
Il rettangolo verde saluta uno dei suoi protagonisti più enigmatici. Aaron Ramsey, l’ex diamante dell’Arsenal e meteora di lusso della Juventus, ha appeso ufficialmente gli scarpini al chiodo a 35 anni. Una carriera brillante, seppur costellata da troppi infortuni, che si chiude con un annuncio secco affidato ai social: “Non è una decisione facile da prendere. Dopo un’attenta riflessione, ho deciso di ritirarmi dal calcio”. Ma oltre ai trofei e alle giocate di classe, il gallese porta con sé una delle leggende metropolitane più inquietanti e discusse della storia dello sport: la macabra coincidenza che legava i suoi gol alla scomparsa di personaggi illustri. Una diceria trasformatasi in “maledizione” che ha trasformato ogni sua esultanza in un momento di ansia collettiva per lo star system mondiale.
Dallo scetticismo alla leggenda: la scia di sangue di Ramsey
Tutto ebbe inizio nel lontano 2009, quando una rete contro il Portsmouth anticipò di soli tre giorni la morte del senatore Ted Kennedy. Fu solo il primo atto di una sequenza che, nel 2011, assunse contorni quasi statistici. In quell’anno, i gol di Ramsey parvero scandire la fine di epoche intere: a maggio segnò al Manchester United e il giorno dopo fu ucciso Osama Bin Laden; a ottobre colpi il Tottenham e tre giorni dopo si spense il genio di Steve Jobs. Pochi giorni ancora e una sua rete al Marsiglia precedette la fine violenta del leader libico Muammar Gheddafi. Quello che era nato come un gioco di cattivo gusto sui forum divenne un caso internazionale, con il centrocampista costretto spesso a sorriderne per esorcizzare il peso di una fama decisamente sinistra.
L’elenco, nel corso degli anni, è diventato una vera e propria cronologia del lutto. Nel 2012 toccò a Whitney Houston, trovata morta poche ore dopo una sua marcatura; nel 2013 fu il turno dell’attore Paul Walker. La “maledizione” non ha risparmiato icone della musica e del cinema come David Bowie, Alan Rickman e Robin Williams. Nel 2019, una singola rete portò con sé una tragica “combo”: i decessi di Keith Flint dei Prodigy e dell’idolo dei teenager Luke Perry. Anche il finale di carriera non è stato da meno: lo scorso anno la vittima fu Steve Harwell, mentre l’ultimo gol siglato in Messico con i Pumas, il 31 agosto scorso, ha preceduto di pochi giorni la scomparsa dell’indimenticabile stilista Giorgio Armani, avvenuta il 4 settembre.
Oggi che Ramsey si ritira, i collezionisti di statistiche e i complottisti tirano un sospiro di sollievo, ma resta il ricordo di un calciatore di immenso talento che ha vissuto in bilico tra la gioia del campo e l’ombra di un destino beffardo. La sua uscita di scena segna la fine di un’era in cui un semplice pallone che gonfiava la rete poteva far tremare le colline di Hollywood o i palazzi del potere.


