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Unifil sotto attacco, Meloni rompe con Netanyahu: la rabbia per i colpi sui militari italiani

Pubblicato: 09/04/2026 07:38

Roma. La ricostruzione arrivata dai vertici militari accende la rabbia del governo e cambia il tono della crisi diplomatica con Israele. Secondo quanto riferito a Palazzo Chigi, il convoglio italiano della missione Unifil sarebbe stato colpito in modo diretto mentre era fermo, senza movimenti sospetti né condizioni operative che potessero giustificare un’azione ostile. Prima i colpi di avvertimento, poi quelli mirati contro i mezzi italiani, immobilizzati e quindi esposti. Un dettaglio che pesa più di ogni altro: il via libera allo spostamento era stato dato proprio dall’esercito israeliano, senza alcun contrordine successivo. È questo passaggio a trasformare un incidente in qualcosa di più grave, fino al sospetto di un atto deliberato.

Il racconto provoca una reazione immediata di Giorgia Meloni, che affida al ministro degli Esteri Antonio Tajani il compito di convocare l’ambasciatore israeliano alla Farnesina. Il confronto viene gestito dalla direttrice generale Cecilia Piccioni, ma il segnale politico è chiaro: Roma considera l’episodio inaccettabile. A rafforzare l’irritazione contribuisce un precedente recente, con un mezzo italiano fermato più volte dall’Idf nonostante autorizzazioni formali. Una sequenza che, nelle valutazioni interne, disegna un quadro di crescente tensione e di difficoltà operative per il contingente italiano in Libano.

La linea dura su Israele

È in questo contesto che maturano le parole più dure attribuite alla premier nei confronti di Benjamin Netanyahu. Il fastidio, riferiscono fonti di governo, ha superato la soglia diplomatica ordinaria. Il punto non è solo politico, ma anche operativo: mettere a rischio i militari italiani rappresenta una linea rossa. La posizione italiana si prepara così a diventare più esplicita anche in Parlamento, con richieste dirette a Israele di fermare gli attacchi indiscriminati e di rispettare gli sforzi del governo libanese nel contenimento di Hezbollah.

Allo stesso tempo, la gestione della crisi si intreccia con il contesto internazionale più ampio, segnato dalla tregua fragile tra Stati Uniti e Iran e dal rischio di una nuova escalation. Il discorso della premier, lavorato e riscritto più volte, riflette questa instabilità: dalle critiche inizialmente più dure alle posizioni più caute dopo l’accordo notturno, fino al nuovo irrigidimento seguito all’episodio Unifil. Una linea che cerca di tenere insieme fermezza e prudenza, senza rompere definitivamente gli equilibri.

Il rapporto con Trump e l’autonomia italiana

Sul fronte americano, Donald Trump resta un nodo politico delicato. Le opposizioni preparano l’attacco proprio su questo punto, sottolineando il rischio di un’eccessiva vicinanza alla Casa Bianca. Meloni, però, punta a rivendicare un profilo autonomo: sostegno all’unità transatlantica, ma rifiuto di azioni unilaterali fuori dal diritto internazionale. Un equilibrio difficile, che passa anche per esempi concreti citati dal governo, dalla gestione dei dazi al caso Sigonella.

Il risultato è una posizione più complessa di quanto appaia: da un lato la volontà di non rompere con gli alleati storici, dall’altro la necessità di marcare una distanza quando gli interessi italiani — e soprattutto la sicurezza dei militari — vengono messi in discussione. La crisi Unifil diventa così un banco di prova politico e strategico, in cui Roma prova a ridefinire il proprio spazio tra fedeltà occidentale e autonomia nazionale.

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