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Il calvario di un medico italiano dopo l’incidente a Bali: cosa rischia Paolo, atroce!

Pubblicato: 11/04/2026 19:37

Doveva essere una vacanza, si è trasformata in un incubo lungo mesi. La storia di Simone Salvo, medico siciliano di 30 anni, è quella di un incidente grave avvenuto a Bali nell’estate 2024 e di un percorso sanitario e legale ancora aperto, tra interventi chirurgici, complicazioni e l’assenza di un risarcimento.

L’incidente e i soccorsi: “Mi hanno lasciato sull’asfalto”

Il 24 luglio 2024 Salvo si trova nei pressi della cascata di Nungnung, a Bali. Per spostarsi prenota un mototaxi tramite app, ma accetta di cancellare la corsa ufficiale per accordarsi direttamente con l’autista. Una scelta che si rivelerà decisiva.

Durante il tragitto, in un tratto con lavori in corso, il conducente effettua un sorpasso restando contromano per diversi metri. L’impatto con un camion è inevitabile. “Sono stato sbalzato a terra, la gamba destra era completamente aperta”, racconta. L’autista fugge subito dopo l’incidente.

I soccorsi tardano ad arrivare. Alcuni passanti filmano la scena senza intervenire, mentre un uomo riesce a prestare i primi aiuti, improvvisando un laccio emostatico. Trasportato in un primo centro sanitario, Salvo denuncia di non aver ricevuto cure adeguate né documentazione medica. Solo grazie all’intervento della polizia viene trasferito in un ospedale attrezzato.

Le condizioni cliniche: tra shock e rischio amputazione

Le condizioni sono subito critiche. Il medico italiano entra in shock emorragico, con valori di pressione molto bassi e lesioni multiple: fratture esposte a femore, tibia e rotula, danni ai legamenti, rottura del tendine del quadricipite e una lesione arteriosa.

Seguono trasfusioni, terapia del dolore e un primo intervento chirurgico d’urgenza. Nei giorni successivi emergono ulteriori complicazioni, tra cui il rischio di sepsi ed embolia polmonare. Dopo settimane di cure, riesce a rientrare in Italia il 12 agosto con un volo medicalizzato.

Nonostante sette interventi chirurgici, il rischio di amputazione resta concreto. In Italia viene operato prima all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna e poi tra Milano e Roma, dove affronta nuove complicazioni, tra cui una pseudoartrosi della tibia dovuta a infezione.

Il ritorno in Italia e la lunga riabilitazione

Il rientro segna l’inizio di un percorso ancora più lungo. Dopo un periodo di immobilità, la riabilitazione procede lentamente e con ricadute. Nuovi interventi si rendono necessari nei mesi successivi, mentre Salvo continua a convivere con le conseguenze fisiche e psicologiche dell’incidente.

Nonostante tutto, riesce a portare avanti anche il proprio percorso formativo: completa un master in giornalismo alla Luiss e svolge uno stage in redazione. Un ritorno alla normalità solo parziale, interrotto da nuove complicazioni cliniche.

Nessun risarcimento e il nodo del processo

A oltre un anno dall’incidente, il tema centrale resta quello del risarcimento, che non è mai arrivato. La piattaforma di mototaxi coinvolta attribuisce la responsabilità esclusivamente al conducente, mentre il camionista è fuggito.

Sul piano legale, il caso è ancora aperto in Indonesia. Per evitare l’archiviazione, Salvo dovrebbe tornare a Bali per partecipare alle fasi del procedimento, con costi e difficoltà evidenti viste le sue condizioni. L’alternativa, secondo il medico, potrebbe essere una gestione a distanza con il supporto delle istituzioni italiane.

Parallelamente, emerge una riflessione più ampia: l’assenza di strumenti di tutela per chi subisce incidenti gravi fuori dall’Unione europea. In Europa esistono fondi di garanzia per le vittime della strada, ma non per eventi analoghi in Paesi extra-Ue.

Una vicenda simbolo di un vuoto di tutela

La storia di Simone Salvo evidenzia non solo le criticità dei sistemi sanitari e assicurativi in contesti internazionali, ma anche il rischio legato a pratiche diffuse come gli accordi fuori piattaforma nei servizi di trasporto.

Oggi il medico continua a lottare per la propria salute e per ottenere giustizia. Una vicenda personale che solleva interrogativi più ampi su sicurezza, responsabilità e tutela dei cittadini italiani all’estero.

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