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Cologno caput mundi: i Berlusconi comandano dal salotto di casa

Pubblicato: 15/04/2026 21:06

La convocazione da parte della Famiglia Berlusconi, più volte annunciata, rimandata, drammatizzata da retroscena e anticipazioni in perfetto stile telenovelas di Retequattro, ha, come asserito da uno dei volti storici sia di Mediaset che di Forza Italia, Paolo del Debbio, reso plastica la diminuitio di ruolo di Antonio Tajani, sia nel suo ruolo di coordinatore del partito che di governo. Intanto il luogo, Cologno Monzese, quartier generale dell’impero televisivo. Silvio Berlusconi faceva i vertici a casa sua, che era anche la casa fondativa del partito. I figli convocano il vicepremier italiano in azienda, rendendo plastica la dipendenza politica di quel partito dal colosso mediatico. Era cosi anche con Silvio, che però con il suo multiverso corpus faceva da filtro e cuscinetto a sfera. 

Questo richiamo, palese, non convenzionale, pubblico anche se i canoni imponevano riservatezza, all’obbedienza della casa madre fa riflettere. Intanto sul fatto che Tajani evidentemente si era autonomizzato in maniera eccessiva dal controllo della famiglia, detentrice non solo della simbologia, a meno che l’attuale coordinatore non voglia cambiare simbolo, come già fatto da Salvini, ma anche delle fideiussioni sui debiti del partito. Soprattutto gli è stato imposto un sostanziale stop sui congressi, che avrebbero dovuto consolidare la sua leadership, dopo il naturale ruolo di  portavoce del fondatore. Si possono fare solo dove c’è pace e unanimità, praticamente, forse, in Basilicata e Molise. È stato umiliato inoltre a casa sua, con la decapitazione del consuocero, Paolo Barelli, dall’importante ruolo politico di capogruppo alla Camera, ruolo sostanziale di portavoce politico. Ma il nodo principale è stato separare Forza Italia dal ruolo, percepito, subalterno di Tajani con la Meloni. Perché un’operazione di questa fatta è certamente preordinata ad una visione politica tendenzialmente divergente. Ma allora perché non si arriva al cambiamento del coordinatore? 

Perché la marcia parte da lontano e deve compiere dei passi, dei tempi che non possono essere accorciati. Non solo la Fiat, o l’Unicredit si è internazionalizzata. Lo ha fatto anche Mediaset, diventando europea, con pensiero teutonico, dopo l’acquisizione del colosso televisivo privato tedesco, che si aggiunge alle partecipate in Spagna e Francia. Mediaset oggi è una media company europea, l’unica in Europa continentale. L’Italia politica, per scelte e postura, ancora non definisce invece la sua collocazione europea. L’Europa da ormai oltre trent’anni ha un asse consolidato incentrato tra due grandi famiglie politiche europee, popolari e socialisti, che alternativamente e consociativamente

A questo si deve aggiungere che la vera svolta comincerà probabilmente a novembre, dopo le elezioni di midterm americane, termometro della politica mondiale. Se a Donald Trump non andranno bene la Meloni inevitabilmente si indebolirà, essendo Trump, sostanzialmente, la sua unica sponda. E a questo punto si capirà veramente dove gli eredi di Silvio Berlusconi, dopo tanti velati messaggi, vorranno portare il partito espressione in Italia dei popolari europei. Il ministro Tajani che da traghettatore pensava di farsi non diciamo re, ma granduca, dovrà negli stop an go dei prossimi mesi soffrire e cambiare atteggiamento, oppure ammutinarsi e consegnarsi mani e piedi a Giorgia Meloni. La quale attende, con sospetto, le mosse della ormai rivale Marina. La differenza era che lei ha il cerino in mano di una situazione internazionale caotica e di una condizione economica in recessione, l’altra no. Può con calma melliflua muovere le pedine, le percezioni,  i retroscena della comunicazione. Al tempo debito, forse tra un anno, se la Meloni non vuole rischiare il voto in ottobre, farà la sua vera mossa programmatica. Oggi Marina Berlusconi, in questo come suo padre, ma con stile diverso, ha fatto capire chi comanda.

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