
Il terremoto politico seguito al referendum costituzionale continua a produrre effetti concreti sugli equilibri italiani. Il quadro resta incerto e segnato da tensioni nella maggioranza, mentre il centrodestra perde terreno e il centrosinistra riduce il divario. Sullo sfondo resta l’ipotesi di elezioni anticipate, mai del tutto esclusa nonostante i tentativi di rassicurazione del governo.
In questo clima, la premier Giorgia Meloni prova a chiudere rapidamente il caso politico legato alle dimissioni al Turismo, con la nomina di Gianmarco Mazzi. Una mossa che punta a ristabilire stabilità, ma che non sembra sufficiente a fermare l’erosione dei consensi registrata negli ultimi giorni.
Centrodestra in calo, si avvicina il campo progressista
Secondo l’ultimo sondaggio realizzato da Emg per il Tg3 Linea Notte, il centrodestra perde complessivamente lo 0,6% e si attesta al 45,2%. Una flessione che consente al centrosinistra di avvicinarsi sensibilmente, salendo al 44,9% grazie a una crescita dello 0,6%.
Il calo riguarda in particolare Fratelli d’Italia, che scende al 27%, tornando stabilmente sotto la soglia del 30% dopo mesi. Seguono Forza Italia all’8,7%, la Lega all’8% e Noi moderati all’1,5%. Dall’altra parte, il Partito democratico si conferma seconda forza al 22,7%, mentre il Movimento 5 Stelle si attesta al 12%.
Cresce Futuro Nazionale e si muove il centro
A emergere è soprattutto la crescita di Futuro Nazionale, che guadagna l’1,6% e raggiunge il 3,6%, segnale di un possibile riassestamento nell’area centrista e tra gli elettori più mobili. Al contrario, le altre formazioni fuori dai due principali schieramenti mostrano difficoltà: Azione si ferma al 2,7%, mentre il Partito Liberaldemocratico scende all’1,2%.
Nel campo progressista, Alleanza Verdi e Sinistra si attesta al 6%, mentre Italia Viva è al 2,2% e +Europa al 2%. In calo anche Democrazia sovrana e popolare, che perde lo 0,2% fermandosi all’1,4%.
Affluenza in crescita e fattore energia
Un segnale positivo arriva invece dal fronte della partecipazione: l’affluenza stimata cresce del 4% rispetto alla precedente rilevazione, raggiungendo il 62%. Un dato che potrebbe incidere sugli equilibri futuri, rendendo il quadro ancora più competitivo.
A pesare sul consenso della maggioranza è anche il tema dell’energia, con l’aumento dei prezzi legato alla crisi internazionale e alla guerra in Iran. Il prolungamento del taglio delle accise fino al 1° maggio non sembra aver avuto effetti significativi, contribuendo a mantenere alta la pressione sull’esecutivo.


