
Il Medio Oriente esce da una notte che sembrava destinata a cambiare la storia. Le minacce di distruzione totale si sono trasformate, nel giro di poche ore, in una tregua fragile e condizionata. Donald Trump parla ora di “Vittoria totale”, mentre riapre il nodo strategico dello Stretto di Hormuz.
Dopo l’annuncio, però, Trump s’infuria con i media americani e minaccia di “tornare subito in guerra se la tregua non regge; poi parla anche di collaborazione con Teheran sul nucleare, trattativa in corso. Intanto si muove anche l’Europa, con la presidente Von der Leyen che parla di “passo importante” e la vicepresidente e rappresentante degli affari esteri Kaja Kallas oggi in Arabia Saudita. Da Mosca la portavoce del ministro degli esteri parla di “fallimento dell’approccio militare” contro l’Iran. Venerdì vertice Usa-Iran in Pakistan, parteciperà anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian.
21:40 – Vance: «Vogliamo che l’Iran non ottenga l’arma nucleare»
«Vogliamo che l’Iran non ottenga l’arma nucleare. Incoraggio Teheran a sedersi al tavolo dei negoziati». Lo ha dichiarato il vicepresidente Usa Vance atterrando a Budapest.
21:37 – Vance: «Negoziati e apertura Hormuz, senza queste cose la guerra va avanti»
Dopo la tregua ci sono i negoziati e l’apertura di Hormuz, senza queste cose la guerra va avanti». Lo ha detto il vicepresidente JD Vance. Aggiungendo: «Gli iraniani devono fare il passo successivo o Trump ha la possibilità di tornare in guerra».

21.10 Ghalibaf: “Usa hanno violato cessate il fuoco”
Il Presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha affermato che “gli Stati Uniti hanno violato tre disposizioni fondamentali del cessate il fuoco ancor prima dell’inizio dei negoziati: l’invasione del Libano, la violazione dello spazio aereo iraniano e la negazione del diritto all’arricchimento dell’uranio. Dopo queste violazioni, un cessate il fuoco o negoziati bilaterali sono irragionevoli. Fin dall’inizio, abbiamo seguito l’attuale processo con scetticismo e, come previsto, gli Stati Uniti hanno violato i loro impegni ancor prima dell’inizio dei negoziati”.
20.35 Trump valuta ritiro dalla Nato
Donald Trump sta ancora pensando al ritiro degli Stati Uniti dalla Nato. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, precisando che il presidente ne parlerà con il segretario dell’Alleanza Mark Rutte che incontrerà oggi.
20.27 Casa Bianca: “Primo round negoziati sabato, ci sarà Vance”
Il primo round dei negoziati con l’Iran si svolgerà “sabato mattina” a Islamabad. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, annunciando che la delegazione Usa sarà guidata dal vicepresidente JD Vance e ne faranno parte Steve Witkoff e Jared Kushner.
17.22 Tajani: “Convocato ambasciatore israeliano”
“Ho appena dato indicazioni di convocare al Ministero degli Esteri l’ambasciatore di Israele in Italia, per chiarire quanto accaduto oggi in Libano. I militari italiani non si toccano”. Lo scrive su X il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

17.15 Spari contro convoglio italiano
“Una colonna italiana dell’Unifil che portava elementi a Beirut per il rimpatrio è stata bloccata dall’Idf. I colpi di avvertimento israeliani hanno danneggiato un nostro veicolo. Per fortuna nessun ferito, ma la colonna è dovuta rientrare”. Lo ha riferito alla Camera durante il Question Time il ministro degli Esteri Antonio Tajani, annunciando che chiederà al “ministero degli Esteri di chiedere informazioni immediate all’ambasciatore di Israele in Italia su ciò che è accaduto e che ha portato al danneggiamento di un mezzo militare italiano”. E “per ribadire che i soldati italiani in Libano non si toccano. L’Idf non ha alcuna autorità per toccare i militari italiani”, ha sottolineato Tajani
17.10 Media: “L’Iran blocca di nuovo Hormuz a causa dei raid Idf sul Libano”
L’Iran ha nuovamente bloccato il passaggio delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz a causa degli attacchi israeliani in Libano. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Fars. “Contemporaneamente agli attacchi israeliani contro il Libano, il passaggio delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz è stato bloccato”, si legge
16.05 Raid israeliani su Beirut
Scene apocalittiche a Beirut, colpita da Israele con circa 160 bombe in 10 minuti. Quello messo a segno dall’Idf è “il più vasto attacco” dall’inizio dell’offensiva in Libano: presi di mira più di 100 centri di comando e siti militari di Hezbollah. Secondo la Croce Rossa, gli attacchi israeliani hanno causato oltre 300 morti e feriti.
I bombardamenti hanno colpito non solo Beirut, ma anche la valle della Bekaa e il sud del Libano, in particolare “centri di intelligence” di Hezbollah, “infrastrutture legate ai loro sistemi di controllo del fuoco e a capacità navali” nonché altre strutture appartenenti alla “Forza al-Radwan e all’Unità aerea 127”, considerate “unità d’élite” della milizia libanese.
14:47 – Hegseth: “Gli Usa resteranno nella regione per garantire l’apertura di Hormuz”
Gli Stati Uniti manterranno la loro presenza militare nell’area durante il cessate il fuoco con l’Iran. Lo ha dichiarato il segretario alla Difesa Pete Hegseth, spiegando che le forze americane “rimarranno nei paraggi” per monitorare la situazione.
Secondo Hegseth, il compito delle truppe sarà quello di garantire il rispetto della tregua, assicurando in particolare il passaggio sicuro delle navi nello stretto di Hormuz, punto strategico per il commercio energetico globale.
14:18 – Hegseth: “Trump ha fatto la storia, Iran smantellato in 38 giorni”
Il capo del Pentagono Pete Hegseth esalta l’operazione militare statunitense, sostenendo che Donald Trump “ha fatto la storia” dimostrando una determinazione senza precedenti.
Secondo Hegseth, l’operazione “Epic Fury” avrebbe “decimato” l’Iran: “In 38 giorni abbiamo smantellato il Paese, rendendolo incapace di difendere la sua popolazione. Abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi”.
13:56 – Trump: “Collaboreremo con l’Iran sul nucleare, niente arricchimento dell’uranio”
Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti collaboreranno con l’Iran per la gestione del programma nucleare, parlando di un possibile “cambiamento di regime” che potrebbe rivelarsi “molto produttivo”.
Il presidente ha aggiunto che non ci sarà arricchimento dell’uranio e che Washington, insieme a Teheran, lavorerà per rimuovere i residui delle operazioni militari, la cosiddetta “polvere nucleare”, sottolineando che la situazione resta sotto stretto monitoraggio satellitare.
12:34 – Iran: attaccata raffineria a Lavan dopo l’annuncio della tregua
La televisione di Stato iraniana riferisce che una raffineria di petrolio sull’isola di Lavan è stata colpita poche ore dopo l’annuncio del cessate il fuoco. Secondo quanto riportato, i vigili del fuoco sono intervenuti per domare le fiamme e al momento non risultano feriti. Non è stato indicato chi sia responsabile dell’attacco.

12:10 – Iran conferma la partecipazione ai negoziati in Pakistan
Teheran parteciperà ai negoziati in programma venerdì a Islamabad. La conferma è arrivata dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian durante un colloquio telefonico con il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif.
Secondo quanto riferito dal governo pakistano, i due leader hanno avuto una conversazione durata oltre 45 minuti, definita «cordiale», nel corso della quale Sharif ha espresso apprezzamento per la decisione iraniana di accettare il cessate il fuoco.
Pezeshkian ha a sua volta ringraziato Islamabad per il ruolo svolto nella mediazione, mentre entrambe le parti hanno concordato di mantenere contatti stretti in vista dell’avvio dei negoziati.

11:55 – Prime navi nello Stretto di Hormuz dopo la tregua
Riprende lentamente il traffico nello Stretto di Hormuz: due navi hanno attraversato il passaggio strategico, le prime dall’annuncio del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran.
Si tratta della cargo NJ Earth, di proprietà greca, transitata alle 10:44 (ora italiana), e della Daytona Beach, battente bandiera liberiana, passata già alle 8:59 dopo aver lasciato il porto iraniano di Bandar Abbas.
10:34 – Mosca: “Fallito l’approccio militare contro l’Iran, serve soluzione diplomatica”
La Russia rivendica il fallimento della strategia militare adottata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha parlato di una “schiacciante sconfitta” dell’approccio basato sull’attacco non provocato, ribadendo la posizione di Mosca secondo cui non esiste una soluzione militare alla crisi in Medio Oriente.
Intervenendo a Radio Sputnik, Zakharova ha sottolineato che la Russia ha sempre chiesto di fermare immediatamente l’escalation, indicando nella via politica e diplomatica l’unico percorso possibile per una soluzione stabile del conflitto.

10:25 – Israele ferma i raid in Iran ma prosegue le operazioni in Libano
Israele ha annunciato la sospensione delle operazioni militari in Iran, mantenendo però attiva la campagna contro Hezbollah in Libano. Secondo le Forze di Difesa Israeliane, l’ultimo attacco in territorio iraniano risale alle 3 del mattino, quando sono stati colpiti siti di lancio e infrastrutture missilistiche con l’obiettivo di ridurre la capacità offensiva di Teheran.
L’esercito ha precisato di restare in stato di massima allerta, pronto a reagire a eventuali violazioni del cessate il fuoco, mentre le operazioni contro Hezbollah continueranno senza interruzioni.
10:13 – Sanchez: “Nessun applauso a chi incendia il mondo e poi si presenta come salvatore”
Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha accolto con favore il cessate il fuoco, ma ha lanciato un duro monito sulle responsabilità politiche del conflitto. In un messaggio pubblicato su X, ha affermato che i cessate il fuoco sono sempre una buona notizia, soprattutto se portano a una pace duratura, ma non devono far dimenticare le conseguenze della guerra.
Sanchez ha criticato apertamente chi ha contribuito all’escalation, sostenendo che il suo governo non applaudirà chi prima alimenta il conflitto e poi si presenta come risolutore, ribadendo che la soluzione passa necessariamente attraverso diplomazia, diritto internazionale e stabilità.
10:01 – Von der Leyen: “La tregua era necessaria, ora avanti con negoziati per una soluzione duratura”
La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha accolto con favore il cessate il fuoco di due settimane concordato tra Stati Uniti e Iran, definendolo un passo importante per allentare tensioni considerate ormai critiche. Nel suo messaggio, ha sottolineato il ruolo della mediazione internazionale, ringraziando in particolare il Pakistan per il contributo diplomatico.
Von der Leyen ha poi ribadito che la tregua rappresenta solo un primo passo e che ora è essenziale proseguire con i negoziati per arrivare a una soluzione stabile e duratura del conflitto. L’Unione Europea, ha aggiunto, continuerà a coordinarsi con i partner internazionali per sostenere il percorso diplomatico.
09:03 – Trump: “Per gli Usa è una vittoria totale, pronti a tornare in guerra se l’accordo non regge”
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha definito l’intesa raggiunta una “vittoria totale” per Washington, sottolineando però che la situazione resta estremamente fragile. Il capo della Casa Bianca ha infatti avvertito che, nel caso in cui l’accordo non dovesse rivelarsi soddisfacente o rispettato, gli Stati Uniti sono pronti a tornare rapidamente al conflitto. Una dichiarazione che conferma come, nonostante i segnali di apertura, il rischio di una nuova escalation resti ancora concreto.

08:48 – Trump si infuria
Donald Trump annuncia la tregua di due settimane con l’Iran e poi si arrabbia subito per la nota diffusa da Teheran in seguito all’annuncio della tregua. “Il nemico, nella sua guerra ingiusta, illegale e criminale contro la nazione iraniana, ha subito una sconfitta innegabile, storica e schiacciante. Le nostre mani restano sul grilletto e, al minimo errore da parte del nemico, risponderemo con tutta la nostra forza. Ci congratuliamo con il popolo iraniano per questa vittoria e ribadiamo che, fino a quando non saranno definiti i dettagli finali della vittoria stessa, funzionari e popolo devono rimanere uniti e determinati”, il contenuto del comunicato che celebra la tregua come una vittoria ottenuta da Teheran contro un nemico sconfitto sul campo. Per Trump è un affronto totale.
Continua QUA: Tregua, Trump è già esploso: la furia del presidente Usa: “Tutto falso”
06:38 – Trump: “Età dell’oro del Medio Oriente”
Donald Trump affida a un messaggio sui social una visione ambiziosa e quasi paradossale rispetto alle ore precedenti: il Medio Oriente potrebbe entrare in una “Età dell’oro”. Il presidente americano lega questa prospettiva alla riapertura dello Stretto di Hormuz e alla possibilità che l’Iran avvii una fase di ricostruzione economica. Il cambio di tono è netto, ma appare anche come un tentativo di incorniciare politicamente la tregua, trasformandola in un successo strategico e non in una semplice pausa obbligata.

06:35 – Kallas in Arabia Saudita, l’Europa prova a entrare nel negoziato
Nel pieno della crisi, l’Unione europea si muove con un’iniziativa diplomatica diretta. Kaja Kallas è arrivata in Arabia Saudita per incontrare i principali attori regionali e discutere possibili vie d’uscita dal conflitto. Il messaggio che filtra è chiaro: la regione è stata trascinata in una guerra che non ha scelto, e ora serve un lavoro politico concreto per evitare una nuova escalation. L’obiettivo europeo è trasformare la tregua in un processo negoziale stabile.
06:33 – Gli Usa puntano su Hormuz: gestione e affari
Trump annuncia che gli Stati Uniti contribuiranno a gestire il traffico nello Stretto di Hormuz, destinato a intensificarsi dopo la riapertura. Il presidente insiste su un punto: oltre alla sicurezza, ci saranno opportunità economiche rilevanti. Il passaggio non è secondario, perché segnala come la dimensione commerciale e finanziaria stia già affiancando quella militare, con l’Iran che potrebbe sfruttare i flussi per finanziare la ricostruzione.
06:27 – Teheran, la piazza non si ferma: slogan e tensione interna
Nonostante l’accordo, nelle strade di Teheran esplode la protesta dei gruppi più radicali. I manifestanti filogovernativi gridano contro Stati Uniti e Israele, bruciano bandiere e rifiutano ogni ipotesi di compromesso. Gli organizzatori provano a contenere la situazione, ma la rabbia resta evidente. È il segnale più chiaro di quanto la tregua sia fragile anche sul piano interno, con una parte del Paese pronta a considerarla un cedimento.
06:06 – Il Giappone invita alla prudenza: “Serve un accordo definitivo”
Tokyo accoglie positivamente la sospensione delle ostilità, ma mette subito in chiaro che la priorità resta un’intesa duratura. Il governo giapponese sottolinea che solo la diplomazia potrà evitare una nuova escalation e si dice pronto a collaborare con la comunità internazionale. Una posizione equilibrata, che riflette la preoccupazione globale per la stabilità dei mercati energetici e della sicurezza regionale.
05:39 – L’Onu avverte: tregua da rispettare, ora la vera prova
Antonio Guterres invita tutte le parti a rispettare gli impegni presi e a lavorare per una pace reale. Il segretario generale delle Nazioni Unite sottolinea che il cessate il fuoco non è un punto di arrivo ma un passaggio delicato, che richiede responsabilità e rispetto del diritto internazionale. Il rischio, secondo l’Onu, è che senza un impegno concreto la tregua si trasformi in una semplice pausa prima di nuove violenze.
05:07 – Israele sostiene lo stop ma tiene fuori il Libano
Il governo israeliano conferma il proprio sostegno alla sospensione degli attacchi, ma pone condizioni precise. La riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine delle minacce restano centrali, mentre il Libano viene esplicitamente escluso dall’accordo. Una scelta che mantiene aperto un fronte e dimostra come la tregua sia parziale e legata a equilibri ancora instabili.
04:40 – Trump rivendica: “Vittoria totale”
Il presidente americano definisce l’intesa una vittoria completa per gli Stati Uniti, sostenendo che anche la questione dell’uranio iraniano sarà risolta. È una narrazione che punta a rafforzare la sua posizione interna e internazionale, ma che non cancella i dubbi sulla reale solidità dell’accordo e sulle concessioni fatte.
04:25 – Negli Usa scoppia lo scontro politico
La tregua non placa il dibattito interno americano. L’opposizione accusa Trump di aver minacciato scenari estremi e poi di aver ceduto su punti strategici come Hormuz. Secondo diversi esponenti, l’accordo rischia di rafforzare l’Iran invece di indebolirlo. Il confronto politico si accende proprio mentre la crisi entra in una fase nuova.
03:52 – Una via d’uscita senza soluzione
Le analisi convergono su un punto: è stata trovata una via d’uscita immediata, ma non sono stati risolti i nodi strutturali del conflitto. La strategia americana, basata su pressioni estreme e aperture improvvise, ha prodotto un risultato rapido ma incerto. La vera sfida inizia ora.
03:27 – Missili e feriti nel sud di Israele
Anche durante la tregua, la violenza non si ferma del tutto. Nel sud di Israele si registrano feriti dopo l’impatto di frammenti legati all’intercettazione di missili iraniani. Episodi che mostrano quanto la situazione resti instabile e pronta a degenerare.
03:04 – Il nodo dei pedaggi nello Stretto di Hormuz
Tra i punti più delicati dell’intesa emerge la possibilità che Iran e Oman introducano pedaggi per le navi in transito nello Stretto. Una scelta che trasformerebbe Hormuz in uno strumento economico diretto per Teheran, con conseguenze globali sui traffici energetici.
02:06 – Il Pakistan si accredita come mediatore chiave
Islamabad rivendica il ruolo centrale nella costruzione dell’accordo e sostiene che il cessate il fuoco debba valere in tutta la regione. Il Pakistan si conferma così come uno degli attori diplomatici più attivi nella crisi, capace di dialogare con entrambe le parti.
01:41 – Teheran conferma: Hormuz riaperto per due settimane
L’Iran ufficializza la riapertura dello Stretto di Hormuz per un periodo limitato, garantendo il transito sicuro delle navi. È il punto più concreto dell’accordo, quello che incide direttamente sugli equilibri economici globali.
01:28 – Stop agli attacchi americani
Le operazioni militari statunitensi vengono sospese in linea con l’intesa raggiunta. Un passaggio decisivo che segna la fine immediata delle azioni offensive, almeno temporaneamente.
01:17 – Venerdì il primo tavolo negoziale a Islamabad
Il prossimo passo sarà il confronto diretto tra le parti, previsto in Pakistan. L’obiettivo è trasformare la tregua in un accordo stabile, ma il percorso appare complesso e carico di incognite.
01:01 – Il petrolio crolla: mercati reagiscono subito
Le quotazioni del petrolio registrano un calo netto dopo l’annuncio della tregua. Un segnale della forte pressione che il conflitto esercitava sui mercati e della centralità di Hormuz negli equilibri energetici globali.
00:46 – La condizione chiave: riaprire Hormuz
Alla base dell’intesa c’è una condizione precisa: la riapertura completa e sicura dello Stretto di Hormuz. È questo il punto che ha permesso di fermare l’escalation, trasformando una notte di guerra in una tregua carica di incertezze.


