
Un nome, una famiglia famosa, e poi quel dettaglio che spezza il fiato: Achille, in ospedale. Nel podcast One more time di Luca Casadei, Billy Costacurta ha messo da parte l’ex difensore imperturbabile e ha aperto la porta su una storia privata fatta di paura, sensi di colpa e giorni che non si dimenticano.
Per anni il pubblico lo ha visto come un simbolo di equilibrio. Ma dietro l’immagine “solida” del calcio italiano, l’ex campione ha raccontato una sofferenza familiare che ha attraversato la sua vita e quella di Martina Colombari, fino a diventare un vero e proprio dramma.
Dal racconto di una vita alla ferita più profonda
L’intervista segue la struttura tipica del podcast: l’infanzia, il rapporto con i genitori, i passaggi decisivi della carriera e dell’identità personale. Costacurta ripercorre successi, emozioni e peso delle esperienze vissute dentro e fuori dal campo.
Poi, quasi senza avvertire, il tono cambia. Parlando della relazione con Martina Colombari, il racconto scivola verso ciò che più ha segnato la loro esistenza: le difficoltà del figlio Achille Costacurta e il lungo percorso, faticoso e pieno di scosse.
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I primi segnali e la ricerca di aiuto
Nel ricordo del padre, i segnali del disagio arrivano presto. Da bambino Achille appare molto vivace, difficile da contenere, incapace di stare fermo a scuola e spesso fuori dagli equilibri del gruppo.
La famiglia prova a cercare risposte: psicologi, specialisti, tentativi di capire cosa stesse accadendo. Ma, racconta Costacurta, non arriva subito una soluzione. Anzi: tra diagnosi sbagliate e terapie inefficaci, la situazione finisce per peggiorare.
Lo shock dell’adolescenza e la svolta della diagnosi
Il momento in cui tutto assume un altro peso arriva nell’adolescenza. Costacurta racconta che a 13 anni, dopo una punizione della madre (il telefono sequestrato), Achille si allontana da casa per due giorni e mezzo senza dare notizie.
È lì che la famiglia comprende la gravità: “Lì abbiamo capito che avevamo a che fare con un osso duro, che potevano sorgere dei grandi problemi”, confessa nel podcast. Solo molto più tardi, quattro anni fa, arriva la diagnosi di Adhd, grazie a una dottoressa che riesce ad aiutare davvero la famiglia a rimettere insieme i pezzi.
Imparare a comunicare: il lavoro dei genitori
Da quel momento, anche i genitori devono imparare un linguaggio nuovo. Costacurta spiega che lui e Martina Colombari partecipano a corsi specifici: l’obiettivo non è solo capire il disturbo, ma trovare finalmente un modo efficace per parlare con il figlio.
“Ci servivano soprattutto per comunicare con lui, era quella la parte fondamentale, perché non eravamo stati capaci di farlo nel modo giusto”.

“Dolcezza e esplosioni”: il ritratto di Achille
Nelle parole dell’ex calciatore emerge un’immagine doppia, complessa: un ragazzo capace di momenti sereni e di improvvise crisi. “Quando Achille non aveva le sue crisi era proprio il figlio di Martina: un ragazzo educato, con la voglia di ridere e scherzare. Ma bastavano un gesto o una parola sbagliata per accenderlo, cose che ci hanno portato a prendere dei provvedimenti che non avremmo mai voluto prendere”.
Ed è qui che il racconto si fa sempre più duro, con quel senso di tensione che resta addosso: basta poco, racconta, perché tutto precipiti. E per una famiglia, anche “il poco” può diventare enorme.
I ricoveri, la droga, il tentato suicidio e il tso
Nella parte finale dell’intervista arriva la confessione più dolorosa. Costacurta parla dei ricoveri del figlio, dell’adolescenza segnata dalle droghe, del tentato suicidio e del dolore di una famiglia che si confronta con il Tso.

“Io lo ricordo come il momento più brutto della mia vita, il momento in cui ho lasciato Achille all’ospedale per un TSO. Gli hanno fatto una puntura per calmarlo perché sembrava indiavolato. Sono stati momenti che ci hanno costretto veramente a tirar fuori delle energie pazzesche. Ogni tanto dicevo a Martina: ‘Marti, non ce la faccio, perdonami, ma non riesco a entrare in ospedale e vederlo là‘. Lei ogni giorno entrava nei momenti più difficili, io non riuscivo a vedere mio figlio: Martina mi ha dimostrato di avere una forza incredibile”.
Una testimonianza senza filtri, tra impotenza e resistenza
Quello emerso nel podcast non è solo il racconto di una crisi. È il ritratto di una famiglia travolta da qualcosa di più grande, che però prova a non spezzarsi. Costacurta non nasconde l’impotenza, gli errori, la fatica, la fragilità dei giorni peggiori.
Eppure, tra le righe, resta anche un messaggio netto: davanti a un dolore estremo, l’unico modo per non crollare è restare uniti. La sua scelta di raccontare senza filtri non mette in scena solo il crollo, ma la tenacia necessaria per continuare a esserci, quando tutto sembra andare in pezzi.


