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Guerra in Iran, nessuna posizione certa sulla tregua. Teheran: “Trump mente, nessuna giovane condannata”

Pubblicato: 22/04/2026 06:35

La crisi tra Stati Uniti e Iran resta sospesa tra diplomazia e rischio escalation. Donald Trump proroga la tregua ma alza i toni, mentre a Teheran si moltiplicano le contraddizioni tra falchi e pragmatisti. Il nodo resta quello del nucleare e dello Stretto di Hormuz, mentre i Pasdaran minacciano direttamente le infrastrutture energetiche del Golfo. Le Nazioni Unite invitano alla de-escalation, ma sul terreno si accumulano tensioni. Il rinvio del viaggio del vicepresidente Vance segnala un negoziato ancora fragile, mentre l’ombra della guerra resta concreta.

22.47 – Teheran: “Da Trump notizie false, nessuna giovane era stata condannata a morte”
La magistratura iraniana ha dichiarato che le affermazioni del presidente Donald Trump, secondo cui l’Iran avrebbe annullato le esecuzioni di otto donne, si basavano su notizie false, aggiungendo che nessuna delle donne era effettivamente condannata a morte. Lo scrive Iran International. “Nessuna di queste donne era in attesa di esecuzione, quindi la loro condanna non poteva essere revocata”, ha affermato la magistratura in un comunicato. Ha accusato Trump di “cercare di fabbricare successi a partire da notizie false”

17.15 – Media Iran: “Teheran non ha ancora una posizione sulla tregua”
Teheran non ha finora preso una posizione ufficiale sull’estensione della tregua annunciata da Donald Trump. Lo rende noto l’agenzia iraniana Tasnim. L’Iran, si legge, sta esaminando vari aspetti della decisione del presidente Usa.

14.00 Axios: “Da Trump 3-5 giorni all’Iran per una proposta”
Donald Trump sta concedendo alle fazioni in conflitto in Iran un breve arco di tempo, “altri tre-cinque giorni di cessate il fuoco”, per unirsi di fronte a una proposta coerente. Lo riporta Axios citando alcune fonti americane, secondo le quali la tregua non è tempo indeterminato. I negoziatori di Trump ritengono che un accordo sia ancora raggiungibile, ma temono di non avere nessuno in Iran che abbia l’autorità di dire sì. “Abbiamo riscontrato una frattura assoluta all’interno dell’Iran fra i negoziatori e i militari, con nessuna delle due parti che ha accesso alla Guida Suprema, che non risponde”, ha riferito un funzionario ad Axios.

12.50 Colpita anche una terza nave
Una terza nave da carico è stata attaccata mentre tentava di attraversare lo Stretto di Hormuz, secondo quanto riferito dalla società di intelligence marittima Vanguard a BBC Verify. La nave, la MSC Francesca battente bandiera panamense, è stata presa di mira a circa sei miglia nautiche al largo delle coste dell’Iran mentre si dirigeva verso sud, uscendo dallo Stretto per entrare nel Golfo di Oman. La MSC Francesca è una portacontainer gestita dalla Mediterranean Shipping Company S.r.l., con sede a Sorrento, in Italia. Sebbene la nave stessa sia registrata a Panama e di proprietà della Kangiles Seas Corporation SA, essa opera sotto l’egida del Gruppo MSC.

12.30 Pasdaran, sequestrate le 2 navi colpite a Hormuz
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno sequestrato le due imbarcazioni precedentemente colpite da armi da fuoco nello Stretto di Hormuz. Secondo l’agenzia di stampa Tasnim, ripresa da Sky News Uk, le due navi erano “non conformi” e sono state identificate come la nave portacontainer Msc Francesca e la Epaminondas. Le due nave ha aggiunto che sono state “scortati fino alla costa iraniana”. Tasnim ha inoltre affermato che le navi avevano “messo in pericolo la sicurezza marittima operando senza i permessi necessari e manomettendo i sistemi di navigazione”.

08:01 Iran: colpita una portacontainer nello stretto di Hormuz
L’Iran ha applicato “la legge marittima a una nave portacontainer che ha ignorato gli avvertimenti”. Così Tasnim, l’agenzia di stampa iraniana affiliata ai Pasdaran, ha riportato la notizia di un attacco da parte di una motovedetta dei Guardiani della rivoluzione a un mercantile che si trovava nello Stretto a una trentina di km dall’Oman. “Le forze armate iraniane hanno aperto il fuoco contro una nave portacontainer dopo che questa aveva ignorato ripetuti avvertimenti, causando danni significativi all’imbarcazione”, ha aggiunto Tasnim. L’Agenzia britannica per le operazioni marittime (Ukmto), riportando la segnalazione del cargo, ha sostenuto che non ci sia stata comunicazione via radio con la motovedetta dei Pasdaran.

06:09 – Trump insiste su Hormuz e minaccia escalation
Donald Trump torna a spingere sul punto più sensibile dell’intera crisi, lo Stretto di Hormuz, trasformandolo ancora una volta nel centro dello scontro politico e strategico con l’Iran. In un lungo intervento sui social, il presidente americano sostiene che Teheran non abbia alcun reale interesse a chiudere lo stretto, perché da quel passaggio dipende una parte fondamentale delle sue entrate economiche, stimando perdite quotidiane fino a 500 milioni di dollari in caso di blocco totale. Secondo Trump, le minacce iraniane sarebbero quindi solo una mossa per “salvare la faccia” dopo la pressione militare americana. Allo stesso tempo, però, il presidente alza il livello dello scontro, affermando che una riapertura completa senza condizioni renderebbe impossibile qualsiasi accordo e lasciando intendere che, in assenza di concessioni, gli Stati Uniti potrebbero tornare a colpire duramente. Una linea che tiene insieme pressione e negoziato, ma che rende la tregua estremamente fragile.

04:48 – Wall Street Journal: Trump frena sulla guerra
Dietro la retorica aggressiva della Casa Bianca, emergono però segnali di prudenza. Secondo quanto ricostruito dal Wall Street Journal, nelle ultime ore Donald Trump avrebbe mostrato un atteggiamento molto più cauto rispetto alla possibilità di riaprire il conflitto. Durante le riunioni con i suoi consiglieri, sarebbe emerso con chiarezza che il fronte iraniano è tutt’altro che compatto: accanto alla linea dura dei Pasdaran, esisterebbe una componente più pragmatica, disponibile a trattare. Questo elemento starebbe inducendo Trump a prendere tempo, mantenendo la pressione ma evitando una nuova escalation immediata. Anche il fattore interno pesa: la prospettiva di una guerra lunga resta poco popolare tra gli americani. Da qui la scelta di prorogare il cessate il fuoco e attendere una proposta concreta da Teheran prima di decidere se riaprire le ostilità o puntare davvero sulla via diplomatica.

04:45 – Obiettivi energetici nel Golfo nel mirino iraniano
Il rischio, però, è che un eventuale ritorno alla guerra allarghi immediatamente il fronte. Secondo le indicazioni arrivate dai vertici militari iraniani, i Pasdaran starebbero ridefinendo la lista dei possibili obiettivi, spostando l’attenzione dalle basi militari statunitensi alle infrastrutture energetiche della regione. Nel mirino finiscono alcuni dei principali hub petroliferi e del gas del Medio Oriente: dagli impianti degli Emirati Arabi Uniti alle gigantesche strutture dell’Arabia Saudita, fino ai giacimenti del Kuwait e ai complessi industriali del Qatar. Una strategia che, se attuata, trasformerebbe il conflitto in una crisi globale dell’energia, con effetti immediati sui mercati internazionali e sulla stabilità economica mondiale. Il messaggio iraniano è chiaro: qualsiasi guerra non resterà confinata, ma colpirà il cuore economico della regione.

04:18 – Pasdaran minacciano i Paesi del Golfo
Le Guardie della Rivoluzione rafforzano ulteriormente questa linea, lanciando un avvertimento diretto ai Paesi del Golfo. Il generale Seyyed Majid Mousavi ha dichiarato che, se gli Stati della regione continueranno a permettere agli Stati Uniti di utilizzare il loro territorio per operazioni contro l’Iran, dovranno prepararsi a conseguenze pesantissime. Il riferimento è esplicito: la produzione petrolifera, definita la “linfa vitale” delle economie locali, diventerebbe il primo bersaglio. È un cambio di paradigma significativo, perché amplia il conflitto potenziale a tutti gli attori regionali, trasformando una crisi bilaterale in una minaccia sistemica per l’intero Golfo. Le parole dei Pasdaran non sono solo propaganda, ma un segnale strategico che punta a isolare Washington e a dissuadere eventuali alleati.

02:23 – L’Onu invita alla de-escalation
In questo contesto sempre più instabile, le Nazioni Unite cercano di mantenere aperto uno spazio per la diplomazia. Il segretario generale Antonio Guterres ha accolto con favore la decisione di Donald Trump di estendere il cessate il fuoco, definendola un passo importante verso la de-escalation. Tuttavia, il messaggio dell’Onu è anche un monito: senza un impegno concreto da entrambe le parti, la tregua rischia di restare solo una pausa temporanea. Guterres ha invitato Washington e Teheran a evitare azioni provocatorie e a sfruttare il momento per costruire fiducia reciproca, sottolineando come il rischio di incidenti resti elevato, soprattutto nelle aree marittime più sensibili. Una posizione che fotografa bene la fragilità dell’equilibrio attuale.

02:01 – Trump attacca il Wall Street Journal
La tensione si riflette anche sul piano politico interno americano. Donald Trump ha reagito con durezza a un editoriale del Wall Street Journal che lo descriveva come indebolito nei confronti dell’Iran. In un lungo sfogo, il presidente ha respinto le accuse, rivendicando i risultati militari ottenuti e attaccando direttamente autore ed editore. Trump ha elencato le operazioni che, a suo dire, avrebbero ridotto drasticamente la capacità militare iraniana, insistendo sul fatto che nessuno a Teheran lo consideri debole. L’attacco mediatico rivela però un punto sensibile: la gestione della crisi iraniana è diventata anche una battaglia di percezione, in cui la credibilità del presidente gioca un ruolo decisivo tanto quanto le mosse sul campo.

00:50 – Ghalibaf corregge i falchi iraniani
Sul fronte iraniano, le divisioni interne diventano sempre più evidenti. Dopo le dichiarazioni aggressive di alcuni consiglieri, che avevano definito la tregua una trappola, il presidente del Parlamento Mohammad Ghalibaf è intervenuto per chiarire la posizione ufficiale. Le parole più dure, ha spiegato, rappresentano opinioni personali e non la linea del negoziato. È un segnale importante, perché indica la presenza di una componente istituzionale più prudente, disposta a mantenere aperto il dialogo con gli Stati Uniti. Tuttavia, il fatto stesso che queste voci contrastanti emergano pubblicamente mostra quanto il sistema iraniano sia attraversato da tensioni profonde, che rendono ogni negoziato più complesso.

00:48 – Teheran accusa gli Usa di pirateria
A complicare ulteriormente il quadro arriva la denuncia formale presentata dall’Iran alle Nazioni Unite contro gli Stati Uniti, accusati di aver attaccato una nave mercantile nel Mar d’Oman. Secondo Teheran, si tratterebbe di un atto di pirateria e di una grave violazione del diritto internazionale, con conseguenze potenzialmente destabilizzanti per la sicurezza delle rotte marittime. L’episodio, se confermato, rappresenterebbe un ulteriore elemento di tensione in un contesto già segnato da incidenti e provocazioni reciproche. Anche per questo, la fiducia tra le parti resta estremamente bassa.

00:21 – No ai negoziati su nucleare e missili
Sul piano negoziale, la posizione iraniana resta rigida. Teheran ha ribadito che non intende discutere le proprie capacità nucleari e missilistiche, considerate elementi non negoziabili della sicurezza nazionale. Anche in caso di allentamento del blocco su Hormuz, il regime non sembra disposto a cedere su questi punti. La linea ufficiale parla di “negoziati dignitosi”, ma il messaggio è chiaro: l’Iran è disposto a trattare solo su questioni limitate, escludendo i temi centrali per Washington. Un nodo che rende estremamente difficile immaginare un accordo rapido.

00:19 – Tregua estesa, ma senza accordo
La proroga del cessate il fuoco, alla fine, appare come una pausa tattica più che un vero passo verso la pace. Gli Stati Uniti attendono una proposta concreta da parte iraniana, mentre Teheran continua a muoversi tra aperture e minacce. Le opzioni restano due: proseguire in uno stallo che logora entrambe le economie, oppure trovare una soluzione temporanea che permetta di riaprire i negoziati. Nel frattempo, il rischio di incidenti resta elevato, soprattutto nelle acque del Golfo. La guerra, per ora, è sospesa. Ma non è affatto finita.

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Ultimo Aggiornamento: 22/04/2026 22:51

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