
Il 25 aprile torna al centro del dibattito pubblico italiano, tra celebrazioni ufficiali e nuove polemiche politiche. A oltre ottant’anni dalla Liberazione, la ricorrenza continua a dividere, riaccendendo il confronto su memoria storica, identità nazionale e significato della Resistenza.
A far discutere è stata l’intervista rilasciata dal generale Roberto Vannacci all’agenzia Adnkronos, nella quale il leader di Futuro Nazionale ha messo in discussione l’attuale narrazione della Festa della Liberazione, invocando una rilettura più ampia e inclusiva.
“Vorrei una riconciliazione vera, capace di onorare tutti i caduti”, ha dichiarato Vannacci, sottolineando come, a suo avviso, sia necessario superare le contrapposizioni tra partigiani e repubblichini perché “erano tutti figli della stessa nazione”.

Una posizione che si traduce anche in una scelta personale: il generale ha annunciato che non parteciperà alle celebrazioni del 25 aprile. “Festeggio San Marco… se si riferiva alla Festa della Liberazione, no, non la festeggerò”, ha affermato, segnando una distanza netta dalle commemorazioni istituzionali.
Nel corso dell’intervista, Vannacci ha criticato apertamente i simboli e i rituali della giornata: “Non mi riconosco nelle bandiere rosse, in ‘bella ciao’, né nell’arroganza di chi continua a marcare la distanza tra due schieramenti”. Parole che hanno alimentato una nuova polemica politica.
Il generale ha poi indicato le condizioni per una possibile adesione futura alla ricorrenza: “La festeggerei se si facesse davvero pace con la storia… se fosse un momento in cui tutti gli italiani si sentono uniti”. Un passaggio che punta a ridefinire il significato stesso della giornata.
A stretto giro è arrivato, senza riferimenti diretti ma con un chiaro valore istituzionale, l’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Dal Quirinale, il Capo dello Stato ha ribadito il ruolo fondante della Liberazione nella storia italiana.
“La lotta di Liberazione è una delle pagine fondanti della nostra storia repubblicana”, ha sottolineato Mattarella, evidenziando come i valori di libertà, giustizia e democrazia siano “scolpiti nella Costituzione” e rappresentino il cuore della convivenza civile.
Un messaggio che suona anche come una risposta indiretta alle posizioni espresse da Vannacci. Il presidente ha infatti richiamato la necessità di custodire e difendere quei valori, rifiutando ogni forma di sopraffazione e ogni deriva totalitaria, “qualunque sia la matrice ideologica”.
Nel suo intervento, Mattarella ha inoltre allargato lo sguardo al contesto internazionale, segnato da guerre e tensioni: “In molte parti del mondo… la dignità umana viene calpestata”. Un richiamo forte all’importanza di libertà e pace, beni mai definitivamente acquisiti.
Così, mentre il Paese si prepara alle celebrazioni del 25 aprile, il confronto tra visioni diverse resta aperto. Da un lato la richiesta di una memoria condivisa, dall’altro la difesa dei valori fondanti della Repubblica: un equilibrio complesso che continua a definire il senso più profondo della Festa della Liberazione.


