
La vicenda che arriva da Borgomanero, in provincia di Novara, delinea un quadro di profonda sofferenza e di violenze sistematiche consumate tra le mura domestiche ai danni di un soggetto estremamente fragile. Al centro della cronaca c’è la figura di un neonato di soli sette mesi, la cui esistenza è stata segnata sin dalle prime settimane di vita da traumi fisici incompatibili con una crescita serena o con la normale dinamica di incidenti domestici. La tragedia si è compiuta nel novembre del 2024, quando il piccolo è deceduto a causa di una gravissima insufficienza respiratoria acuta. Gli accertamenti medici condotti successivamente hanno permesso di ricostruire una realtà agghiacciante, fatta di maltrattamenti reiterati che hanno trasformato la brevissima vita della vittima in un calvario di percosse e costrizioni fisiche, culminato in lesioni fatali che hanno poi portato le autorità a indagare sulla condotta dei familiari più stretti.
La cattura internazionale dei responsabili
Dopo un lungo periodo di latitanza e indagini serrate, la svolta è arrivata con l’arresto dei genitori del bambino, una giovane coppia di ventotto e ventisette anni. I due sono stati rintracciati e fermati in Svizzera grazie a una complessa operazione di cooperazione internazionale che ha visto impegnati i carabinieri del nucleo investigativo di Novara insieme agli agenti dell’Interpol. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal giudice per le indagini preliminari Niccolò Bencini, è stata eseguita oltre il confine italiano poiché i due si erano resi irreperibili da tempo. La magistratura ha contestato loro il reato di maltrattamenti in famiglia pluriaggravati, dai quali è derivata come conseguenza non voluta la morte del figlio. Attualmente sono in corso le procedure formali per ottenere l’estradizione dei due indagati, affinché possano affrontare il processo davanti alla giustizia italiana.
Gli esiti drammatici dell’autopsia
Il lavoro dei medici legali è stato fondamentale per smontare le tesi difensive e le giustificazioni fornite inizialmente dalla coppia. L’esame autoptico ha rivelato che il neonato era stato sottoposto a reiterati traumi contusivi al capo e a una violenta compressione del torace e della colonna vertebrale proprio nei giorni che hanno preceduto il decesso. Queste lesioni sono state giudicate del tutto incompatibili con cause naturali o accidentali, indicando invece una chiara natura dolosa riconducibile all’intervento di terzi. Il referto parla esplicitamente di condotte violente che hanno causato il collasso del sistema respiratorio del bambino. Oltre alle lesioni fatali, gli esperti hanno riscontrato segni di traumi precedenti, confermando che il piccolo viveva in un ambiente caratterizzato da una pericolosa e costante aggressività fisica.
I precedenti segnali di allarme
La storia clinica del bambino mostrava già in precedenza segni evidenti di pericolo che, purtroppo, non avevano portato a un intervento risolutivo prima della tragedia finale. Nell’aprile del 2024, quando il neonato aveva appena un mese di vita, era stato ricoverato per oltre venti giorni presso l’ospedale di Borgomanero a causa di diffuse ecchimosi e di una frattura scomposta della clavicola. In quell’occasione, i genitori avevano fornito spiegazioni vaghe e discordanti tra loro, che gli inquirenti hanno poi ritenuto del tutto inattendibili alla luce delle perizie tecniche. Già allora era evidente che il bambino subisse lesioni traumatiche di natura contusiva, tanto che agli atti dell’inchiesta figurano anche le accuse di lesioni personali pluriaggravate per questi specifici episodi documentati nei mesi precedenti la morte.
La fuga e la sottrazione della minore
Un ulteriore elemento che ha aggravato la posizione dei due indagati riguarda la gestione della loro prima figlia, una bambina di soli quattro anni. Nel luglio del 2025, mentre le indagini sulla morte del fratellino procedevano, la coppia aveva deciso di abbandonare la propria residenza e fuggire all’estero portando con sé la piccola. Per questo motivo, nell’ordinanza di custodia viene contestato anche il reato di sottrazione di minore. Il Tribunale del Riesame di Torino ha rigettato i ricorsi presentati dagli avvocati difensori, confermando integralmente la necessità della misura cautelare in carcere a causa dell’alto rischio di fuga e della spiccata pericolosità sociale dimostrata dai due soggetti durante tutto il periodo successivo al decesso del figlio neonato.


