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“Adesso parlo io”. Avvelenate con la ricina, proprio lui rompe il silenzio

Pubblicato: 11/04/2026 08:43
Pietracatella, il caso della madre e della figlia: sospetto avvelenamento da ricina

A Pietracatella il caso che riguarda la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, continua a muoversi tra interrogativi e prese di posizione. Il sospetto al centro della vicenda è un possibile avvelenamento da ricina, ma al momento le certezze investigative non ci sono e il quadro resta frammentato.

Nel frattempo, mentre il dibattito pubblico cresce e ogni dettaglio diventa “notizia”, arriva una voce interna alla famiglia che sceglie di esporsi: il parente del padre (e cognato della donna) interviene e dice la sua. Un modo per riportare il focus su ciò che, oggi, conta davvero: fatti, atti e stato delle indagini.

Giallo di Pietracatella: cosa si sa oggi sull’inchiesta

Ricina: sostanza letale al centro del giallo di Pietracatella

Il fascicolo sul giallo di Pietracatella resta, allo stato attuale, contro ignoti. Secondo quanto si apprende da fonti investigative, non risultano persone iscritte nel registro degli indagati per la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute a seguito di un sospetto avvelenamento da ricina.

La precisazione arriva dopo indiscrezioni legate a un possibile cambio di posizione per Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime. A far circolare dubbi e letture diverse sarebbe stato, soprattutto, il recente cambio di difesa legale dell’uomo, già ascoltato nei giorni scorsi in Questura come persona informata sui fatti.

Giallo di Pietracatella: il cambio di avvocato e le voci

Tuttavia, come riporta Leggo, il cambio di avvocato non sarebbe collegato a sviluppi investigativi. La ragione sarebbe invece più “pratica” e legata a divergenze sulla gestione della strategia difensiva in questa fase delicata dell’inchiesta.

In altre parole: oggi non ci sono svolte ufficiali, né elementi che indichino un salto di scenario sul fronte giudiziario. Resta però una storia pesante, in cui ogni mossa — anche solo un avvicendamento tra legali — finisce per accendere l’attenzione.

“Adesso parlo io”: la difesa dei familiari in tv

Il fratello di Antonella Di Ielsi interviene sul caso in televisione

A prendere posizione è anche la famiglia delle vittime, che respinge con forza ogni ipotesi di coinvolgimento interno. Il fratello di Antonella Di Ielsi, intervenuto durante la trasmissione televisiva “Quarto Grado”, ha difeso apertamente il cognato.

«Mia nipote e mio cognato li conosco, cosa gli devo chiedere? Non farebbero mai del male, assolutamente». Parole nette, che si accompagnano a una richiesta chiara: «Prima di tutto voglio la verità, per mia sorella e mia nipote».

Tra ricostruzione e ipotesi: cosa contesta la famiglia

L’uomo ha raccontato di aver visto le due donne l’ultima volta «al pranzo della Vigilia» e di aver trovato la sorella «tranquilla e normale». Ha inoltre definito «sciocchezze» le ipotesi di dissidi familiari, escludendo con convinzione quella che viene definita la “pista familiare”: «È troppo strano. Per me non sta né in cielo né in terra una cosa del genere – ha concluso -. Magari (il veleno, ndr) non era diretto a loro, magari era diretto a me».

Nel racconto resta una sensazione di “tempesta” sospesa: il bisogno di risposte e, dall’altra parte, la cautela di un’inchiesta che non ha ancora messo un punto fermo.

La versione del nuovo legale: “nessuna modifica della posizione processuale”

A chiarire ulteriormente la situazione interviene anche il nuovo difensore di Gianni Di Vita, l’avvocato Vittorino Facciolla, che ha voluto precisare le ragioni della sua nomina. «In ordine alla mia nomina quale difensore di fiducia del signor Giovanni Di Vita, parte offesa nel procedimento penale a carico di ignoti, conseguente alla morte della propria moglie e della propria figlia, comunico che la stessa non è intervenuta in ragione di una modifica della sua posizione processuale».

Un passaggio chiave, che conferma come l’uomo resti formalmente parte offesa nel procedimento. Facciolla aggiunge: «L’esigenza che mi ha manifestato Giovanni, persona che conosco e che apprezzo molto, nasce dalla necessità di un avvicendamento tra i legali». E ancora: «Il mio assistito, che ringrazio per la fiducia, mi ha comunicato che nella mattinata odierna ha provveduto a formalizzare la revoca dell’incarico allo studio dell’avvocato Messere».

Il punto finale, per ora: un giallo ancora aperto

La sostanza, al momento, non cambia: non esistono svolte ufficiali nelle indagini e il giallo di Pietracatella resta aperto. Tra dichiarazioni pubbliche, ipotesi e puntualizzazioni legali, l’attenzione resta alta.

Il prossimo snodo è tutto negli accertamenti e negli sviluppi investigativi attesi: l’unico terreno, oggi, capace di trasformare ombre e sospetti in una verità verificabile.

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