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Pentagono cambia vertice, Trump ridisegna l’esercito: via Randy George su richiesta di Hegseth

Pubblicato: 03/04/2026 07:50

Il cambio arriva improvviso ma tutt’altro che sorprendente nel clima che si respira a Washington. Il Pentagono si muove lungo una linea sempre più politica, dove le nomine militari non sono più soltanto il risultato di carriere e gerarchie, ma diventano strumenti diretti di una visione strategica. In questo contesto maturano le dimissioni immediate del capo di Stato maggiore dell’esercito Usa, un passaggio che segna una frattura netta nella gestione delle forze armate americane sotto la nuova fase della presidenza Trump.

La decisione riguarda il generale Randy George, fino a ieri al vertice della Us Army, e arriva su richiesta diretta del segretario alla Difesa Pete Hegseth, figura chiave nell’attuale assetto politico-militare. Il messaggio che emerge è chiaro: non si tratta di un semplice avvicendamento, ma di una sostituzione funzionale a un cambio di direzione, in cui il rapporto tra comando militare e indirizzo politico si fa sempre più stretto e meno mediato.

Una rimozione politica travestita da turnover

Secondo quanto riferito da fonti vicine alla Cbs, Hegseth avrebbe considerato George un ostacolo rispetto ai propri piani di sviluppo dell’esercito. Una valutazione che, pur non esplicitata ufficialmente nei toni più duri, si traduce nella formula ormai consueta del “cambio di leadership necessario”. Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, ha confermato che George “si ritirerà con effetto immediato”, accompagnando l’annuncio con i ringraziamenti istituzionali per il servizio svolto.

Dietro la comunicazione formale, però, si intravede un passaggio più profondo. La volontà di sostituire il capo di Stato maggiore con una figura “più adatta” a portare avanti la visione del presidente Donald Trump indica un allineamento sempre più diretto tra vertice politico e comando militare. Non un semplice aggiornamento, ma una vera ridefinizione degli equilibri interni, dove la fedeltà strategica conta quanto, se non più, dell’esperienza operativa.

Il nuovo corso con LaNeve

Al posto di George subentra il generale Christopher LaNeve, già vice capo di Stato maggiore e figura considerata vicina allo stesso Hegseth. Un profilo descritto come “leader collaudato”, con una lunga esperienza operativa, ma soprattutto come uomo di fiducia del segretario alla Difesa. Un dettaglio che pesa più di ogni curriculum nella lettura politica di questa nomina.

L’arrivo di LaNeve rappresenta il primo tassello concreto di una trasformazione più ampia dell’esercito americano, in cui la catena di comando viene progressivamente riallineata alla visione della Casa Bianca. Dopo il caso della procuratrice generale Pam Bondi, anche questo passaggio conferma una tendenza: la costruzione di un apparato statale sempre più coerente con l’indirizzo politico del presidente. Una strategia che rafforza il controllo, ma che apre inevitabilmente interrogativi sull’equilibrio tra autonomia militare e potere politico.

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