
Non è rientrato dal permesso pasquale e di lui, ancora una volta, si sono perse le tracce. Elia Del Grande, oggi cinquantenne, è di nuovo in fuga: una seconda evasione in meno di sei mesi che riapre una vicenda giudiziaria e umana tra le più inquietanti degli ultimi decenni. L’uomo si trovava nella casa-lavoro di Alba, dove stava scontando una misura di sicurezza, ma domenica 5 aprile non ha fatto ritorno. È l’ennesima scomparsa che rimette in moto la macchina delle ricerche e solleva interrogativi sulla gestione di soggetti considerati ancora socialmente pericolosi.
Alle spalle di Del Grande c’è una storia che risale al 1998 e che ha segnato profondamente il territorio del Varesotto. All’epoca aveva poco più di vent’anni quando, nella notte tra il 6 e il 7 gennaio, uccise a colpi di fucile il padre, la madre e il fratello nella loro casa di Cadrezzate. Un triplice omicidio passato alla cronaca come la strage dei fornai, dal mestiere della famiglia, molto conosciuta in zona.
La strage che sconvolse Cadrezzate
Quel massacro familiare fu il punto di rottura di una traiettoria già segnata da tensioni e instabilità. Le indagini dell’epoca ricostruirono un contesto difficile, fatto di conflitti domestici e fragilità personali che sfociarono in una violenza improvvisa e devastante. Dopo il delitto, Del Grande tentò la fuga ma venne fermato poco dopo e riportato in Italia.
Il processo si concluse con una condanna a 30 anni di carcere, ridotta rispetto all’ergastolo per il riconoscimento della semi-infermità mentale. Negli anni successivi ha scontato gran parte della pena, arrivando poi alla libertà vigilata. Proprio la valutazione della sua pericolosità sociale ha portato i giudici a disporre il trasferimento in una casa-lavoro, una misura pensata per accompagnare il reinserimento ma anche per mantenere un controllo costante sul soggetto.
Due fughe in pochi mesi
La fuga di questi giorni non è un episodio isolato. Già a novembre Del Grande si era allontanato da una struttura analoga nel Modenese, facendo perdere le sue tracce per alcuni giorni prima di essere rintracciato. Un precedente che oggi pesa, perché dimostra una capacità di eludere i controlli e di muoversi senza lasciare segnali immediati.
Ora la scena si ripete, con modalità simili e lo stesso esito: un uomo che non rientra, un sistema che si accorge dell’assenza e una nuova caccia che si apre. Le ricerche sono scattate subito, ma il tempo trascorso dal mancato rientro rende tutto più complesso. E torna inevitabile una domanda: quanto è davvero possibile controllare chi ha già dimostrato di sapersi sottrarre alle regole?
La storia di Del Grande non è solo cronaca giudiziaria. È un caso che mette insieme memoria, sicurezza e gestione del fine pena. Una storia che non si è mai davvero chiusa e che continua a riemergere ogni volta che quell’uomo sparisce nel nulla.


