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Mamma e figlia avvelenate, la rivelazione del fratello cambia tutto

Pubblicato: 13/04/2026 11:13

Le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi, 51 anni, e della figlia Sara Di Vita, trovate senza vita nei giorni di Natale in provincia di Campobasso, vanno avanti senza sosta. Nelle ultime ore gli investigatori hanno intensificato gli accertamenti: in Questura, nel capoluogo molisano, sarebbero stati ascoltati almeno trenta testimoni per ricostruire con precisione ciò che è accaduto.

Tra le persone sentite ci sono amiche della ragazza, vicini di casa, conoscenti e diversi familiari. Tutti, secondo quanto emerge, potrebbero fornire elementi utili a chiarire i contorni di una vicenda che con il passare dei giorni appare sempre più complessa.

L’inchiesta e la svolta delle analisi

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Larino, ha preso una direzione diversa rispetto alle prime ipotesi. Subito dopo la tragedia si era pensato a una possibile intossicazione alimentare, ma gli esami del Centro antiveleni Maugeri di Pavia avrebbero cambiato radicalmente lo scenario.

Secondo quanto emerso, madre e figlia sarebbero state avvelenate: nel sangue di entrambe e nei capelli della donna sarebbero state rilevate tracce di ricina, una sostanza estremamente tossica e potenzialmente letale. Alla luce di questi risultati, i magistrati hanno aperto un fascicolo per duplice omicidio contro ignoti.

Indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita: sospetto avvelenamento da ricina

I pasti di Natale sotto la lente

Solo in una fase successiva, il possibile contesto del dramma sarebbe emerso con maggiore chiarezza. L’attenzione degli inquirenti si concentra su due momenti precisi: i pasti del 23 e del 24 dicembre, consumati nella casa di famiglia a Pietracatella, dove la polizia sarebbe tornata di recente per un nuovo sopralluogo.

Il primo pasto, secondo quanto ricostruito, si sarebbe svolto in un clima ristretto, con la presenza della madre, della figlia minore e del padre, Gianni Di Vita, mentre la figlia maggiore era assente. Diversa la situazione durante il cenone della Vigilia, quando nella stessa abitazione erano presenti circa quindici persone.

Famiglia ascoltata e nuovi sviluppi

Proprio la cerchia familiare è finita al centro dell’attività investigativa. Tra i testimoni ascoltati figurano infatti anche la figlia maggiore, Alice, unica a non aver accusato sintomi compatibili con un avvelenamento, e lo stesso padre.

La posizione dell’uomo ha attirato attenzione anche sul piano mediatico dopo che il suo legale, Arturo Messere, ha rinunciato all’incarico. Ora a rappresentarlo sarà l’avvocato Vittorino Facciolla, mentre gli inquirenti continuano a raccogliere elementi utili senza escludere alcuna pista.

Inchiesta a Campobasso sulla morte di madre e figlia: testimonianze e accertamenti

Le parole del fratello: “Voglio la verità”

A offrire uno spaccato più personale della vicenda è stato anche il fratello di Antonella, zio della giovane vittima, intervenuto pubblicamente per difendere la famiglia. “Non farebbero mai del male”. Ha dichiarato, respingendo ogni sospetto nei confronti dei suoi cari.

L’uomo ha poi aggiunto con fermezza: “Voglio la verità”, sottolineando il bisogno di fare piena luce su quanto accaduto. E, nelle sue parole, emerge anche scetticismo rispetto alla pista emersa dalle analisi: “Non mi sono mai accorto che le cose non andassero bene col marito”. Ha spiegato, aggiungendo di non essere convinto dell’ipotesi dell’avvelenamento: “Forse è una cosa di routine, però secondo me non c’entra nulla”, una posizione che evidenzia come, al di là degli accertamenti scientifici, per i familiari restino domande aperte a cui gli investigatori stanno cercando di dare una risposta.

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