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Palermo, fermati due giovani tunisini per apologia di terrorismo

Pubblicato: 09/04/2026 15:26

L’ombra scura del radicalismo torna a allungarsi sulla Sicilia, svelando una rete di odio digitale pronta a esplodere. La Digos di Palermo, agendo sotto la stretta coordinazione dei magistrati della Dda, ha fatto scattare il fermo per due giovani di 19 e 22 anni, accusati di apologia di terrorismo. I due utilizzavano i propri profili social come veri e propri megafoni per inneggiare alla Jihad e al martirio religioso, diffondendo messaggi intrisi di violenza brutale. Tra i post intercettati dagli investigatori, spiccano minacce agghiaccianti: scrivevano apertamente di voler “mandare all’inferno” i miscredenti, promettendo di colpire duramente le “loro città sporche” e quelle che definivano le “loro sporcizie politeiste”. L’indagine, nata da un costante monitoraggio del web, ha portato alla luce un materiale documentale definito dagli inquirenti come sintomatico di un “elevato processo di radicalizzazione”.

Il video shock contro l’America e la propaganda via web

Tra i contenuti più inquietanti spicca un filmato che, sotto l’egida del vessillo dello Stato Islamico, mette in scena una violenza coreografata: un uomo in nero infierisce su prigionieri in tuta arancione, tra i quali compare l’immagine dell’attuale Presidente degli Stati Uniti. Il video è accompagnato da un monito sinistro: “Ascolta bene America e voi alleati dell’America sappiate questo, o crociati la situazione è più seria di quanto voi pensiate e più grande di quanto voi possiate immaginare”. Il testo prosegue celebrando un popolo che “considera la morte in battaglia una vittoria”, avvertendo che la lotta è contro soldati che “o vincono o muoiono provandoci”. Secondo i pubblici ministeri, tali condotte si inseriscono in un contesto internazionale di fortissime tensioni, dove il conflitto tra Israele e Palestina e le frizioni tra Usa e Iran aumentano il rischio di emulazione.

I magistrati sono stati categorici nel definire la pericolosità della rete: “Il web è diventato strumento di propaganda, di comunicazione, di addestramento, di apologia e istigazione ad azioni violente”. Si tratta di una minaccia fluida, capace di reclutamento su ampia scala grazie alla rapidità tecnologica. L’operazione non si è fermata ai due fermi principali: su richiesta della Procura per i minorenni, sono state eseguite perquisizioni anche a Marsala nei confronti di alcuni minorenni stranieri, sospettati di detenzione abusiva di armi da sparo. Questi ultimi, infatti, risultavano essere tra i contatti frequenti dei due giovani fermati a Palermo, suggerendo l’esistenza di un circuito di proselitismo che punta dritto alle fasce più giovani e vulnerabili.

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