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Claudia Conte, adesso interviene anche il governo: cosa succede

Pubblicato: 17/04/2026 14:37
Claudia Conte in una foto pubblicata durante il caso che coinvolge il ministro Piantedosi

Il caso mediatico riguardante la giornalista e conduttrice Claudia Conte è approdato nelle aule parlamentari attraverso un atto di sindacato ispettivo che ha costretto il governo a fare chiarezza su due punti centrali della sua carriera recente e dei suoi rapporti con le istituzioni: il titolo di studio effettivamente conseguito e la natura economica delle sue collaborazioni con il Viminale. La vicenda nasce da un’interpellanza presentata dal deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, il quale chiedeva delucidazioni in merito alle qualifiche accademiche della professionista e ai presunti compensi ricevuti per la partecipazione a eventi istituzionali legati alla polizia di Stato.

La formazione universitaria tra Luiss e Pegaso

La risposta ufficiale dell’esecutivo è stata affidata alla sottosegretaria ai rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano, che ha esposto in modo analitico i risultati degli accertamenti condotti presso le istituzioni universitarie coinvolte. Contrariamente a quanto emerso in alcune narrazioni circolate precedentemente, Claudia Conte non ha conseguito la laurea presso la Luiss Guido Carli. I dati confermano che la giornalista si è regolarmente immatricolata nell’anno accademico 2011-2012 al corso di laurea magistrale a ciclo unico in giurisprudenza presso il prestigioso ateneo romano, frequentandolo per circa cinque anni. Tuttavia, nonostante il superamento di diversi esami di profitto, il percorso alla Luiss si è concluso formalmente il 5 aprile 2016 con una rinuncia agli studi. Questo passaggio è stato necessario per permettere il trasferimento della carriera accademica verso un altro istituto, identificato nell’Università Telematica Pegaso.

Presso l’ateneo telematico, la Conte ha proseguito gli studi nello stesso ambito disciplinare, completando gli esami mancanti e arrivando alla discussione della tesi finale. Il governo ha dunque certificato che nell’anno 2017 la dottoressa ha ottenuto legalmente il titolo di laurea magistrale in giurisprudenza. La puntualizzazione si è resa necessaria per diradare i dubbi sulla validità del percorso formativo della professionista, spesso finita al centro di polemiche per via del suo vecchio curriculum da attrice e della sua rapida ascesa nel mondo dell’informazione istituzionale. La sottosegretaria Siracusano ha voluto sottolineare che il titolo è stato regolarmente conseguito e che le discrepanze emerse riguardavano solo l’indicazione dell’università in cui era avvenuto il tocco di laurea definitivo.

Gli incarichi presso la scuola di polizia

Un altro aspetto cruciale dell’interpellanza riguardava il ruolo di Claudia Conte all’interno di eventi organizzati dalle forze dell’ordine e dal Ministero dell’Interno. La rappresentante del governo ha confermato che la giornalista è stata invitata a partecipare a quattro iniziative formative presso la Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia. Tali impegni, inseriti nel piano di studi per i funzionari tra il 2023 e il 2025, hanno visto la Conte operare principalmente come moderatrice in tavole rotonde o come autrice di un volume dedicato al tema del disagio giovanile. Il governo ha tenuto a precisare che per questo genere di interventi non sussiste alcun obbligo legale di possedere una laurea, trattandosi di prestazioni di natura professionale legate alla competenza giornalistica o alla produzione letteraria.

La questione dei compensi non ancora erogati

Il punto più sorprendente della replica governativa riguarda però l’aspetto economico di queste collaborazioni. Nonostante gli incarichi siano stati effettivamente svolti, la sottosegretaria ha rivelato che le prestazioni in questione non sono state liquidate. La ragione di questo blocco amministrativo non risiede in una contestazione del lavoro svolto, bensì nell’incompletezza documentale da parte dell’interessata. Claudia Conte non avrebbe infatti ancora inviato tutti i documenti necessari richiesti dagli uffici amministrativi per procedere al pagamento dei compensi. Questo dettaglio sposta l’attenzione dalla legittimità politica dell’incarico a una mera questione di burocrazia contabile, smentendo al contempo le accuse di favoritismi economici immediati o di pagamenti irregolari erogati dal ministero guidato da Matteo Piantedosi.

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