
La svolta nelle indagini è arrivata dalle analisi tossicologiche. Nel sangue di Sara Di Vita, 15 anni, e della madre Antonella Di Ielsi è stata rilevata la presenza di ricina, una delle sostanze più tossiche conosciute. Negativi, invece, gli esami sul marito e padre delle due vittime, Gianni Di Vita.
Le indiscrezioni arrivano da fonti investigative impegnate nell’inchiesta sul giallo di Pietracatella, in Molise, dove madre e figlia sono morte a pochi giorni dal Natale dopo un rapido peggioramento delle loro condizioni di salute. In un primo momento si era parlato di intossicazione alimentare, ma con il passare delle settimane l’ipotesi di avvelenamento ha preso sempre più consistenza.
A breve il Centro Antiveleni di Pavia dovrebbe depositare la relazione ufficiale con tutti i risultati definitivi degli esami.
Nuovi interrogatori e piste investigative
Intanto proseguono gli interrogatori nella Questura di Campobasso, dove gli investigatori della Squadra Mobile stanno cercando di ricostruire gli ultimi giorni di vita delle due donne.
Nelle ultime ore sono state convocate almeno cinque nuove persone informate dei fatti, che si aggiungono alle oltre trenta già ascoltate nei giorni precedenti. Gli investigatori stanno seguendo diverse piste e alcune persone sarebbero sotto attenzione.
Anche Gianni Di Vita sarà nuovamente convocato per essere ascoltato come testimone.
La strategia della difesa
Nel frattempo il nuovo avvocato dell’uomo, Vittorino Facciolla, ha annunciato la nomina di un tossicologo di fiducia che affiancherà il medico legale Marco Di Paolo.
«Il mio cliente ha tutto l’interesse a far emergere ogni dettaglio», ha dichiarato il legale all’AdnKronos. «La domanda di fondo è semplice: si tratta davvero di ricina? Finora parliamo solo di indiscrezioni».
Secondo Facciolla sarà necessario attendere il parere scientifico completo prima di parlare con certezza di avvelenamento. «Se non fosse ricina – ha aggiunto – resterebbe comunque aperta l’ipotesi di un’altra sostanza tossica oppure quella iniziale della tossinfezione alimentare».
Il legale incontrerà nei prossimi giorni un esperto a Roma per valutare la documentazione scientifica.
Un mistero ancora aperto
La conferma definitiva della sostanza presente nel sangue delle vittime potrebbe rappresentare il passaggio decisivo dell’inchiesta. Solo allora gli investigatori potranno capire quando e come il veleno sia stato ingerito e se dietro la morte di madre e figlia ci sia effettivamente un duplice avvelenamento.


