Vai al contenuto

Gerusalemme, Pasqua senza fedeli: il Santo Sepolcro chiuso e una comunità che teme di scomparire

Pubblicato: 04/04/2026 08:26

Gerusalemme si prepara a vivere una Pasqua senza precedenti, segnata da silenzi, cancelli chiusi e una città che per la prima volta si svuota dei suoi fedeli nel momento più sacro dell’anno. Le pietre della Città Vecchia, solitamente attraversate da processioni e preghiere, restano immobili, mentre il cuore spirituale del cristianesimo – il Santo Sepolcro – diventa inaccessibile. Non è solo una questione religiosa: è la fotografia di una comunità che si assottiglia, che perde spazio, voce e presenza nella propria terra.

A raccontarlo è chi vive ogni giorno questa realtà. René, 64 anni, parla con una lucidità che ha il peso della memoria: non ha mai saltato una Pasqua in vita sua, nemmeno nei momenti più difficili del passato. Eppure quest’anno, per la prima volta, sarà costretto a seguirla da lontano, davanti a uno schermo. Non è solo una rinuncia personale, ma il simbolo di una frattura più ampia, che riguarda migliaia di cristiani palestinesi sempre più isolati.

Il crollo della presenza cristiana

I numeri raccontano una trasformazione lenta ma inesorabile. Se nel 1948 i cristiani rappresentavano circa il 20% della popolazione di Gerusalemme e negli anni successivi arrivavano al 29% nella parte orientale, oggi la loro presenza è scesa sotto il 2%. A Gerusalemme est si contano appena 5.500 cristiani palestinesi, una minoranza ormai fragile, compressa tra difficoltà economiche, restrizioni e un progressivo esodo verso Europa e America.

René descrive una realtà fatta di mancanze concrete: casa, lavoro, scuole per i figli. Solo nell’ultimo anno, circa 2.000 famiglie hanno lasciato città come Gerusalemme, Betlemme e Beit Jala. Il rischio, avverte, è che nel giro di dieci anni questa comunità diventi “una goccia nell’oceano”. Non è una previsione astratta, ma la prosecuzione di una tendenza già evidente, che svuota lentamente la presenza cristiana nella Terra Santa.

Il blocco della Pasqua e la tensione crescente

Le restrizioni imposte dalle autorità israeliane hanno colpito direttamente le celebrazioni pasquali. L’accesso alla Città Vecchia è stato vietato, così come i tradizionali permessi per i cristiani della Cisgiordania. Le strade sono rimaste vuote, senza pellegrini né processioni, mentre anche figure religiose di primo piano hanno incontrato ostacoli. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, ha percorso la Via Crucis in solitudine, dopo essere stato fermato nei giorni precedenti durante le celebrazioni della Domenica delle Palme.

In questo contesto, la Chiesa resta uno dei pochi punti di riferimento per la comunità, offrendo sostegno concreto attraverso alloggi e aiuti per l’istruzione. Ma il quadro generale resta segnato da una tensione crescente, che non riguarda solo la sicurezza, ma anche la possibilità stessa di vivere una dimensione religiosa condivisa.

René, nonostante tutto, non rinuncia a tentare. Vuole entrare comunque nella Città Vecchia, anche dopo essere stato respinto. È un gesto semplice, quasi ostinato, che racconta più di qualsiasi analisi: restare, anche quando tutto sembra spingere ad andarsene.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure