranno sottoposti ad analisi per verificare l’eventuale presenza di ricina.
Le verifiche, tuttavia, non riguarderanno soltanto il cibo. Gli esperti dovranno esaminare anche indumenti, mobili e oggetti presenti nell’abitazione, attraverso un nuovo sopralluogo finalizzato a individuare eventuali elementi compatibili con l’ipotesi di avvelenamento.
Accertamenti anche sui sopravvissuti
Parallelamente proseguono gli esami su Gianni Di Vita e sulla figlia Alice, gli unici sopravvissuti al pasto finito sotto la lente degli investigatori.
In particolare, sarà verificata la possibile presenza di anticorpi contro la ricina, per stabilire se anche loro possano essere entrati in contatto con la sostanza tossica.
Secondo quanto emerso finora, Alice non avrebbe mai accusato sintomi riconducibili a un avvelenamento. Diversa la situazione di Gianni Di Vita, che dopo alcuni malori era stato ricoverato presso l’ospedale Spallanzani di Roma, senza tuttavia sviluppare condizioni cliniche gravi. Gli esami effettuati nei mesi scorsi avevano dato esito negativo, ma non avevano consentito di escludere in maniera definitiva una possibile esposizione al veleno.
L’esito delle nuove analisi potrebbe rivelarsi decisivo per chiarire se Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita siano state realmente uccise dalla ricina e, soprattutto, per comprendere in che modo la tossina possa essere entrata nella loro quotidianità.


